La Rivista Cultura primato per dimensione economica, con oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti dalla filiera. Il Piemonte raggiunge il 6,5%, mentre Veneto e Toscana si attestano entrambi al 5,6%. Seguono Emilia-Romagna, con quasi 10 miliardi di euro e un'incidenza del 5,4%, e Marche, al 5,3%. La graduatoria provinciale mostra con ancora maggiore evidenza il ruolo delle città. Milano guida per incidenza del Sistema Produttivo Culturale e Creativo sull'economia locale, con il 10,1%, davanti a Roma, al 9%, e Torino, all'8,4%. Seguono Arezzo, Firenze e Vicenza. Anche sul fronte dell'occupazione Milano è prima, con il 10%, seguita da Firenze (8,5%), Roma (8,4%), Arezzo (8,2%) e Torino (8%). Non è un caso. La cultura tende a concentrarsi laddove esistono università, imprese, infrastrutture, istituzioni, mercati e reti internazionali. Ma non significa che il fenomeno riguardi soltanto le grandi metropoli. Il Sud prova a cambiare passo Nel Mezzogiorno la specializzazione culturale resta generalmente inferiore alla media nazionale, ma alcuni segnali indicano un rafforzamento. La Campania rappresenta il caso più evidente: quasi 5,9 miliardi di euro di valore aggiunto e un'incidenza del 4,6% sull'economia regionale. Nel complesso, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo del Mezzogiorno cresce del 3,7%, più della media nazionale. Il Core Cultura registra invece un incremento del 2,8%. Campania, Puglia e Abruzzo mostrano dinamiche particolarmente positive. E proprio la Campania registra il maggiore incremento delle imprese culturali e creative nel periodo 20212025: +12,3%. Seguono Molise (+11,8%), Trentino-Alto Adige (+11,7%), Abruzzo (+11,5%), Sicilia (+11,4%), Basilicata (+10,4%) e Calabria (+10,1%). Sono numeri che mostrano come la crescita della cultura possa diventare anche uno strumento di sviluppo territoriale al di fuori dei tradizionali poli del Centro-Nord. Roma e Milano, due modelli diversi La forza della cultura italiana passa anche dalla capacità delle città di trasformare il patrimonio in un fattore economico. Roma rappresenta il grande polo istituzionale e patrimoniale. La presenza di musei, siti storici e artistici, istituzioni culturali, audiovisivo, editoria e comunicazione si combina con il ruolo amministrativo e direzionale della capitale. Milano racconta invece una diversa forma di economia culturale: quella fondata sulla creatività contemporanea, sul design e sulla capacità di trasformare un settore specialistico in una piattaforma internazionale. Il Salone del Mobile è diventato negli anni molto più di una manifestazione fieristica: è un appuntamento globale capace di attirare operatori, professionisti e pubblico e di rafforzare l'identità internazionale della città. È la dimostrazione di come la cultura possa diventare una vera infrastruttura economica. L'intelligenza artificiale cambia il modo di creare Se il digitale ha già trasformato profondamente il sistema culturale, la prossima grande discontinuità porta il nome di intelligenza artificiale. L'AI sta entrando progressivamente nei processi produttivi e distributivi della filiera, passando dalla sperimentazione all'utilizzo quotidiano. Il cambiamento riguarda anche il quadro normativo, con il percorso europeo avviato dall' AI Act e con la legge nazionale sull'intelligenza artificiale approvata nel 2025. Tra i settori nei quali l'integrazione appare più avanzata c'è la comunicazione e la pubblicità. L'AI viene utilizzata per creare immagini, sviluppare storytelling e produrre contenuti audiovisivi, riducendo tempi e costi. Da qui nasce il concetto di smart production: la possibilità di realizzare campagne e spot in tempi molto brevi, anche attraverso contenuti generati dall'AI, mantenendo però un controllo umano sulla regia, sulla Se il digitale ha già trasformato profondamente il sistema culturale, la prossima grande discontinuità porta il nome di intelligenza artificiale La Rivista · Luglio - Settembre 2026 36
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