La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

Il Padiglione del Canada è stato trasformato in un luogo poetico, magico, una specie di serra vivente dal titolo Entre chien et loup. L'artista di Montreal Abbas Akhavan ha installato una vasca appositamente concepita e dotata di luci di crescita, destinata a ospitare ninfee giganti del genere Victoria, che richiama il Crystal Palace dell’Esposizione Universale del 1851 a Londra. Originarie del Sudamerica, le ninfee furono ritenute una meraviglia naturale dell’epoca vittoriana. Intitolate alla regina, ne divennero un emblema. Ripresentandole nel padiglione di un paese del Commonwealth, Akhavan offre uno spazio meditativo per rileggere un momento cruciale della storia mondiale e riflettere sul nostro modo di situarci oggi rispetto agli ambienti naturali e costruiti. Il Qatar debutta ufficialmente con il progetto Untitled 2026 (a gathering of remarkable people). Si tratta di un'installazione immersiva progettata dall'artista di Rirkrit Tiravanija, con il coinvolgimento di Sophia Al-Maria, Tarek Atoui, Alia Farid e Fadi Kattan, a forma di un tendone in materiali fissi (niente a che fare con le tende in tessuto tipiche del deserto), di un particolare rosa scuro, una majlis, il tradizionale spazio di ritrovo mediorientale, in cui sedersi, conversare, mangiare, rifocillarsi, e uno schermo su cui sono proiettati vari documentari. Si indaga sull’identità, ospitalità e scambio culturale nel mondo arabo. Molto particolare. Arsenale Il padiglione dell’Italia presenta Con te con tutto di Chiara Camoni, alla fine dell’Arsenale, alle Tese delle Vergini (invece di camminare, meglio essere accompagnati su uno dei golf carts che vi girano), un’area divisa in due spazi. Il primo ambiente, in penombra, è un impatto diretto con ventiquattro sculture femminili, una processione di dee monumentali il cui corpus è fatto di argilla ma, se osservato da vicino, adornato con arbusti, conchiglie, pietre, piante viventi, senonché frammenti di plastica e rifiuti (trovati negli immediati dintorni dello studio dell’artista). Arcaiche e solenni, se ne stanno lì ferme, immobili, fluttuano avvolte nel mistero, e aspettano di dialogare con i visitatori. Sono tutte diverse le une dalle altre: alcune hanno lineamenti più definiti, un volto, un corpo riconoscibile, mentre altre hanno una forma aperta. Alcuni volti ricordano la scultorea etrusca: e subito emerge il legame storico con il passato della Penisola Italica. Lo spazio articola una processione di divinità che vengono presentate come ‘minori’, in realtà il loro essere “in tonalità minore” (per seguire le minor keys che sono il tema ombrello di questa Biennale) è piuttosto relativo: si tratta di figure antropomorfe che hanno una loro maestosità, anche perché sono impercettibilmente più grandi rispetto all’altezza media degli spettatori. Il secondo ambiente è completamente diverso dal primo, immerso in una luce naturale, vi appare un mondo in costruzione, composto da una configurazione domestica: tra armadi, tavoli e altre superfici si scoprono vari “tesori” (come un’anfora dal VII sec. a.C.) incastonati in luoghi di riposo, discussione o meditazione. Dopo cinque anni di assenza, l’India presenta Geographies of Distance: remembering home, forse il padiglione più spettacolare, che riunisce cinque importanti artisti contemporanei provenienti da differenti regioni del paese. Viene elaborato il concetto di Il Padiglione del Canada è stato trasformato in un luogo poetico, magico, una specie di serra vivente dal titolo Entre chien et loup Il padiglione dell’Italia presenta un’area divisa in due spazi. Il primo ambiente, in penombra, è un impatto diretto con ventiquattro sculture femminili, una processione di dee monumentali il cui corpus è fatto di argilla ma, se osservato da vicino, adornato con arbusti, conchiglie, pietre, piante viventi, senonché frammenti di plastica e rifiuti La Rivista · Luglio - Settembre 2026 55

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