La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

coerenza narrativa e sulla qualità finale. È un cambiamento che non riguarda soltanto gli strumenti. Modifica competenze, professioni, organizzazione del lavoro e rapporto tra creatività umana e tecnologia. La nuova frontiera è sostenibile Un'altra trasformazione attraversa quasi tutti i comparti: quella ambientale. La cultura e la creatività stanno diventando terreno di sperimentazione anche per la sostenibilità. Nel design, la progettazione tende sempre più a considerare l'intero ciclo di vita dei prodotti, dalla scelta delle materie prime alla possibilità di recupero e riutilizzo. Scarti industriali e tessili vengono trasformati in nuovi materiali, mentre la ricerca sperimenta biomateriali ottenuti da funghi, residui agricoli e scarti organici. Creatività, economia circolare e biotecnologie finiscono così per incontrarsi. Anche il patrimonio storico e artistico è coinvolto nella transizione. Musei, siti archeologici e complessi monumentali stanno lavorando sull'efficienza energetica, sull'innovazione degli impianti e sull'economia circolare, affiancando interventi per promuovere una mobilità più sostenibile e una maggiore consapevolezza ambientale tra i visitatori. Una ricchezza da trasformare in futuro Il dato più importante che emerge dal rapporto non è soltanto il valore economico raggiunto dalla filiera. È la sua capacità di attraversare ambiti diversi e di trasformarsi insieme alla società. 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, quasi 1,54 milioni di occupati e circa 310 miliardi di euro di ricchezza complessivamente attivata raccontano un sistema ormai profondamente integrato nell'economia italiana. Ma raccontano anche una contraddizione: mentre la cultura cresce, il lavoro culturale continua in molti casi a essere fragile. Mentre l'intelligenza artificiale apre nuove possibilità, pone interrogativi sulle competenze e sull'organizzazione delle professioni. Mentre la sostenibilità diventa una priorità, interi comparti devono ripensare processi produttivi consolidati. La sfida, dunque, non è semplicemente produrre più cultura. È creare le condizioni perché la cultura possa continuare a generare ricchezza, innovazione, occupazione e identità, senza perdere il capitale umano che ne costituisce il cuore. Per un Paese come l'Italia, la cui identità è inseparabile dalla propria eredità culturale, questa non è soltanto una questione economica. È una delle chiavi attraverso cui immaginare il proprio futuro. Musei, siti archeologici e complessi monumentali stanno lavorando sull'efficienza energetica, sull'innovazione degli impianti e sull'economia circolare (nella foto il Grande Maxxi di Roma) La Rivista · Luglio - Settembre 2026 37

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