Ragno, Batman e Superman. Mi immedesimavo in particolare con il lato debole, umano, di quei personaggi: la Cosa (inglese The Thing), cioè Ben Grimm, l’uomo che a causa delle radiazioni cosmiche è stato trasformato in una specie di pietra camminante dal cuore d’oro, il mite Bruce Banner che non vorrebbe mai arrabbiarsi e quando lo fa diventa un enorme mostro verde dalla forza spaventosa, il timido Peter Parker che si arrampica sui muri dei grattacieli per salvare la bella Jane Watson oppure il miope Cark Kent che diventa un superuomo semplicemente togliendosi gli occhiali e poi vola più veloce della luce verso Lois Lane in pericolo. E mentre sognavo di essere tutto questo c’era appunto sempre una ragazza, la compagna di classe brava e carina del primo banco, che avrei voluto conquistare con i miei superpoteri. Io ne avevo sicuramente uno: ai suoi occhi ero invisibile. Il personaggio che ha influenzato le mie scelte di giovane studente universitario fu il mitico Thor, il dio della guerra che con il suo martello magico spacca la testa ai giganti che minacciano Asgard, il regno delle divinità nordiche. Conobbi questa figura leggendo i fumetti pubblicati dalla Marvel e poi la approfondii nei miei studi di Filologia germanica. Devo a lui scoperta del variegato mondo linguistico-culturale che va dalle coste islandesi alle rive del Danubio, passando per le isole britanniche e la Scandinavia. Divennero così familiari anche Odino, Loki, Freya, i Nibelunghi, Sigfrido, Brunilde, Crimilde, le Valchirie, il Walhalla, i Goti, i Burgundi, gli Alemanni, i Franchi, i Sassoni, gli Angli, gli Iuti, i Longobardi, Arminio, Attila, Odoacre, Teodorico, Carlo Magno, Re Alfredo del Wessex, Beda il Venerabile, Alcuino di York, Notker di San Gallo e tanti altri. Tutti ricordi di lontani interessi accademici che affiorano ogni tanto quando guardo i titoli dei libri del mio scaffale. Fumetti, dunque! Letteratura minore! Roba per bambini! O per adulti che si rifiutano di crescere! Beh, ne ho letti moltissimi e non penso che mi abbiano danneggiato troppo a livello intellettivo. E che cosa dire dei supereroi? Gente socialmente disadattata che sfoga le proprie frustrazioni sfasciando tutto! Oppure idealisti senza speranza, visto che in ogni loro avventura appare una minaccia da sconfiggere perché il male ha milioni di volti e i “cattivi” sono tendenzialmente più numerosi dei “buoni”. Sono comunque convinto che ognuno di noi abbia voluto essere, almeno una volta, un supereroe o una supereroina in grado di risolvere problemi di ogni genere. In un modo sconosciuto «Oh, come piacerebbe imparare le lingue in un attimo! Tutte le lingue del mondo in un secondo. Basta ascoltare una piccola frase e zac… il mio cervello la elabora, riconosce la lingua e ne assorbe in un battibaleno tutto il lessico e la grammatica», mi ha detto un giorno Irina davanti a un caffè. Il suo tedesco aveva un accento misto slavo-italiano. Irina è una donna di origine ucraina che è arrivata in Italia quando era bambina dopo il disastro nucleare di Cernobyl. Cresciuta bilingue con il russo e l’ucraino, si è trovata all’improvviso in un mondo sconosciuto, tra bambini che parlavano un’altra lingua per lei incomprensibile. In classe era lei l’unica straniera e glielo hanno fatto pesare, vessandola in vario modo. I bambini possono essere molto crudeli, soprattutto quando imitano le parole e i comportamenti di adulti non all’altezza del loro compito di educatori. I primi due anni in Italia furono duri per lei. Il suo passato non aveva più nessun valore, anche le sue due lingue dell’infanzia venivano viste con grande sospetto. “In Italia si parla l’italiano, mica l’ucraino o il russo!”, le dicevano continuamente. E poi, nella valle alpina dove abitava lei, la gente usava al posto dell’italiano un dialetto duro, privo di vocali forse divorate in un lontano passato di stenti e mai più ritornate. Quando si ha fame, infatti, si parla a denti stretti e certe abitudini rimangono anche quando la ricchezza riempie la bocca di cibo, ma non riscalda il cuore delle persone. Ma Irina è intelligente. Fin da piccola è abituata a leggere ed è in grado di fare intuitivamente confronti tra le lingue. Cognitivamente è predisposta all’apprendimento naturale di nuovi suoni che possono essere combinati in sillabe, parole e frasi costruite in vario modo. È questo il suo superpotere che nessuno conosce e la distingue dagli altri compagni di classe che spesso hanno difficoltà a distinguere tra dialetto e italiano. Attraverso i fumetti di Asterix ho iniziato a fare conoscenza con i primi rudimenti di latino e Storia romana. S.P.Q.R, sono pazzi questi romani La Rivista · Luglio - Settembre 2026 48
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