La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

La Rivista Visioni Nascita di una collezionista, volta a celebrare l’avventura londinese di Peggy Guggenheim e della sua prima galleria, Guggenheim Jeune, attiva a Londra tra il 1938 e il 1939. Nell’arco di diciotto mesi, dal gennaio del 1938 al giugno del 1939, la galleria diventò un punto di riferimento per le avanguardie locali e internazionali dell’epoca. Fu un periodo cruciale per la Guggenheim, che contribuì a definirla collezionista e mecenate, evidenziando la rete di influenze e amicizie – da Marcel Duchamp a Mary Reynolds a Samuel Beckett – che ne plasmarono la visione. La mostra riunisce opere chiave esposte in occasione di quelle mostre pionieristiche, oltre a lavori simili appartenenti allo stesso periodo, di artisti come Eileen Agar, Barbara Hepworth, Rita Kernn-Larsen, Henry Moore, Vasily Kandinsky, Piet Mondrian, Cedric Morris, Sophie Taeuber-Arp e altri ancora. L'artista francese Patrick Mimran torna a Venezia con due progetti: a Palazzo Malipiero Recent Works, serie di dipinti realizzati negli ultimi anni, la pittura come soglia per la ricerca, tele grandi a colori molto forti, che si intensificano stesi in orizzontale emanando una potente energia, sono un’indagine sulla materia e ritmo visivo, tele da contemplare (niente a che fare con Rothko) dalle nobili tonalità. E poi il Billboard project una serie di cartelloni distribuiti in modo Arthur Jafa (1960) e Richard Prince (1949), oltre cinquanta tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti. Questa specifica dimensione fredda e raccapricciante, per certi aspetti molto critica degli Stati Uniti, dove entrambi gli artisti vivono e lavorano, si confronta con la tradizione veneziana di un palazzo classico, restaurato in più fasi dalla fine del 2010, rimesso – per i miei gusti – fin troppo “a nuovo”, provocando curiose, penetranti se non strambe sensazioni. Anish Kapoor “rinomato per la creazione di oggetti scultorei su scala architettonica e per architetture che esistono come oggetti scultorei”4 presenta un'ambiziosa mostra a Palazzo Venier-Manfrin, palazzo cinquecentesco e punto di riferimento di Cannaregio, sede della Fondazione dell'artista. La mostra riunisce circa 100 modelli architettonici che documentano progetti, realizzati e non, degli ultimi 50 anni della sua attività, insieme a una serie di installazioni di grandi dimensioni e opere in acciaio inossidabile. Qui si respira un’aria che è il completo contrario di Ca’ Corner: i lavori di Kapoor sono evidenziati da loro stessi, mentre lo stato del palazzo (sembra che fra un attimo ti crolli qualche muro addosso), ricostruito negli anni 1734-37 su progetto di Andrea Tirali, lascia molto a desiderare, ma nonostante ciò vi regna un’atmosfera affascinante. “Per molto tempo ho pensato al mio lavoro come a una potenziale architettura. Sono sempre stato convinto dell'idea che per creare nuova arte bisogna creare nuovo spazio.” – Anish Kapoor.5 Infine, è lecito menzionare La Collezione Peggy Guggenheim, a Palazzo Venier dei Leoni, nel sestiere di Dorsoduro, affacciato direttamente sul Canal Grande. Vi è esposta la mostra Peggy Guggenheim a Londra. capillare nello spazio urbano, che attraversano Venezia seguendo le sue principali direttrici di accesso e percorrenza, con frasi ridotte all’essenza, sintassi come un caffè ristretto, nient’altro che, in mezzo a generali elogi e ovazioni delle esposizioni in corso, una critica, l’inverso, o l’altra faccia della medaglia, “critiche che attraversano il sistema dell’arte, il suo linguaggio e le sue economie, come: Artists and art dealers are just an unfaithful couple. Art is nothing more than a commodity for collectors and a pastime for the people. A good work of art is one that you still love on the day it is worth nothing. Un linguaggio ridotto all’essenziale che produce, paradossalmente, un’espansione del senso.”6 Lungo il Canal Grande Da oltre sessant’anni lo statunitense Dale Chihuly ridefinisce il vetro come mezzo artistico portandolo dal concetto di vaso allo spazio architettonico. Chihuly: Venice 2026 presenta nuove opere assieme a materiali d’archivio, oggetti e documentazione esposti presso l’Istituto Veneto delle Scienze, Lettere ed Arti. Tornano in città tre sculture monumentali allineate lungo il Canal Grande, che si inseriscono perfettamente nel contesto urbano, tutte visibili dal Ponte dell’Accademia. La più grande, Il Billboard project propone una serie di cartelloni distribuiti in modo capillare nello spazio urbano, che attraversano Venezia seguendo le sue principali direttrici di accesso e percorrenza, con frasi ridotte all’essenza. (come questa nella foto: “Ci sono due linguaggi universali: l’arte e la stupidità”) La Rivista · Luglio - Settembre 2026 58

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