La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

La sfida dell'internazionalizzazione, dunque, non è più semplicemente quella di “esportare di più”. È diventata quella di essere presenti nei mercati giusti, con prodotti competitivi, competenze adeguate e una capacità di adattamento sempre maggiore. Il prossimo secolo comincia oggi Il centenario dell'ICE non racconta soltanto cento anni di storia. Racconta cento anni di Italia che ha cercato il proprio posto nel mondo. Dalle prime missioni commerciali alle fiere internazionali, dai cataloghi cartacei alle piattaforme digitali, dai mercati tradizionali alle nuove geografie dell'economia globale, è cambiato il modo di fare internazionalizzazione. Non è cambiata, però, l'esigenza di costruire ponti tra chi produce e chi cerca, tra territori e mercati, tra idee e opportunità. L'intervento di Matteo Zoppas offre, in questo senso, una chiave di lettura particolarmente efficace del centenario: il valore dell'ICE non si misura soltanto nei risultati raggiunti, ma nella capacità di creare le condizioni perché quei risultati possano continuare a prodursi. È una differenza sostanziale. Significa non limitarsi ad accompagnare l'export italiano, ma contribuire a costruire le opportunità che ne rendono possibile la crescita. E significa riconoscere che, dietro ogni dato sull'interscambio, ogni nuova destinazione raggiunta e ogni contratto concluso all'estero, ci sono persone che hanno avuto un'idea, un'impresa che ha deciso di investire, un prodotto che ha trovato un mercato e una rete che ha contribuito a mettere in contatto domanda e offerta. Dopo cento anni, la direzione resta dunque la stessa: portare l'Italia nel mondo e avvicinare il mondo alle imprese italiane. Cambiano i mercati. Cambiano gli strumenti. Cambiano le sfide. La storia dell'ICE, invece, continua. sala dell'arredamento della casa, delle industrie belliche e affini, dell'industria della carta, la tipografia, la sala degli strumenti musicali, dei vini, dei liquori, dei prodotti alimentari, delle industrie elettriche e meccaniche, macchine per l'agricoltura. Vi era inoltre la sala delle automobili, dei cicli e dei motocicli Ma la Regia Nave Italia fu molto più di una semplice esposizione commerciale: aveva infatti una forte funzione propagandistica e diplomatica. La nave doveva rafforzare il prestigio dell’Italia, diffondere l’immagine del nuovo fascismo e consolidare il legame con le comunità italiane emigrate. L’iniziativa ebbe un successo di pubblico senza precedenti che non si sfruttò in pieno poiché le vicende coloniali spostarono l'attenzione della storia dall'America latina all'Africa. L’accoglienza fu comunque molto diversa da Paese a Paese: in Brasile, Uruguay e Argentina la nave fu accolta con entusiasmo, mentre in alcune zone del Cile, del Messico e di Cuba incontrò maggiore ostilità. Dopo aver attraversato numerosi Paesi dell’America Latina, passando anche per lo Stretto di Magellano, il Perù, l’Ecuador, il Messico e i Caraibi, la Regia Nave Italia concluse il viaggio il 20 ottobre 1924, tornando a La Spezia. Lo stesso porto dalla quale era salpata nove mesi prima. La Regia Nave Italia (ex transatlantico tedesco König Albert) ha alle spalle una complessa storia di riconversione bellica e diplomatica. Varata nel 1899 a Stettino, la nave nacque originariamente come piroscafo passeggeri di lusso della classe Barbarossa per la compagnia tedesca Norddeutscher Lloyd. All'inizio della Prima Guerra mondiale rimase bloccata in Italia e fu successivamente sequestrata dal governo italiano nel 1915. Durante il conflitto operò a lungo come nave ospedale con il nome di Ferdinando Palasciano. La Rivista · Luglio - Settembre 2026 29

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