La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

e/o il papà che si prendono materialmente cura del piccolo nutrendolo, proteggendolo dal freddo o dal caldo, accarezzando e lavando il suo corpicino, divertendolo, accompagnando il tutto con il tono della voce (che può essere dolce o aspro), con gesti (calmi o bruschi), con mimiche ed espressioni del volto (amorose e gioiose, o indifferenti, o impazienti e nervose). Ma i piccoli non sono mai passivi. Essi reagiscono manifestando a modo loro gradimento o avversione, piacere o rifiuto, e alimentando così a loro volta l’interazione, con modalità consone alle loro embrionali capacità e alle circostanze. Gli studiosi parlano a questo proposito di sintonizzazione e di risonanza affettiva, che permette ai cuccioli umani amorevolmente accuditi di vivere fin dai primi giorni di vita esperienze fondatrici del tipo: tu mi sorridi e io cerco di fare altrettanto; io piango per la fame e tu mi porgi il seno o il biberon; io emetto vocalizzi e tu ripeti e dai senso ai miei suoni rudimentali; io manifesto fastidio e sofferenza e tu mi calmi; io sono stanco e tu mi canti una dolce ninna-nanna. È l’origine della reciprocità benefica sotto forma – come dire? – di attenzione reciproca e di vitale attaccamento. Si crea così una base relazionale preziosa. Risorsa decisamente utile per i periodi difficili della vita, quando ad esempio figli e genitori si troveranno ad affrontare le sfide dell’adolescenza. Gli uni mostrandosi ingrati e oppositivi attraverso i classici maldestri comportamenti di ricerca dell’autonomia. Gli altri chiamati a gestire una delle sfide più difficili della genitorialità: reagire (o meglio agire!) in modo maturo ed equilibrato dinanzi a situazioni di contestazione, di ribellione e di ostile silenzio da parte dei loro teenager. Tutto ciò sentendosi di punto in bianco (mal)trattati alla stregua di detestati avversari, dopo essere stati considerati per anni come ammirati idoli. A questo proposito è sempre vivo in me il ricordo di una mamma che nel corso di un incontro di genitori sul tema “Come sopravvivere all’adolescenza dei propri figli…” è intervenuta esclamando a voce spiegata: “Rivoglio la mia bambina!”. Ovviamente l’ultima cosa che gli adolescenti vogliono è tornare a modalità relazionali infantili così che faranno di tutto per trasgredire e mostrare la loro provocatoria diversità (intrisa di non poche fragilità). La pazienza dei genitori è messa a dura prova giacché, come insegna la geniale e sempre attuale metafora di Pinocchio, ci vogliono tempi lunghi e numerose prove insidiose per far sì che un acerbo “burattino” si trasformi in una creatura umana capace, crescendo, di gratificare il genitore con segni di affetto e riconoscenza. I legami tra reciprocità e ruoli Ci sono due ruoli che vengono definiti nella letteratura psicopedagogica come “impossibili”: quello di genitore e quello di insegnante. Cosa li rende impossibili? Il fatto che si tratta di ruoli molto complessi nei quali gli adulti vengono chiamati a spendere grandi energie in una relazione strutturalmente sfasata dal punto di vista della reciprocità, dove il dare, e ancora il dare, precede di gran lunga l’eventuale avere. Ma è proprio così? Non del tutto. Non lo è se introduciamo la distinzione tra due forme di reciprocità relazionale, a seconda delle modalità più o meno simmetriche in cui questa si manifesta. Ci sono relazioni, come quella tra genitore e figli, evocata al punto precedente, e quella tra docente e discenti che si caratterizzano per un’ asimmetria naturale in fatto di reciprocità. È ovvio che ai bambini non viene chiesto di accudire gli adulti ma non va dimenticato di educarli quotidianamente a saper dire GRAZIE e a chiedere PER FAVORE, onde evitare di incrementare ulteriormente l’esercito di piccoli dittatori che pensano sia loro tutto dovuto. Si combatte anche così il subdolo virus che infetta i cervelli immaturi con la credenza egocentrica e narcisistica di essere al centro dell’universo con illimitati diritti e zero doveri. Anche nella relazione insegnante/allievo non sussiste reciprocità di ruoli e di responsabilità. Dai discenti non ci si aspetta che sappiano insegnare, ma che contribuiscano a nutrire il rapporto con il docente con atteggiamenti di rispetto e impegno. Niente gratifica di più l’insegnante che lo sguardo dell’allievo che mostra interesse per l’apprendimento. Tra le relazioni interpersonali fondate invece su aspettative di una reciprocità simmetrica di attenzioni e di comportamenti ne spiccano due da cui dipende in gran parte la qualità della vita umana: i rapporti di amore e i rapporti di amicizia. Ne parliamo nei paragrafi che seguono. La reciprocità nelle relazioni amorose “Amor che nullo amato amar perdona”. Così suona il celeberrimo e sublime verso del canto V dell’ Inferno di Dante. Il sommo poeta con queste paLa digitalizzazione ridefinisce anche il concetto di reciprocità La Rivista · Luglio - Settembre 2026 45

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