L'iniziativa sull'alimentazione del 27 settembre, che tra le altre cose chiede alla Svizzera di produrre almeno il 70% delle proprie derrate alimentari, spostando l'agricoltura verso più alimenti vegetali, ha riacceso l’antica diatriba tra onnivori e vegetariani/vegani. Di politica agricola, sussidi e sovranità alimentare ne hanno parlato e parleranno altri, meglio di me che di mestiere faccio altro. Io vorrei invece raccontarvi gli aspetti legati al comportamento alimentare e ai processi di prevenzione e promozione salute. Con una premessa: scrivo queste righe in data 9 settembre, quindi non ho idea di come andrà la votazione e comunque non ho alcuna possibilità di influenzare alcuno, dal momento che La Rivista arriverà nelle case a urne già chiuse. Ogni volta che sui giornali arriva qualche novità che riguardi le diete a base vegetale, lo scatto verso la polarizzazione è evidente ed è inevitabile accorgermene anche in studio. Non nascondo che c’è chi mi ha chiesto se "bisognerà diventare tutti vegani", o chi mi porta articoli allarmati sulla scomparsa della bistecca, e persino chi, quando mi racconta del piatto di pasta al ragù la domenica, abbassa gli occhi quasi abbia un peccato da confessare. Mie care e cari, respiriamo. Nessuna votazione popolare, per quanto importante, trasformerà da un giorno all'altro le nostre abitudini a tavola. Ma è comunque un'ottima occasione per fare un po' di chiarezza su cosa dicono le linee guida ufficiali e magari fare qualche riflessione, al di là di qualsiasi slogan. Basta con le fazioni Ne ho scritto qui e altrove e lo ripeto spesso anche in studio: non si può ricavare alcun supporto alla salute seguendo ideologie e fazioni. Allo stesso modo, non basta leggere quello che c’è scritto sul fronte delle confezioni alimentari, per capire se qualcosa possa “far bene” o “far male”. Dobbiamo necessariamente fare un passo verso una maggior grado di complessità. Infatti, sono i modelli alimentari nel loro insieme e mantenuti nel tempo, che possono fare la differenza, inoltre bisogna anche poter adattare quello che si sa sui grandi numeri alle singole esigenze e caratteristiche di ciascuno. Il CREA, il principale ente italiano di ricerca in agricoltura e alimentazione, così come l'Organizzazione Mondiale della Sanità e, più vicino a noi, l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV/ BLV), convergono su un punto: i modelli alimentari che meglio prevengono le malattie non trasmissibili, dal diabete di tipo 2 alle patologie cardiovascolari fino ad alcune forme tumorali, sono quelli equilibrati, vari, basati prevalentemente ma non esclusivamente su alimenti di origine vegetale. Troviamo questi principi trainanti anche dietro la nuova piramide alimentare svizzera, aggiornata nel 2024 dall'USAV insieme alla Società svizzera di nutrizione, e dietro la Strategia nutrizionale svizzera 2025-2032, pubblicata proprio l'anno scorso. Le nuove linee guida della Società Svizzera di nutrizione hanno decisamente ridotto (ma non eliminato) il consumo di carne tra le raccomandazioni, dando anche più risalto a legumi, frutta a guscio e semi tra le fonti proteiche. Tra l’altro, per la prima volta in modo così esplicito, la strategia federale integra la dimensione della sostenibilità accanto a quella della salute, incoraggiando un consumo maggiore di alimenti vegetali come LA TRANSIZIONE “VERDE” NEL PIATTO di Tatiana Gaudimonte La Rivista La Dieta rivista La Rivista · Luglio - Settembre 2026 75
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