La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

Luglio - Settembre 2026 n. 03 - Anno 117 Pag 89-96 Il Mondo in Camera La sfida del Sistema Italia

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Giangi Cretti Direttore gcretti@ccis.ch La Rivista Editoriale talia, dunque, non è soltanto ciò che esportiamo, ma anche la rete di relazioni che costruiamo attorno a ciò che esportiamo. Per questo il Sistema Italia deve essere qualcosa di più della somma delle attività di promozione commerciale. Deve mettere in relazione imprese, istituzioni, territori, cultura, formazione, lingua e comunità italiane nel mondo. Non certo per trasformare ogni italiano all’estero in un ambasciatore commerciale, ma per riconoscere che cultura, identità e relazioni contribuiscono a creare fiducia — e che la fiducia è una componente essenziale di ogni rapporto internazionale. Dentro questo scenario (strutturalmente?) si colloca, per ragioni storiche ma anche di dinamica sociale, una risorsa che potremmo valorizzare molto di più: gli italiani all’estero e le comunità italiane nel mondo. La loro (nostra?) presenza non è soltanto un fenomeno storico o demografico. È una rete potenziale di relazioni, competenze e conoscenza dei mercati. Milioni di persone vivono contemporaneamente una relazione con l’Italia e con il Paese nel quale risiedono: possono quindi rappresentare un ponte naturale tra culture, economie e territori. Questa rete non dovrebbe essere semplicemente considerata destinataria delle politiche di promozione dell’Italia, ma per quello che in realtà è: una protagonista della sua proiezione internazionale. Gli italiani all’estero possono contribuire, come hanno sempre fatto, non solo a far conoscere prodotti e imprese, ma anche a mettere a disposizione relazioni professionali, competenze linguistiche e culturali e una conoscenza diretta dei contesti locali. La pluralità delle comunità italiane nel mondo non è una debolezza: è una risorsa. Il Sistema Italia potrebbe (dovrebbe?) riconoscerla come una vera infrastruttura relazionale fuori dai confini, capace di generare opportunità economiche, culturali e professionali. Accanto alle persone c’è un altro elemento, celebrato a parole ma generalmente negletto nei fatti, che merita di essere considerato al di là della sua dimensione culturale: la lingua italiana. L’italiano non è solo uno strumento di comunicazione. In settori come moda, design, gastronomia, arte, musica, architettura e turismo, è parte dell’esperienza che l’Italia offre al mondo. Molte parole italiane sono entrate nel linguaggio internazionale e contribuiscono a evocare un universo di significati che va oltre la loro traduzione. La lingua può quindi rafforzare l’autenticità e la riconoscibilità del Made in Italy. Imparare l’italiano, studiare in Italia o avvicinarsi alla nostra cultura può diventare anche un modo per entrare più profondamente in relazione con il Paese e con ciò che produce. Promozione linguistica, culturale ed economica non sono la stessa cosa, ma possono rafforzarsi reciprocamente all’interno di una strategia più ampia di presenza internazionale. La sfida è raccontare un’Italia capace di tenere insieme tradizione e innovazione, cultura e tecnologia, artigianato e industria, territorio e globalizzazione. Consapevoli però che non basta raccontare ciò che l’Italia è stata. Occorre raccontare ciò che è oggi e ciò che può diventare domani. Un Paese che comunica soltanto la propria storia rischia di trasformare l’identità in nostalgia. Un Paese che usa la propria storia come base per raccontare innovazione, futuro e capacità competitiva può invece trasformarla in un vantaggio strategico. Ne deriva che la promozione internazionale debba essere naturalmente moderna, va da sé digitale e capace di misurare i risultati. Ma soprattutto deve essere integrata. Capace di connettere internazionalizzazione, diplomazia economica, capitale umano, valorizzazione dei territori, attrazione degli investimenti, cultura, formazione e promozione delle imprese. Nel mercato globale non basta poter disporre di eccellenze. Dirimente è la capacità di renderle riconoscibili, di farle comprendere e di costruire attorno ad esse relazioni durature. In fondo, la sfida del Sistema Italia è proprio questa: non inventare una nuova identità, ma fare in modo che il mondo possa conoscere, comprendere e apprezzare pienamente quella che già possediamo. Di prim’acchito, parrebbe un paradosso. Abbiamo uno dei marchi-paese più riconoscibili al mondo, ma non sempre riusciamo convertirlo in termini di reputazione e di forza organizzata sui mercati internazionali. Il nome Italia evoca (pur sempre?) un patrimonio difficilmente replicabile: qualità, creatività, design, cultura, bellezza, manifattura e capacità di innovare senza recidere il legame con la tradizione. Il Made in Italy è il risultato di decenni di lavoro e di una sedimentazione di valori che ha pochi equivalenti. Ma la reputazione, per un Paese, come per un’impresa, non vive di rendita: va alimentata, aggiornata, protetta e tradotta in valore. La competizione internazionale, infatti, non si gioca più soltanto sulla qualità o sul prezzo. Sempre più contano riconoscibilità, capacità di raccontarsi e raccontare, affidabilità, conoscenza dei mercati e costruzione di relazioni durature. Ed è proprio qui che, per il nostro Paese, si delinea una delle principali sfide: possedere un patrimonio straordinario di imprese, territori, distretti, competenze e filiere, ma non sempre riuscire a presentarsi come un sistema. Fare Sistema non significa uniformare realtà diverse, ma metterle in relazione. Significa coordinare competenze, informazioni e strumenti, rafforzando la capacità delle singole eccellenze di beneficiare di una forza propulsiva comune. La questione, quindi, non è soltanto quanto siamo capaci di esportare, ma come l’Italia si presenta al mondo. È qui che reputazione nazionale e competitività economica si incontrano. Ogni prodotto italiano che entra in un mercato estero porta con sé valori e percezioni. Ma anche ogni studente che impara la nostra lingua, ogni professionista italiano che opera all’estero e ogni comunità che mantiene vivo il legame con l’Italia contribuisce a definire la reputazione del Paese. Il patrimonio internazionale dell’I-

SOMMARIO 30 1 Editoriale 5 Italiche Le stime ufficiali per il secondo trimestre del 2026 diffuse in settembre confermano la ripresa dell’Europa 9 Elvetiche La mite Confederazione è dura quando si tratta di fondamentali 13 Europee Interrogativi sullo stato dell’Unione 16 Novità in Gazzetta Ufficiale 19 Angolo Legale Revisione della LRD e nuovi obblighi antiriciclaggio per i consulenti 22 Verso le elezioni dei Comites 2026: cosa sapere per votare 26 Primo Piano ICE, cento anni nel mondo:una storia italiana fatta di imprese, mercati e futuro Regia Nave Italia: patriottismo, propaganda e nuovi mercati In Copertina Sfera grande di Arnaldo Pomodoro. La scultura in bronzo è esposta davanti alla sede del Ministero degli Affari Esteri a Roma, ed è dedicata agli italiani che “onorano la Patria nel mondo'' 50 Zurigo in Italiano 34 La cultura non è un costo: in Italia genera 115,8 miliardi di euro 38 Comunicazione interculturale d’impresa Quando la vicinanza crea distanza:l’importanza di decodificare stereotipi e unconscious bias in contesti multiculturali 44 Elefante invisibile La reciprocità: collante relazionale, talora a doppio taglio… 47 La lingua batte dove… I superpoteri 54 Alla scoperta dei tesori di La Biennale di Venezia 61. Esposizione Internazionale d’Arte: In Minor Keys di Koyo Kouoh 60 Visioni The Only True Protest is Beauty alla Fondazione di Dries Van Noten a Palazzo Pisani Moretta 63 Visioni del Tempo Custodire l’ultimo istante ccis.ch/la-rivista L’incontro: Samuele Porsia direttore Agenzia Ice – Berna “Creare opportunità per le imprese italiane e rafforzare il posizionamento economico del Paese all’estero” La Rivista · Luglio - Settembre 2026 2

Editore - Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Direttore - Giangi CRETTI Art Director - Marco DE STEFANO Collaboratori C. BIANCHI PORRO, V. CESARI LUSSO, M. CIPOLLONE, D. COSENTINO, L. D’ALESSANDRO, R. DE ROSA, N.FIGUNDIO, G.SORGE, M. FORMENTI, P. FUSO, T. GAUDIMONTE, T. GATANI, R. LETTIERI, F.MACRÌ, V. PANSA, CARMELA MASECCHIA SCHÖPF, N.TANZI, L.TERLIZZI Redazione Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Dolderstrasse 62 - 8032 Zurigo Tel. +41(0)44 289 23 23 www.ccis.ch /la-rivista larivista@ccis.ch Pubblicità Marco DE STEFANO Dolderstrasse 62 - 8032 Zurigo Tel. 0041(0)44 2892319 E-mail: mdestefano@ccis.ch Abbonamento annuo Chf. 40.- Estero: 50 euro Gratuito per i soci CCIS Le opinioni espresse negli articoli non impegnano la CCIS. La riproduzione degli articoli è consentita con la citazione della fonte. Periodico iscritto all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana). Aderente alla FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all’Estero) Appare 4 volte l’anno. Stampa e confezione Nastro & Nastro srl 21010 Germignaga (Va) - Italy Tel. +39 0332 531463 www.nastroenastro.it 68 Tele-visioni La SSR cambia per restare vicina al suo pubblico 70 Note Italiane 72 Intervista con Alessandro Pasquazzi, musicista e produttore "Le parole sono limitate, la musica non lo è" 75 La Dieta Rivista La transizione “verde” nel piatto 79 Vendemmia 2026 in Italia: un’annata precoce, tra qualità, caldo e incognita delle rese 84 L’Italia in tavola Lo stivale dell’olio la Valle d’Aosta 89 Il mondo in Camera • Basilicata-Svizzera: siglato l'asse del business a Potenza • L’innovazione sarda protagonista a Zurigo • Industrial Forum Italo Svizzero: a Lugano l’industria traccia il futuro • Aerospazio e sistemi autonomi: la Liguria rafforza l'asse tecnologico con il Canton Ticino 79 Vendemmia 2026 in Italia La Rivista · Luglio - Settembre 2026 3

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La Rivista Italiche Le stime ufficiali per il secondo trimestre del 2026 diffuse in settembre confermano la ripresa dell’Europa di Corrado Bianchi Porro zione che soffre il prolungarsi delle incertezze derivanti dalla geopolitica secondo i dati forniti recentemente da Banca d’Italia. l'Italia si conferma il quarto esportatore mondiale, dopo il sorpasso sul Giappone avvenuto nel 2025. Il problema ovviamente rimane quello del debito pubblico arrivato al 138,6% del Pil. Dare continuità alla crescita Al recente Forum Ambrosetti, sul fronte monetario e valutario, i tassi di interesse a 3 mesi nell'Eurozona sono previsti stabili intorno al 2,55%-2,58% nel 2026, per poi scendere gradualmente nel 2027, con un cambio Euro/ Dollaro previsto in lieve rialzo verso quota 1,19. In questo intricato scacchiere globale, l'Italia mostra segnali di notevole resilienza, pur tra mille cautele. Il mercato del lavoro, d’altra parte, si conferma un baluardo di stabilità: l'indice sulle prospettive occupazionali a sei mesi ha registrato un forte rimbalzo, passando da 18,6 di giugno a 34,8 a settembre, dimostrando che, pur nella cautela, le imprese italiane continuano a pianificare nuove assunzioni. Entrando nel dettaglio dei partecipanti, in genere rappresentanti e consulenti della media e grossa industria, il 44,7% degli intervistati dichiara che la propria azienda sta Mentre nel secondo trimestre dell’anno gli Stati Uniti son cresciuti solo dello 0,4%, il Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Eurozona certifica un progresso dello 0,6% (0,7% per l’Europa) con un progresso dell’occupazione dello 0,1%mentre quello dell’Italia potrebbe arrivare all’1% per fine anno, secondo quanto riferito a Cernobbio dal ministro dell’Economia, Giorgetti. Tutto questo rappresenta un ottimo risultato pensando ai riflessi immediati che le economie del Vecchio Continente soffrono a motivo del conflitto in atto da quattro anni tra la Russia e l’Ucraina ed al relativo balzo dei prezzi di petrolio, gas e materie prime esacerbato dai conflitti in Medio Oriente con conseguente paralisi dei trasporti che ostacolano lo sviluppo commerciale globale. L’Italia si conferma un’ottima piattaforma per le attività di esportazione, considerata la stabilità politica raggiunta, mentre il clima politico si è invece complicato in Spagna, Francia e Germania a motivo degli esiti e previsioni elettorali per il prossimo anno. Anche il clima industriale si conferma in positivo, nonostante il recente aumento dei tassi d’interesse da parte della BCE per contrastare un’inflaLa Rivista · Luglio - Settembre 2026 5

performando "meglio" rispetto ai concorrenti, cui si aggiunge un 14,9% che segnala un "molto meglio". Il 27,7% indica un risultato "in linea" col 2025, mentre il 10,6% esprime un giudizio negativo indicando una performance "peggiore". Con la conclusione del PNRR, ha commentato Renato Mazzoncini, AD del gruppo A2A, la sfida per l'Italia è dare continuità alla crescita. E una delle leve principali è certamente la capacità di investimento del settore Energy & Utility: sicurezza energetica, decarbonizzazione, infrastrutture, economia circolare. Grazie alle rinnovabili le imprese potrebbero cumulare risparmi per circa 80 miliardi al 2050. Il rafforzamento dell'economia circolare, ad esempio, consentirebbe di azzerare il conferimento in discarica dei rifiuti urbani e di ridurre i costi di smaltimento per oltre 500 milioni di Euro nel 2050. L’impatto dell’economia circolare Secondo Enrico Letta l’economia circolare rappresenta oggi una delle dimensioni nelle quali si misura più chiaramente la capacità dell’Europa di adattare il proprio Mercato Unico alle trasformazioni dell’economia globale. Certo – aggiunge Nicola Pedde dell’Università di Roma Tre - la sicurezza economica e industriale dell’Europa non può quindi più essere concettualmente separata dalla sicurezza delle rotte commerciali globali e dalla capacità del continente di ridurre le dipendenze critiche. Secondo Ignazio Capuano, Presidente di CONAI, cambia anche il modo di considerare la filiera del riciclo col valore generato dalla trasformazione delle risorse. L'intelligenza artificiale è poi considerata la frontiera scientifica destinata ad avere l'impatto più trasformativo nel prossimo futuro. Lo sostiene oltre la metà della platea di manager e imprenditori (il 52,1%) riuniti a Cernobbio. Subito dopo l’AI si posizionano le biotecnologie/scienze della vita con il 18,8% delle preferenze. Interrogati su quale settore sarà maggiormente stravolto dall'AI nei prossimi anni, i partecipanti indicano prima di tutto la salute con il 26,9% dei voti, seguita a breve distanza dalle istituzioni finanziarie (25%) e dall'industria manifatturiera (21,2%). L'istruzione raccoglie il 7,7% delle preferenze e la Pubblica Amministrazione il 5,8%, Un altro aspetto molto citato anche da Lucio Caracciolo nel suo intervento all’Università della Svizzera Italiana, è il fatto che l’Italia pur immersa nel mare con le sue coste per oltre 7000 chilometri, non è riuscita a diventare una vera piattaforma logistica per corrispondere alla sua vocazione all’export. In realtà, il problema dell’economia del mare è molto più ampio di quello strumentale posto dal direttore di Limes, che ovviamente riguarda in particolare i rapporti stretti tra il porto di Genova e la linea verso la Svizzera e i mercati del Centro Europa. Riguarda, più in generale la non esatta comprensione del fenomeno turistico e culturale dell’Italia stessa., in una prospettiva più razionale e lungimirante. Il dinamismo del fenomeno turismo Il fenomeno “turismo”, secondo un recente rapporto dell’Ocse, è ancora interpretato come un semplice corollario, mentre invece è una delle colonne portanti e interessanti dell’aprirsi delle culture. Vi è un dinamismo e una domanda che è caratteristica della società moderna evoluta in numerosi paesi Ocse che è capace anche di dissipare molti pregiudizi del passato nella conoscenza reciproca. Anche dopo il fenomeno del Covid che ne ha coartato lo sviluppo, il dinamismo della domanda ha poi fatto premio, si è riorganizzato il settore con evoluzioni tecnologiche, demografiche e ambientali che influiscono sulla vita di tutti, compresi chi opera nelle imprese o lavora nell’agricoltura. Imprese alberghiere piccole e grandi e destinazioni, cui non rimangono estranei piccola località, rinforzano così competitività e resilienza. Cambia ormai anche la maniera di vivere il turismo puntando sull’apertura, l’accoglienza, le strategie per età, i dispositivi per distribuirne i benefici sul territorio con carattere strategico, trasversale e culturale che lo impregna e che educa a gestire i flussi per governarne nella stagionalità la redditività finale e gli investimenti. La Rivista · Luglio - Settembre 2026 6

La Rivista Italiche il guadagno di efficacia di questi flussi snellendo l’organizzazione, l’accoglienza, i servigi, eludendo gli scioperi che si concentrano in periodi sensibili coordinando le politiche amministrative. Le cifre: in Italia il settore del turismo pesa il 5,5%. In Svizzera quasi il 3%, mentre i valori più elevati si trovano il Islanda e Messico con l’8,5% del Pil, di fronte a una media Ocse del 4%. Per l’impiego nel ramo, la Svizzera è al 4%, l’Italia all’8,3%. Rispetto ad una media OCSE del 19,3% nei servizi all’export, l’Islanda al 64% dei servizi e l’Australia al 65%. Di certo l’espansione del turismo aiuta poi meglio anche i residenti per gli investimenti correlati nelle infrastrutture, nei servizi pubblici, diversifica l’economia e promuove lo sviluppo regionale per le località più apprezzate. I redditi che derivano dal turismo nel mondo valgono oggi circa 1.900 miliardi di dollari. È un fenomeno sociale, culturale, storico, economico di prim’ordine, poggiando sul turismo interno, quello internazionale legato alla libera circolazione delle persone limitandone – per quanto possibile – il fenomeno deteriore del “mordi e fuggi” con scarse o nulle ricadute sul territorio, ma poggiando l’accento sulla reciproca conoscenza ed apprezzamento. Bisogna tener conto di spese, ristoranti, serate di spettacoli, parcheggi, aeroporti, agenzie di viaggio, musei, servizi culturali, sportivi, religiosi, viaggi d’affari, amicizie, cure mediche, biglietti, crociere, veicoli, equipaggi, specialità culinarie dei singoli Paesi, collegamenti per cambiare dal lev bulgaro, alla corona danese, al dinaro serbo o alla lira egiziana fino al won coreano o al rand sudafricano. Nei Paesi Ocse gli arrivi nel 2024 sono stati 819,5 milioni di persone, con un impatto medio sul Pil del 4% e del 6,3% per l’impiego. Nel 2025 l’incremento è stato del 3,4% e se vi è stata una frenata di arrivi e partenze nel Paesi del Golfo, altri ne hanno beneficiato. La stessa Intelligenza Artificiale può molto incrementare La Rivista · Luglio - Settembre 2026 7

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La Svizzera è resiliente in campo economico anche grazie alla linea contro l’inflazione e al rigore sul versante dei conti pubblici La mite Confederazione è dura quando si tratta di fondamentali di Lino Terlizzi Segreteria di Stato dell’economia (SECO) il 17 settembre scorso, indicano che la crescita economica svizzera (al netto degli eventi sportivi) dovrebbe essere dell’1,7% per l’intero 2026. Nel 2025 è stata dell’1,8%, ma quest’anno la situazione internazionale non è migliorata, anzi è per alcuni aspetti peggiorata. E d’altro canto questa nuova previsione di crescita per il 2026 è nettamente più alta della precedente, pubblicata in giugno, che era dello 0,9%. Per il 2027 gli esperti hanno confermato in settembre la previsione di un 1,6%, che con i tempi che corrono pure non è male. Il quasi raddoppio della stima di aumento del PIL nel 2026 si basa anche e soprattutto su un secondo trimestre dell’anno di crescita robusta, pari all’1,5% sul trimestre precedente e al 2,3% sul secondo trimestre del 2025. Essendo questa forte crescita trimestrale riconducibile per quasi la metà all’industria chimico-farmaceutica, con l’accompagnamento di un marcato aumento dell’export, la SECO mette in guardia sulle possibili oscillazioni e prevede per il secondo semestre dati non più così alti. Ma resta la buona previsione complessiva per il 2026. Per inquadrare meglio, vale la pena guardare anche alle cifre delle crescite previste dagli esperti della Confederazione per alcune importanti aree economiche nel mondo. Nel 2026 gli Stati Uniti dovrebbero creQuando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. La frase, nata nel mondo dello sport, si è diffusa nel tempo anche in altri ambiti. Qui la prendiamo a prestito per dire che la Svizzera, al di là della sua riconosciuta mitezza, confortata dalla neutralità sul piano esterno e dal federalismo sul piano interno, è lecitamente dura su alcuni fondamentali dell’economia, come la lotta all’inflazione e il rigore nei conti pubblici. In una fase storica come l’attuale, molto complicata a livello internazionale sia sul versante geopolitico sia su quello economico, la ragionata durezza elvetica su alcuni elementi di fondo emerge ancor più chiaramente, insieme ai risultati positivi che questa dà, nei limiti del possibile. Siamo in una fase che nel mondo non sarà certo ricordata come di facile espansione economica e d’altronde la Svizzera, avendo già da tempo raggiunto un elevato Prodotto interno lordo (PIL) pro capite, anche in fasi migliori non potrebbe puntare su enormi ritmi di ulteriore crescita. Ciò detto, la durezza sui fondamentali, mantenuta nel tempo, sta consentendo ancora una volta al Paese una buona resilienza economica. Il quadro della crescita Le previsioni del gruppo di esperti della Confederazione, rese note dalla La Rivista Elvetiche La Rivista · Luglio - Settembre 2026 9

scere del 2,2%, l’Eurozona dello 0,9% e la sola Germania dell’1,1%, il Regno Unito pure dell’1,1%, il Giappone dello 0,7%, i Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) nel complesso del 4,6% e la sola Cina del 4,4%. Come si vede, nell’ambito dei Paesi più sviluppati la Svizzera con il suo 1,7% è in una posizione interessante, in pratica a metà strada tra gli USA e le due maggiori economie europee. Naturalmente le previsioni sono formulate sulla base di dati e fatti disponibili sino a settembre. Le tensioni geopolitiche, le guerre (in particolare quella tra USA-Israele e Iran e quella tra Ucraina e Russia), i dazi americani e i freni agli scambi economici, sono tutti fattori che pesano nello scenario internazionale. La crescita economica mondiale registra un rallentamento e al tempo stesso però una resilienza di gran parte delle economie, più o meno marcata a seconda dei casi. Se i fattori negativi che frenano la crescita mondiale rimarranno o si aggraveranno, chiaramente il rallentamento economico resterà o si accentuerà. Se questi fattori, geopolitici ed economici, invece si attenueranno, altrettanto chiaramente la crescita globale potrà avere un miglior passo, con benefici anche per molte singole economie. È semplice, forse banale, ma vale la pena di ricordarlo, perché il PIL mondiale stava salendo a ritmi migliori prima che subentrassero i grandi fattori di freno. L’andamento dei prezzi Tornando al caso specifico della Svizzera, è interessante vedere alcuni dei principali elementi che le stanno consentendo un grado di resilienza economica superiore a quello di molti altri Paesi sviluppati. Uno, come si diceva all’inizio, è una coriacea linea anti inflazione, per contenere l’aumento dei prezzi. È una linea che la Svizzera ha condiviso lungamente con la Germania e altri Paesi del Nord Europa, ma che in anni recenti ha saputo e potuto mantenere più di questi ultimi, che hanno dovuto fare mediazioni dentro l’Eurozona e l’Unione europea. La SECO prevede per la Svizzera un’inflazione media annua dello 0,6% sia per quest’anno sia per il prossimo. È più dello 0,2% registrato nel 2025, ma è un livello ancora molto basso. Ricordiamo che molte previsioni di istituzioni economiche e centri di ricerca indicano per quest’anno un’inflazione media annua superiore al 3% per gli Stati Uniti e per il Regno Unito e tra il 2,5% e il 3% per l’Eurozona. La Confederazione è nettamente dentro la fascia-obiettivo della Banca nazionale svizzera (BNS), che è 0%-2%. Gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Eurozona non sono riusciti sin qui a scendere alla soglia-obiettivo delle rispettive banche centrali, che è il 2%. Gli Stati Uniti, in particolare, sono sopra il 2% dal marzo del 2021, dunque hanno un problema tutt’altro che secondario per quel che riguarda il rincaro, a maggior ragione se si guarda all’effetto combinato della pressione sui prezzi a livello internazionale (vedi petrolio e gas, alimentari, metalli industriali e altro) e dei dazi voluti dall’Amministrazione Trump. La moneta forte Un’inflazione bassa limita l’erosione del potere d’acquisto e contribuisce quindi a sostenere i consumi. E dà più certezze anche agli investimenti, perché fornisce un quadro più stabile e permette di tenere bassi anche i tassi di interesse, con un costo del denaro meno oneroso per chi vuole investire. L’inflazione bassa, dunque, favorisce la crescita economica nel lungo termine. La politica monetaria della BNS, da sempre particolarmente attenta al contenimento dell’inflazione, è un elemento chiave da questo punto di vista. Ma quando si parla di bassa inflazione si va inevitabilmente anche sul versante della forza del franco. La valuta elvetica, sostenuta dall’affidabilità del Sistema Paese, non è mai debole, o è forte o è troppo forte. Quando è troppo forte crea alcuni ostacoli in più alle esportazioni Diversamente da quanto accade in altri Paesi, la Confederazione riesce a tenere bassa l’inflazione dentro la fascia-obiettivo 0%-2% della Banca nazionale La Rivista · Luglio - Settembre 2026 10

La Rivista Elvetiche La diversificazione A tutto ciò occorre aggiungere un altro tra gli elementi principali che contribuiscono alla buona resilienza economica della Svizzera, quello della diversificazione. Si tratta per la precisione di una doppia diversificazione: delle attività e dei mercati di sbocco. Pur essendo un Paese di dimensioni non grandi, la Confederazione ha attività economiche molto articolate, ampie e diversificate appunto. La Svizzera non è presente solo in alcuni settori, è presente in molti settori, differenti tra loro. Nell’economia elvetica c’è una gamma ampia, fatta di industria, commerci, finanza. E la regola della diversificazione vale anche per i mercati verso cui si esporta e da cui si importa. L’Unione europea resta il partner commerciale principale della Svizzera, ma nel tempo è cresciuto non poco anche il peso delle altre aree economiche, in particolare del Nord America e dell’Asia. Al di là delle oscillazioni legate alle diverse fasi economiche e alla più o meno accentuata forza del franco, le esportazioni elvetiche viaggiano da lungo tempo a livelli elevati. Il surplus commerciale della Svizzera, dato da un export superiore all’import, naturalmente varia nella cifra a seconda delle situazioni, ma c’è ed è diventato in sostanza un fatto strutturale. Si dice sempre che la Svizzera non è un’isola, che dunque anche qui non tutto può andare bene. Anche alle latitudini elvetiche ci sono problemi e sfide, ciò è vero e ovvio al tempo stesso. Ma dati e fatti mostrano, in particolare in una fase molto complicata come l’attuale, che alcuni elementi chiave del Paese continuano a funzionare. elvetiche, che diventano più care, ma accentua il vantaggio per le importazioni, che diventano meno care. E un import meno caro è un contributo importante al contenimento dell’inflazione. Di qui l’azione della BNS, che da un lato cerca di frenare il franco (con tassi molto bassi e acquisti di valute estere) per favorire l’export, e dall’altro cerca di non disperdere il vantaggio sull’import (in questo favorita dagli investitori che richiedono il franco come porto sicuro e lo mantengono forte). La BNS non sempre riesce a frenare il franco, ma nonostante la forza di questo l’export svizzero ha saputo nel complesso difendersi, puntando in gran parte su beni e servizi di qualità. Il debito basso Un altro elemento chiave è il rigore elvetico nei conti pubblici. Secondo le previsioni della primavera scorsa del Fondo monetario internazionale (FMI), la Svizzera avrà quest’anno un rapporto debito pubblico/PIL pari al 38,5%. Il Giappone è previsto al 204,4%, gli Stati Uniti al 125,8%, la Cina al 106,9%, il Regno Unito al 103,6%, l’Eurozona all’87,8% (con l’Italia al 138,8%, la Francia al 118,4%, la Germania al 64,6%). Per la Svizzera l’FMI prevede anche un avanzo (entrate pubbliche superiori alle uscite pubbliche) pari allo 0,2% del PIL; prevede invece al contrario un deficit pubblico (uscite superiori alle entrate) del 7,5% per gli Stati Uniti, del 3,9% per il Regno Unito, del 3,3% per l’Eurozona. I deficit vanno chiaramente ad aggravare i debiti. Tenere a livelli bassi il debito pubblico significa agire sulla base di un maggior equilibrio, o minor disequilibrio, tra uscite ed entrate pubbliche. Quando il debito rimane a lungo a livelli elevati, si verifica in sostanza una destinazione impropria di risorse economiche, perché le somme ingenti che vanno a coprire gli interessi da pagare non possono essere indirizzate direttamente verso la crescita economica, come potrebbe e dovrebbe essere. Nel lungo termine un indebitamento basso, con oneri contenuti, non frena la crescita economica, al contrario la favorisce rendendola più solida nel tempo, come il caso della Svizzera conferma. La forte crescita del PIL nel secondo trimestre 2021 è riconducibile per quasi la metà all’industria chimico-farmaceutica La Rivista · Luglio - Settembre 2026 11

Nuova Volvo EX60 A B C D E F G B La nuova Volvo unisce un’autonomia fino a 810 km a una ricarica veloce: bastano solo 10 minuti di carica per ottenere 340 chilometri in più. L’abitacolo si distingue per i suoi spazi generosi e i sedili ergonomici, che assicurano il massimo comfort a prescindere dalla durata del tuo viaggio. Freedom to move. Electric. volvocars.ch/EX60 Volvo EX60 P12 AWD, 680 CV/500 kW. Consumo medio di energia elettrica: 16 kWh/100 km, Emissioni di CO2: 0 g/km. Categoria d’efficienza energetica: B.

Come ormai d’abitudine, a metà settembre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha pronunciato al Parlamento di Strasburgo il suo discorso sullo Stato dell’Unione, intervento in cui ripercorre i passi compiuti nell’ultimo anno e condivide le priorità fondamentali e i principali progetti per i mesi a venire. Interrogativi sullo stato dell’Unione di Viviana Pansa vero indebolimento dell’Europa arriva invece da chi tenta di dividerla, “che si tratti di ultranazionalisti o di antieuropeisti, di interferenze russe o di disinformazione”: “è in corso una battaglia delle narrazioni che cerca di indebolire la fiducia nell’Europa e di paralizzare le nostre democrazie. Ma la nostra strada è chiara – avverte Von der Leyen: - costruire un’Europa indipendente, dotata del potere di agire. Nulla può distoglierci da questo obiettivo. Perché, nel mondo di oggi, il destino dell’Europa deve restare nelle mani degli europei”. Rilanciare l’economia Tra le priorità di seguito annunciate, vi è il rilancio dell’economia europea, attraverso il completamento del mercato unico, la semplificazione, l’investimento in energia pulita, prodotta in Europa, così da diminuire la dipendenza dai combustibili fossili e in generale le “troppe dipendenze pericolose”. Von der Leyen sottolinea a questo proposito il caso della Cina, con cui è necessario riequilibrare le relazioni commerciali dal momento che il deficit degli scambi dell’UE con Pechino ha raggiunto la cifra di un miliardo di euro al giorno, con una dipendenza dalle materie prime critiche che raggiunge oltre l’80% e quella dalle terre rare che si aggira al 90%; un quadro – ha sottolineato Von der Leyen - che condiziona pesantemente l’industria europea, oltre che la sicurezza. L’intervento si è poi soffermato sui “punti di svolta del L’intento più evidente di quest’anno è stato quello di riaffermare la forza dell’Europa, a dispetto di una fragilità spesso rilevata da più parti, ma che per Von der Leyen è solo apparente, nel tentativo di rassicurare i cittadini europei in un tempo dominato dall’instabilità geopolitica che non accenna a diminuire e, anzi, sembra farsi di giorno in giorno più pericolosa. Un’incertezza che, con i suoi contraccolpi economici, sta progressivamente spostando l’elettorato degli Stati membri su posizioni di destra sempre più estreme, come nel caso delle elezioni regionali nel Land tedesco di Sassonia-Anhalt del 6 settembre scorso, in cui Alternative für Deutschland ha vinto con il 44,6% dei voti, segnando un trionfo storico per l’estrema destra in Germania (e un raddoppio dei consensi rispetto alle precedenti elezioni). “Lo stato della nostra Unione non è mai stato così forte” ha detto Von der Leyen, ribadendo i passi compiuti per raggiungere l’indipendenza e migliorare la sicurezza, con una spesa per la difesa che è cresciuta di quasi l’80% negli ultimi 5 anni. Per la Presidente della Commissione, l’UE “sta mettendo al sicuro la propria prosperità”, “si sta liberando dalla dipendenza tossica dai combustibili fossili russi” ed è diventata la “più grande potenza commerciale del pianeta”, trasformando la propria politica industriale, ma continuando al tempo stesso a difendere il suo modello sociale unico. Il pericolo che potrebbe generare un La Rivista Europee La Rivista · Luglio - Settembre 2026 13

nostro tempo”: il cambiamento climatico, che va contrastato attraverso un piano europeo che garantisca anche la sicurezza idrica e alimentare; e l’Intelligenza artificiale, su cui bisogna investire per massimizzarne i benefici in termini di valore per la società, la qualità della vita e la produttività, gestendone tuttavia i rischi. Richiamata anche l’importanza della salvaguardia dei diritti sociali, della gestione delle sfide che riguardano i cambiamenti demografici, l’accesso alla casa, la parità di genere, l’educazione e la protezione dei minori dai social media. Creare un Consiglio europeo per la sicurezza La Presidente parla quindi di un’Unione fondata sul sostegno reciproco, che sta al fianco dei cittadini e di coloro che ne condividono i valori fondamentali, che supporta l’Ucraina così come ha difeso la Groenlandia nel momento in cui è stata minacciata da parte degli Stati Uniti. E tra le proposte più concrete sul fronte della difesa, Von der Leyen suggerisce la creazione di un Consiglio europeo per la sicurezza, una specie di NATO tra i 27, in collaborazione con Paesi come l’Ucraina, la Norvegia, il Regno Unito e il Canada: un meccanismo analogo all’articolo 4 dell’Alleanza Atlantica, con un Protocollo di emergenza che preveda la consultazione tra i partner in caso di attacco, per coordinare una risposta europea. Sul fronte dei partenariati, “da ripensare urgentemente” visti i rapidi cambiamenti avvenuti in questi ultimi anni, Von der Leyen si rivolge al premier canadese Mark Carney, invitato alla seduta, e apre la porta ad Ottawa “come primo membro associato dell’Unione Europea”, una proposta che non ha precedenti e che, pur non essendo ancora definita nel dettaglio, ha generato perplessità in alcuni dei gruppi parlamentari - non va dimenticato che il trattato CETA di libero scambio tra UE e Canada è ad oggi in vigore solo in via provvisoria perché 10 Stati membri dell’Unione non lo hanno ancora ratificato. Nel dibattito che è seguito al discorso, l’unica replica di sostegno incassata da Von der Leyen è stata quella del presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber, mentre i gruppi più a destra hanno criticato l’eccessiva burocrazia dell’Unione, le politiche green che impoveriscono nell’immediato i lavoratori e la classe media e l’insufficiente protezione di confini esterni. Da sinistra sono arrivate le richieste di una politica più ambiziosa su clima, innovazione, Ucraina e bilancio europeo, di una presa di posizione più decisa su Gaza nei confronti di Israele e un avvertimento sul fatto che l’autonomia europea non possa tradursi in una nuova corsa al riarmo nazionale. L’invito a Carney e l’apertura a più strette relazioni con il Canada sono stati il bersaglio del capogruppo di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Nicola Procaccini, che ha sottolineato di ritenere più opportuna un’associazione privilegiata con la Gran Bretagna, in prima battuta. L’idea di alleanza formulata da Von der Leyen, inoltre, per quanto non ancora ben definita, deve avere impensierito la stessa Casa Bianca, dal momento che il presidente Donald Trump l’ha bollata a caldo come “ridicola”. Si tratta però di una risposta più che comprensibile da parte canadese al Tycoon, che a fine agosto aveva annunciato l’intenzione di portare al 50% i dazi su automobili, camion, componenti automobilistici e acciaio provenienti dal Canada a partire dal 1° gennaio 2027. Migrazione e occupazione La fragilità dell’Europa, che la Presidente della Commissione UE sembra considerare apparente, emerge tuttavia distintamente nelle divisioni tra gli Stati membri sulle risposte da dare ai problemi più urgenti e dai risvolti più complessi, come quello migratorio o la politica industriale, strumentalizzati spesso e volentieri a fini elettorali. Abbiamo già detto dell’ascesa di partiti di estrema destra in Germania, aiutata anche dalla crisi dell’economia tedesca, che non ha sufficientemente investito nell’innovazione della sua industria più Come ormai d’abitudine, a metà settembre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha pronunciato al Parlamento di Strasburgo il suo discorso sullo Stato dell’Unione La Rivista · Luglio - Settembre 2026 14

La Rivista Europee di precedenti penali, una sanatoria straordinaria per cui sono arrivate 1.174.987 domande - più del doppio di quelle attese. Un altro snodo critico della crisi è stata l’ambivalenza del Marocco, che non avrebbe impedito il passaggio delle persone alla frontiera, atteggiamento che pone pesanti interrogativi sull’efficacia degli accordi in tema migratorio fatti con i Paesi terzi, che rischiano di trasformare il contenimento dei flussi in arma di ricatto nei confronti delle parti contraenti. Gli analisti aggiungono anche una possibile influenza su quanto accaduto – attraverso le campagne sui social media - da parte di Israele e degli Stati Uniti, visto che il presidente Trump a marzo aveva dichiarato che la Spagna era stata “terribile” a rifiutare l’utilizzo delle basi Nato per le incursioni americane in Iran, minacciando di interrompere le relazioni commerciali con il Paese. Sánchez, inoltre, è stato l’unico premier dell’Unione a ritirare definitivamente il proprio ambasciatore da Israele, dopo aver criticato le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi e la guerra nella Striscia di Gaza. Se è data dunque per acquisita la consapevolezza che l’unica soluzione possibile al problema migratorio debba essere una soluzione europea, attraverso un “quadro comune che attribuisce responsabilità a tutti e chiede solidarietà a tutti”, resta evidente come nei fatti, e in un contesto geopolitico come quello attuale, sia difficile giungere ad una risposta equa e condivisa, che non rischi di essere sconfessata dagli Stati membri il giorno successivo la sua entrata in vigore perché non sufficientemente gradita al governo di turno o alla posizione assunta dal suo elettorato. importante, quella automobilistica, e rischia ora di sprofondare sotto il peso dei licenziamenti annunciati da Volkswagen e BMW. Una vera e propria crisi d’identità che porta con sé l’adesione a proposte come quella della “remigrazione”, termine che suona sinistro se si pensa al passato tedesco, ma che trova simpatizzanti anche nella destra italiana, come la Lega, o con l’ascesa di movimenti come quello di “Futuro Nazionale” del generale Roberto Vannacci. Molto di questo scontento è riconducibile anche ai limiti mostrati dalle risposte europee sin qui adottate, limiti che sembrano ancora più evidenti in un contesto di tensioni internazionali crescente e sempre più complesso. Un caso esemplare è rappresentato dal nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo, entrato in vigore nel giugno scorso e rimesso in discussione nel dibattito pubblico italiano da quella che è stata definita la “crisi migratoria” dell’estate: l’arrivo di circa 60 mila persone dal Marocco nella enclave spagnola di Ceuta, nella notte tra il 30 e il 31 luglio scorso. Un’emergenza che ha scosso l’intera Unione e messo in luce la fragilità della solidarietà tra Stati richiamata dalla stessa Von der Leyen nel suo discorso di metà settembre e il cui “obbligo” scatterebbe, in base al nuovo patto, nel caso in cui uno dei Paesi europei si trovi “sotto pressione migratoria”. Nonostante il governo socialista guidato da Pedro Sánchez abbia cercato di gestire la crisi riportando indietro la quasi totalità dei migranti, la gran parte dei governi europei, infatti, ha preso le distanze dalla Spagna, chiedendo, in una lettera inviata alla presidente della Commissione, controlli più severi alle frontiere. La premier italiana Giorgia Meloni – promotrice della lettera insieme alla premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen – ha persino deciso la sospensione del trattato di Schengen e la reintroduzione dei controlli in porti e aeroporti nei confronti di cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna, prorogata poi fino a fine settembre. Responsabilità e solidarietà condivise L’impostazione al problema migratorio del nuovo patto, come quella della quasi totalità degli Stati europei, è ormai quella restrittiva e i provvedimenti di senso contrario del governo spagnolo, che restano un caso isolato, sono stati messi sotto attacco con Ceuta anche dai governi di diverso orientamento politico e dalle opinioni pubbliche degli Stati membri. Si è criticato il nuovo Piano di integrazione e cittadinanza di Madrid, che ha previsto la possibilità di regolarizzare i migranti che si trovano da circa 1 anno nel Paese e siano privi L’impostazione al problema migratorio in senso restrittivo contrasta con i provvedimenti di senso contrario del governo spagnolo, che restano un caso isolato, e sono stati messi sotto attacco con i fatti di Ceuta La Rivista · Luglio - Settembre 2026 15

Novità in Gazzetta Ufficiale Il riordino degli incentivi e i decreti per calmierare il prezzo dei carburanti; le misure per le imprese, le linee strategiche per l’internazionalizzazione e il nuovo accordo Maeci – Unioncamere; le nuove scadenze per la validità dei documenti e il calendario che apre la sessione di bilancio. Questi alcuni dei provvedimenti approvati o entrati in vigore a ridosso della pausa estiva. di Manuela Cipollone Il riordino degli incentivi A fine giugno il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al decreto di riordino degli incentivi, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in attuazione della legge 27 ottobre 2023, n. 160 (Delega al Governo in materia La Rivista Burocratiche di revisione del sistema degli incentivi alle imprese). Il provvedimento, da un lato, armonizza la disciplina attraverso il nuovo Codice degli incentivi alle imprese, già entrato in vigore il 1° gennaio 2026; dall'altro riordina e razionalizza le misure di incentivazione gestite dalle Amministrazioni statali. L'intervento costituisce una delle riforme previste dal PNRR, inserita su richiesta della Commissione europea. I decreti - carburanti Anche negli ultimi tre mesi si sono succeduti i decreti del Governo per calmierare i prezzi petroliferi, aumentati a causa delle incertezze del conflitto nel Golfo. Nell’ultimo, approvato dal Consiglio dei Ministri a metà settembre, si introduce anche una semplificazione per accelerare i procedimenti relativi alle attività energetiche strategiche, con l’obiettivo di assicurare che l’esercizio di attività di interesse nazionale nel settore energetico non sia compromesso da ritardi incompatibili con le esigenze di sicurezza energetica e di continuità degli approvvigionamenti. Dopo il primo intervento del Governo a marzo 2026, con il taglio delle accise e dei crediti d'imposta, decreti successivi hanno prorogato di volta in volta le aliquote ridotte. Da marzo, i sostegni ai carburanti sono costati oltre 2 miliardi di euro. Misure, incontri e accordi per l’internazionalizzazione Sul fronte – internazionalizzazione, negli ultimi mesi si è concluso il primo percorso formativo sulla protezione della proprietà intellettuale nei mercati esteri (IP Education Plan) e si è riunita la Cabina di regia sulla internazionalizzazione. L’IP Education Plan – Tutela IP e Internazionalizzazione, nato per rafforzare le competenze delle Piccole e Medie Imprese italiane nella protezione della proprietà intellettuale sui mercati internazionali, in questa prima edizione ha coinvolto oltre 270 aziende di 19 regioni in 8 diversi Firmato, dal Ministro Antonio Tajani e dal Presidente Andrea Prete, l’accordo fra Farnesina e Unioncamere, che riconosce Unioncamere tra gli attori del Sistema Italia per la crescita dell’export La Rivista · Luglio - Settembre 2026 16

appuntamenti formativi dedicati ad altrettanti mercati chiave per l’export. Il progetto è stato promosso nell’ambito del Protocollo d’intesa per il sostegno e la promozione del Made in Italy e la lotta alla contraffazione, firmato nell’aprile 2024 da Amazon con i Ministeri degli Esteri, dell’economia e dell’agricoltura. Oltre ai Ministeri coinvolti, hanno collaborato al Corso anche l’Agenzia ICE, la Guardia di Finanza, Confindustria e Amazon. Le otto sessioni sono state dedicate a Unione Europea, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Giappone, Emirati Arabi Uniti e India. All’inizio di luglio, presieduta dai Ministri degli esteri e delle imprese, Tajani e Urso, la Cabina di Regia sulla Internazionalizzazione ha approvato le linee strategiche per il 2026 a sostegno dell’export, dell’attrazione degli investimenti, della sicurezza delle catene di approvvigionamento e della proiezione internazionale del Made in Italy. Come riportato dal Mimit, il documento approvato conferma il dinamismo dell’export italiano, che nel 2025 ha raggiunto i 643 miliardi di euro, registrando una crescita del 3,3% e un surplus commerciale di 50,7 miliardi. Particolarmente rilevanti le performance nei principali mercati strategici: +7,2% negli Stati Uniti, primo mercato extraeuropeo per il Made in Italy; +57,4% negli Emirati Arabi Uniti; +23,5% nell’area ASEAN; +18,5% in India; +10,2% nel Mercosur; +7,6% in Messico. Per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane a fine luglio è stato firmato anche un accordo tra Farnesina e Unioncamere. L’intesa prevede che Unioncamere metta a disposizione del Maeci la conoscenza del sistema produttivo nazionale e delle vocazioni all’export dei territori, promuova presso le imprese le opportunità di internazionalizzazione e assicuri il raccordo delle attività svolte dal sistema camerale, anche attraverso Promos Italia e la rete delle Camere di Commercio Italiane all’Estero. Il Ministero degli esteri, dal canto suo, si impegna a mettere a disposizione del sistema camerale i propri strumenti e programmi per l’internazionalizzazione e a coinvolgere Unioncamere nelle missioni istituzionali ed economiche e nei programmi rivolti alle imprese. Firmato dal Ministro Antonio Tajani e dal Presidente Andrea Prete, l’accordo riconosce Unioncamere tra gli attori del Sistema Italia per la crescita dell’export e punta a coinvolgere un numero sempre maggiore di imprese nei percorsi di accesso e consolidamento sui mercati esteri, valorizzando la capillare presenza delle Camere di commercio sul territorio e la rete delle Camere di Commercio Italiane all’Estero. Quanto all’attrazione degli investimenti esteri, il Comitato interministeriale per l’Attrazione degli Investimenti Esteri monitora 72 progetti, per un valore lordo complessivo di circa 71,2 miliardi di euro, distribuiti in 17 settori dell’economia reale. Il Documento indica inoltre la sicurezza economica come una delle direttrici centrali della nuova strategia di internazionalizzazione. Diversificare i mercati di sbocco, proteggere le catene del valore, garantire l’accesso alle materie prime critiche e rafforzare le filiere produttive nazionali ed europee sono oggi condizioni decisive per la competitività delle imprese italiane. In questa prospettiva, il Documento indica come “nuovo” Made in Italy ad alto valore aggiunto i settori di meccanica avanzata, farmaceutica, aerospazio, tecnologie per la transizione energetica e digitale che affiancano i cinque comparti tradizionali dell’eccellenza italiana: abbigliamento, agroalimentare, arredo, automotive e automazione. Le misure per le imprese Ampia la pagina dedicata agli incentivi per le imprese. A fine agosto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Mimit che dispone la riapertura, per il 2026, delle misure Brevetti+, Disegni+ e Marchi+, con una dotazione complessiva di 32 milioni di euro per sostenere le piccole e medie imprese italiane nella tutela e nella valorizzazione della proprietà industriale, favorendo l’innovazione, il design e la protezione dei marchi e rafforzandone la capacità competitiva sui mercati. In particolare, per la misura Brevetti+ sono previsti 20 milioni di euro, a sostegno della valorizzazione economica dei brevetti e del loro utilizzo nei processi produttivi e sul mercato. Per Disegni+ sono destinati 10 milioni di euro, per accompagnare le imprese nella valorizzazione di disegni e modelli, dalla messa in produzione alla commercializzazione. Per Marchi+, infine, sono previsti 2 milioni di euro, destinati a sostenere la tutela dei marchi italiani nell’Unione europea e sui mercati internazionali. È iniziata a metà settembre, invece, la Fase di precompilazione per aderire alle agevolazioni previste da “Scoperta imprenditoriale II”, la misura che mette a disposizione La Rivista · Luglio - Settembre 2026 17

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