Quattro tipi su otto sono vergini In Italia esistono in commercio otto tipi di olio di oliva: quattro tipi sono vergini (cioè ricavati direttamente dalla spremitura meccanica delle olive) e quattro tipi sono rettificati (cioè ottenuti sottoponendo l’olio ad un trattamento chimico che lo renda commestibile). I quattro tipi di olio vergine sono: A. Extra Vergine (acidità massima 1%) B. Sopraffino Vergine (acidità massima 1,5%) C. Fino Vergine (acidità massima 3%) D. Vergine (acidità massima 4%) Come si può ben vedere la differenza sta nella percentuale di acidità che rappresenta il grado di sanità delle olive al momento della raccolta. In pratica, se si portano al frantoio olive sane, si otterrà un olio extra vergine eccezionale; se si portano olive mediocri, si produrrà un olio discreto; se le olive sono fradice o ammuffite si otterrà un olio rancido e non commestibile. Questo olio non commestibile viene chiamato “olio lampante” perché una volta lo si usava per le lampade illuminanti. Dopo l’invenzione dell’energia elettrica l’olio lampante è rimasto senza mercato; però si è imparato a rettificarlo neutralizzandone l’acidità eccessiva ed eliminandone i difetti. Lo si fa reagire con soda caustica, lo si distilla, lo si deodora, lo si decolora. Alla fine, si ottiene un prodotto che si potrebbe consumare, neutro, solo grasso e unto, privo di quelle caratteristiche naturali-nutrizionali che rendono così prezioso e tipico l’olio prodotto dalla spremitura di olive sane. L’industria prende quest’olio, lo addiziona di un 4-6% di olio vergine ed il gioco è fatto: abbiamo in questo modo l’olio di oliva. L’assoluta mancanza di informazione e la particolare pubblicità delle industrie ha ingigantito tali consumi. Questo olio si divide a sua volta in altro quattro gruppi: A. Olio di oliva rettificato B. Olio di sansa rettificato C. Olio di sansa e di oliva rettificato D. Olio di oliva Quest’ultimo come abbiamo già visto sta a significare un olio di oliva rettificato con una minima percentuale di olio vergine per restituirgli un po’ del gusto di oliva che aveva completamente perso. Dopo tutti questi procedimenti chimici, ciò che era olio lampante, diventa olio rettificato. Questo olio unito a quel 5% di olio vergine dà origine a quel prodotto posto genericamente in commercio come “olio di oliva” che l’industria continua propinarci tutti i giorni come miracolo della natura. Il più prezioso degli alimenti L’olio è come il vino una cosa viva se “extra vergine” e come il vino può essere diverso da regione a regione, di anno in anno, ma non può e non deve invecchiare. Va consumato nell’arco di due anni, se conservato correttamente; è tanto migliore quanto più è giovane. Unico neo per il consumatore può essere il fattore prezzo. Qualche euro in più che va a salvaguardare il nostro corpo, la nostra salute, il nostro fisico. Provate l’olio extra vergine d’oliva sulle verdure crude o cotte, sul riso in bianco, sulle minestre, spalmato sul pane e vedrete che pian piano non potrete più farne a meno. Ricordiamoci ancora che l’olio extra vergine d’oliva è essenziale per i bambini, specie nelle prime pappe, per gli ammalati di fegato, per i sofferenti di gastriti e ulcere, migliore cento volte dei soliti oli vitaminizzati ed omogeneizzati. Il famoso giornalista Luigi Veronelli, il grande Maestro del vino, su Epoca del 1988 riportava a proposito di olio extra vergine: “L’olio è il più prezioso Nonostante il potenziale, l’olivicoltura montana deve affrontare sfide come l’altitudine e le escursioni termiche e la conformazione del territorio. La raccolta manuale è di conseguenza l’unica possibile La Rivista · Luglio - Settembre 2026 85
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