la capillarità del sistema camerale in Italia, e quindi la sua conoscenza delle imprese e dei territori, con gli strumenti e la rete internazionale del Sistema Paese. L’obiettivo è creare una filiera più continua: individuare le imprese con potenziale, prepararle all’internazionalizzazione e accompagnarle sui mercati. Dal punto di vista dell’impresa, il valore sta proprio qui: meno frammentazione, più coordinamento e un accesso più semplice agli strumenti disponibili. L’Agenzia è presente all’estero in una ventina di sedi, solitamente con uffici presso le Ambasciate. In Svizzera dopo una ventina d’anni di assenza l’Agenzia ha riaperto a Berna. Come siete strutturati e con quali obiettivi? Farei innanzitutto una piccola precisazione: la rete ICE è molto più ampia, con quasi cento presidi nel mondo, inseriti nel quadro della rete diplomatico-consolare italiana. In Svizzera operiamo da Berna, presso l’Ambasciata d’Italia, con una struttura relativamente snella e fortemente specialistica, nella quale le competenze sono organizzate per settori. Il nostro obiettivo è soprattutto molto operativo: aiutare le imprese italiane a entrare o consolidarsi sul mercato svizzero, individuare controparti qualificate – buyer, distributori, corporate e partner industriali – e costruire iniziative che possano trasformarsi in opportunità commerciali concrete. La Svizzera è un mercato maturo e molto competitivo. Per questo il valore aggiunto non è fare promozione generica, ma selezionare bene, posizionare bene e mettere le imprese in contatto con gli interlocutori giusti. Dal suo, che è un osservatorio privilegiato, come valuta le relazioni fra Italia e Svizzera: in ambito economico naturalmente, ma anche più in generale delle relazioni che caratterizzano i due Paesi? Sono relazioni estremamente profonde, probabilmente più integrate di quanto raccontino i soli dati commerciali. Nel 2025 l’interscambio di merci ha raggiunto circa 50 miliardi di franchi. Ma al dato economico si aggiungono i circa 700’000 cittadini italiani residenti in Svizzera, compresi i doppi cittadini, e circa 90.000 lavoratori frontalieri. Questo significa che Italia e Svizzera non sono semplicemente due mercati confinanti: esiste una vera interdipendenza economica, industriale e sociale. La sfida oggi è fare un passo ulteriore. Partire da questa prossimità per aumentare le collaborazioni nei settori a maggior valore aggiunto: tecnologia, life sciences, manifattura avanzata, energia, ricerca e innovazione. È lì che vediamo probabilmente il maggiore potenziale ancora da sviluppare. Alla luce di quanto ci ha detto sinora, cosa distingue l’Agenzia ICE dalle Camere di Commercio Italiane all’estero – CCIE? Innanzittutto, la natura dei due soggetti è diversa. ICE è un’Agenzia pubblica dello Stato italiano, con un mandato nazionale e una funzione operativa nell’attuazione delle politiche di internazionalizzazione. Le Camere di Commercio Italiane all’Estero sono invece associazioni imprenditoriali radicate nei singoli mercati e ufficialmente riconosciute dallo Stato italiano. Questa differenza determina anche Il direttore di ICE Agenzia Svizzera, con (da sin), il Segretario generale della CCIS, MacrÌ, il Console generale d’Italia a Zurigo, Baldi, il primo consigliere dell’Ambasciata d’Italia a Berna, Kluzer e il FDI Analyst dell’ICE Agenzia in Svizzera, Walter Mulè, in occasione dell’inaugurazione del Desk Attrazione Investimenti Esteri La Rivista · Luglio - Settembre 2026 31
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