La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

Svizzera tedesca, infatti, Irina ha conosciuto un coetaneo elvetico poco avezzo a parlare una lingua straniera, ma molto pragmatico nel lavoro e professionalmente più corretto dei valligiani alpini italiani. Tra loro parlano inglese, rudimentale lui, ottimo lei. Questo è sufficiente per capirsi reciprocamente e per fare trionfare l’amore tra i due, come nei film più romantici. Alla fine, ha deciso di trasferirsi da lui, in un paesino tra i boschi, piuttosto distante dalla città. Ripartire da zero All’inizio le è sembrato tutto idilliaco: le tipiche case a graticcio, con i giardini, la piazza del paese con il campanile che batte puntualmente le ore, le mucche al pascolo e la gente che saluta cordialmente con grüezi. Tutto così diverso dagli anonimi paesi della valle alpina italiana dove aveva vissuto fino a quel momento, ormai orrendamente cementificata e piena di capannoni industriali. Ma anche qui nella Svizzera tedesca, Irina, deve ripartire da zero! Quello che ha fatto in Italia non conta più nulla. Deve darsi da fare per trovare un lavoro! E così si è iscritta a un corso di conversazione in tedesco tenuto da me. «Sarebbe veramente bello imparare le Per fortuna Irina ha anche trovato sulla sua strada anche degli insegnanti che hanno compreso le sue potenzialità e la hanno aiutata a orientarsi in un sistema scolastico chiuso e monolingue. Dopo aver superato con successo le scuole elementari e medie, sempre con il massimo dei voti, si è iscritta al Liceo classico del capoluogo della valle, quello frequentato dai figli della ricca borghesia locale. Qui la bionda ragazza straniera, la “russa”, si è fatta subito notare per la facilità con cui apprendeva l’inglese, il greco antico e il latino. Le piaceva soprattutto tradurre, usando i vocabolari con grande naturalezza. Anche nelle materie scientifiche andava bene. Dopo la maturità Irina ha deciso di studiare qualcosa di professionalmente utile, lasciando perdere le lingue. In valle cercavano persone esperte di finanza in grado di aiutare gli spregiudicati imprenditori locali a gestire meglio le loro aziende tra fatturati in nero e imposte evase, per questo ha preso una laurea magistrale in Economia che però non ha mai potuto sfruttare pienamente. “Per fortuna”, dice lei. Certi comportamenti nei suoi confronti non le piacevano affatto. E così, durante un breve viaggio nella lingue come dici tu!», ho confermato con un sorriso. «Certo! E in questo modo, per esempio, oltre al tedesco potrei imparare senza problemi il dialetto svizzero tedesco che la gente di qui mi sta facendo odiare. Non sopporto quasi più nemmeno il mio compagno che continua a lamentarsi con me perché sbaglio la pronuncia di certe parole! Chuchi chäschtli… sembra una scatarrata!», il tono di Irina è un misto tra il divertito e l’irritato. Conosco bene questa sensazione frustrante. Per fortuna mia moglie si è mostrata molto indulgente nei miei confronti, ma sapeva benissimo che io possedevo un superpotere che pochi hanno: sono un linguista e conosco i meccanismi che stanno alla base delle lingue germaniche/romanze. Quando voglio sono in grado di passare da un registro a un altro, dal dialetto alla lingua standard, semplicemente applicando leggi fonetiche e grammaticali acquisite nel corso del tempo, non solo studiandole sui libri, ma ascoltando, spesso di nascosto, come parlano le persone. Discutendo con Irina, dunque, mi sono ricordato dei miei supereroi preferiti. Ecco finalmente la mia occasione: una donna in difficoltà che posso aiutare con i miei superpoteri. «Non ti preoccupare! Adesso ci sono qui io! Ti farò amare la lingua di Goethe e Dürrenmatt…», le ho detto con tono rassicurante. O forse ho sognato di dirlo… non lo so. Dopo avermi guardato un istante, Irina si è alzata, mi ha stretto la mano e mi ha sussurrato «Grazie per avere ascoltato il mio sfogo. Buona giornata, professore!», in italiano. È la nostra lingua segreta, ma nessuno in classe lo sa. Solo lei e io abbiamo, infatti, il superpotere di usare e comprendere la lingua di Dante e Manzoni in quel momento. La Rivista La Lingua batte dove... Tex Willer e i suoi compagni di avventura mi hanno fatto cavalcare con la fantasia nel selvaggio ovest americano. Le prime parole di spagnolo le ho imparate tra le sparatorie davanti ai saloon di Durango o Kansas City. Adelante gringo, sangre y muerte, vamos muchachos! La Rivista · Luglio - Settembre 2026 49

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