Il dato è particolarmente significativo perché indica che la creatività è diventata una competenza trasversale. Non serve più soltanto a produrre un libro, un film, un'opera o un oggetto di design: entra nella progettazione dei prodotti, nella comunicazione, nella strategia aziendale e nei processi di innovazione. Dai videogiochi al design: dove si crea più valore A guidare il Core Cultura sono oggi i Software e videogiochi, con 18,6 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 27,8% del totale. È un sorpasso simbolico e sostanziale: una parte importante della nuova economia culturale italiana nasce infatti da competenze tecnologiche e creative che solo pochi anni fa sarebbero state considerate estranee al tradizionale perimetro della cultura. Subito dopo troviamo Editoria e stampa, con 11,5 miliardi, e Architettura e design, con 11,2 miliardi. Seguono Audiovisivo e musica, Comunicazione, Performing arts e arti visive. Il Patrimonio storico e artistico rappresenta invece il 5,8% della ricchezza prodotta dal Core Cultura. Anche la dinamica della crescita racconta un cambiamento. Nel 2025 Architettura e design sono cresciuti del 5,9%, mentre Software e videogiochi hanno registrato un +5,8%. Positive anche Performing arts e arti visive (+3,8%), Editoria e stampa (+2%) e Audiovisivo e musica (+0,9%). La Comunicazione è rimasta sostanzialmente stabile (+0,2%). L’unica contrazione riguarda il Patrimonio storico e artistico, che registra un -2,4%. Il lavoro: 1,54 milioni di persone, ma molta precarietà La crescita economica non cancella però le fragilità del mercato del lavoro. Il comparto dei Software e videogiochi è anche quello con il maggior numero di occupati: oltre 206 mila, pari al 22,6% del totale del Core Cultura. Seguono Editoria e stampa, con quasi 192 mila addetti, e Architettura e design, con circa 149 mila. Ma c’è un elemento che distingue il lavoro culturale dal resto dell’economia: l’elevata presenza di lavoratori autonomi. Nel complesso, il lavoro autonomo rappresenta il 35,4% degli occupati della filiera. Nel Core Cultura arriva addirittura al 48,2%, oltre il doppio della media dell'economia italiana, che si ferma al 21,5%. Una caratteristica legata alla natura progettuale di molte professioni creative, ma che può anche tradursi in discontinuità, incertezza e difficoltà di stabilizzazione. Il 7,4% degli occupati del settore esprime un giudizio negativo sulla propria stabilità lavorativa. La percentuale sale al 10,3% nelle Performing arts e all'8,4% nel Patrimonio storico e artistico. Nel 2025, inoltre, il 4,7% delle persone occupate nelle attività creative e di intrattenimento non risultava più occupato rispetto all’anno precedente. La crescita della cultura, dunque, non coincide automaticamente con la sicurezza del lavoro culturale. Le città dove la cultura diventa economia La geografia del settore conferma una forte concentrazione nel Centro-Nord e nelle grandi aree urbane. Il Lazio è la regione con il più elevato livello di specializzazione culturale e creativa: il Sistema Produttivo Culturale e Creativo rappresenta l’8,1% dell’economia regionale. La Lombardia, invece, mantiene il Il Salone del Mobile è diventato negli anni molto più di una manifestazione fieristica: è un appuntamento globale capace di attirare operatori, professionisti e pubblico e di rafforzare l'identità internazionale di Milano La Rivista · Luglio - Settembre 2026 35
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