La Rivista Visioni Iris (2025) di Lilla Tabasso: su zolle di terra estratte con radici ed erba secca sono modellati fiori in vetro colorato, di straordinario realismo, con la tecnica della soffiatura e lavorazione a lume a temperatura bassa che l’artista ha formato con le mani. Un giardino semi artificiale, in cui la biologa ha unito la passione per il vetro. Tutto questo (ed era solo un assaggio delle meraviglie esposte) immerso nelle sale originali di un palazzo veneziano, dove la storia e il passato si intrecciano con il presente, con contrasti tra il vecchio e il nuovo, il sacro ed il profano, il monocromo ed il colore. Qui vi regna ancora quell’atmosfera di autenticità, un po’ morbosa ma affascinante, di un palazzo veneziano dai vecchi specchi con staccamenti, cadute di mercurio, aloticolare, il domestico trasformato in divino. Da menzionare il folle progetto di Hubert Duprat (autodidatta), con insetti, tricotteri (larve di Phryganes) che vivono nei letti dei fiumi, a cui l’artista ha fornito preziosi materiali, palline d’oro, perle, frammenti di pietre semipreziose, e le bestiole li hanno lavorati in minuscole opere d’arte, senza l’utilizzo della mano umana. C’è anche L’É chiquier des Songes di Joseph Arzoumanov, ragazzo armeno ventitreenne, una scacchiera in oro, minuscole perline assemblate con santa pazienza, e ricami di seta, con in alto un braccio robotico guidato dall’intelligenza artificiale a cui ha lavorato più di due anni, compiendola prima dell’apertura della fondazione. Per finire Uncultivated Garden: Zolla ni e macchie scure di stagno dietro il vetro che con il tempo e l’umidità si ossida e si degrada e lo strato riflettente è rovinato, pezzi di tappezzerie disgiunte, fili elettrici fuori dai muri attaccati a vanvera, ritratti del Sei- e Settecento di chissà chi in pesanti cornici dorate, pareti dall’intonaco staccato, bellissimi lampadari di vetro di Murano un po’ sbilenchi, infiniti metri di tendaggi in pesantissimi velluti impolverati, poltrone e divani su cui non ci passa nemmeno per la testa di sederci sopra perché si sfascerebbero all’istante e, ovviamente, stratosferici affreschi. Ma dove si trova ancora un paese della cuccagna così aperto al pubblico? È proprio quest’atmosfera uno dei principali fattori a rendere questo luogo così unico e speciale4. 1 https://fondazionedriesvannoten.org/en/palazzo (23.7.2026). 2 https://pisanimoretta.com/history/?lang=en (23.7.2026). 3 The Only True Protest is Beauty termina il 04 ottobre 2026 e la Fondazione chiude per restauro del Palazzo. 4 Ringrazio Silvia, che durante la visita alla Fondazione mi ha fornito innumerevoli preziose informazioni. Vi sono esposti oltre duecento oggetti, tra sculture, moda, gioielleria, vetro, fotografie, oggetti da arredamento per un totale di 50 artisti Attraversando gli interni la moda (ma non quella di Van Noten) occupa un ruolo centrale, la bellezza si fa indagine La Rivista · Luglio - Settembre 2026 62
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