La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

biamenti - se lo pratichiamo con costanza ogni volta che ci troviamo a relazionarci con un contesto diverso, un interlocutore nuovo o una cultura differente, alcune di queste domande diventeranno una routine, parte del nostro repertorio per confrontarci con l’altro. Far chiarezza su aspettative e portare alla luce preferenze inconsce rimane di fondamentale importanza in particolare in questi anni in cui il ruolo giocato dall’intelligenza artificiale è ancora poco chiaro. Se da un lato sembra che l’IA possa aiutarci a riconoscere e mettere in discussione alcuni stereotipi e unconscious bias, dall’altro sembra anche riprodurli se i dati e i modelli sui quali viene costruita incorporano bias culturali. Ci sono, inoltre, atteggiamenti umani e biografie difficilmente categorizzabili; ci sono momenti fruibili una sola volta: diventare agili nel riconoscere automatismi e nel mantenere un’attitudine di apertura chiarendo ruoli e aspettative vuol dire creare processi di collaborazione altrettanto agili, capaci di reggere scosse geoeconomiche e disinformazione per tradurre un’idea in prodotto. Co-creare un terreno comune Eliminare stereotipi e unconscious bias è impossibile e innaturale. Rendere espliciti questi automatismi vuol dire invece chiarire aspettative e assunzioni. Un passo importante per due ordini di ragione: in primo luogo, le aspettative non esplicitate e disattese sono la maggiore causa di contrasti in ogni contesto, da quello professionale a quello privato. Creare consapevolezza sulle regole del gioco, quasi si trattasse di una disclosure clause, contribuisce alla comprensione reciproca e a capire da quali assunzioni partono tutti i presenti, noi stessi compresi. In secondo luogo, gli automatismi cognitivi possono agire come barriere invisibili. Ci impediscono di portare avanti un dialogo aperto e di cocreare uno spazio condiviso in cui le potenzialità di una situazione emergono e diventano progetti concreti. Un processo di sensibilizzazione interculturale sostiene e agevola questo cammino di comprensione reciproca, ed è un investimento che imprese e associazioni del settore possono scegliere di promuovere fin dall'inizio, non solo quando la frizione è già emersa. Le alternative sono molteplici: se la consulenza e il workshop rimangono le strade più tradizionali, il coaching e il mentoring offrono percorsi altrettanto validi. Non si tratta di produrre una lista di comportamenti da adottare o meno negli incontri multiculturali, ma di far luce sul sistema di automatismi cognitivi che ogni contraente porta con sé. Perché anche quando tendiamo a dare la preferenza a un approccio che valorizza il learning by doing, quindi all’esperienza sulla teoria, dobbiamo comunque tenere presente che anche questo processo può essere ostacolato da assunzioni implicite e stereotipi. Una riflessione professionalmente facilitata sviluppa le basi per una meta-comunicazione fruibile in molteplici situazioni e adattabile in modo personale, aiutando a chiarire aspettative e ad ampliare i margini di azione. Val la pena aggiungere che, in ambito multiculturale, non sempre è necessario incontrarsi su standard precisi, come se si trattasse di colpire il centro di un bersaglio. A volte è sufficiente promuovere condizioni di partenza che, attraverso l’adattamento di quella che Andy Molinsky nel suo libro Global Dexterity definisce zone of appropriateness, ci consenLa Rivista Comunicazione interculturale d’impresa Come leader di un team multiculturale, è fondamentale riconoscere i propri automatismi e saper cambiare percezione. La Rivista · Luglio - Settembre 2026 42

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