La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

La siccità pesa soprattutto sulle rese Accanto al caldo, l’altro grande protagonista dell’annata è la disponibilità idrica. La situazione non è uniforme in tutta Italia: la risposta della vite dipende dal territorio, dalla composizione dei terreni, dalla disponibilità di acqua, dall’età delle piante e dalle tecniche di gestione del vigneto. Dove lo stress idrico è stato maggiore, i grappoli possono risultare più piccoli e meno pesanti. Questo significa che anche quando la qualità delle uve appare elevata, la quantità raccolta può diminuire. È un aspetto già osservato in diverse zone. In Maremma, per esempio, le prime valutazioni indicavano uve sane e qualitativamente promettenti, ma anche la possibilità di una produzione inferiore alla media proprio per il minore peso dei grappoli. Indicazioni simili arrivano dal Piemonte, dove le rese in mosto potrebbero diminuire nei vigneti più esposti al caldo e allo stress idrico, e risultato è che in molte zone i viticoltori si sono trovati a dover decidere il momento della raccolta molto prima rispetto a quanto normalmente previsto. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il calendario. Quando la maturazione procede rapidamente, infatti, zuccheri, acidità, aromi e componenti fenoliche non necessariamente evolvono alla stessa velocità. È proprio questo uno degli aspetti che caratterizza la vendemmia 2026: le uve mostrano frequentemente un buon livello di maturazione zuccherina, ma in numerose aree si registrano acidità più contenute. Secondo il quadro territoriale pubblicato da Unione Italiana Vini a metà settembre, gli anticipi sono generalmente compresi tra una e due settimane, con casi arrivati fino a circa venti giorni. Le uve risultano in generale sane e con gradazioni superiori alla media, mentre la riduzione dell’acidità richiede particolare attenzione nella gestione della vinificazione. dall’Emilia-Romagna, dove i vigneti non irrigati risultano maggiormente esposti a possibili cali produttivi. Per questo motivo, parlare oggi di una precisa percentuale di crescita o diminuzione della produzione nazionale sarebbe prematuro. La qualità delle uve (per ora) convince Se il capitolo delle quantità rimane aperto, quello qualitativo offre invece indicazioni generalmente positive. Il quadro raccolto dall’Unione Italiana Vini (UIV) a metà settembre parla di uve complessivamente sane e di prospettive qualitative elevate. Le temperature alte e la siccità hanno comportato alcune difficoltà, ma hanno anche contribuito a mantenere sotto controllo numerose problematiche fitosanitarie. In diverse aree, quindi, la situazione sanitaria delle uve viene descritta come molto buona. In Toscana, per esempio, le prime indicazioni parlano di uve sane e ricche di zuccheri. Anche in Piemonte la qualità viene considerata molto elevata, mentre nel Veneto occidentale le prime valutazioni su Amarone, Garganega, Lugana e altre varietà sono positive. Anche la Sicilia offre indicazioni interessanti. Nella parte occidentale dell’isola, a metà settembre, alcuni produttori descrivono uve mature e sane, con risultati qualitativi molto promettenti, pur a fronte di una produzione ridotta a causa delle condizioni termiche e idriche particolarmente difficili. Il quadro che emerge è dunque quello di una vendemmia nella quale, in molti territori, la qualità sembra La Rivista · Luglio - Settembre 2026 80

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