La Rivista Europee di precedenti penali, una sanatoria straordinaria per cui sono arrivate 1.174.987 domande - più del doppio di quelle attese. Un altro snodo critico della crisi è stata l’ambivalenza del Marocco, che non avrebbe impedito il passaggio delle persone alla frontiera, atteggiamento che pone pesanti interrogativi sull’efficacia degli accordi in tema migratorio fatti con i Paesi terzi, che rischiano di trasformare il contenimento dei flussi in arma di ricatto nei confronti delle parti contraenti. Gli analisti aggiungono anche una possibile influenza su quanto accaduto – attraverso le campagne sui social media - da parte di Israele e degli Stati Uniti, visto che il presidente Trump a marzo aveva dichiarato che la Spagna era stata “terribile” a rifiutare l’utilizzo delle basi Nato per le incursioni americane in Iran, minacciando di interrompere le relazioni commerciali con il Paese. Sánchez, inoltre, è stato l’unico premier dell’Unione a ritirare definitivamente il proprio ambasciatore da Israele, dopo aver criticato le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi e la guerra nella Striscia di Gaza. Se è data dunque per acquisita la consapevolezza che l’unica soluzione possibile al problema migratorio debba essere una soluzione europea, attraverso un “quadro comune che attribuisce responsabilità a tutti e chiede solidarietà a tutti”, resta evidente come nei fatti, e in un contesto geopolitico come quello attuale, sia difficile giungere ad una risposta equa e condivisa, che non rischi di essere sconfessata dagli Stati membri il giorno successivo la sua entrata in vigore perché non sufficientemente gradita al governo di turno o alla posizione assunta dal suo elettorato. importante, quella automobilistica, e rischia ora di sprofondare sotto il peso dei licenziamenti annunciati da Volkswagen e BMW. Una vera e propria crisi d’identità che porta con sé l’adesione a proposte come quella della “remigrazione”, termine che suona sinistro se si pensa al passato tedesco, ma che trova simpatizzanti anche nella destra italiana, come la Lega, o con l’ascesa di movimenti come quello di “Futuro Nazionale” del generale Roberto Vannacci. Molto di questo scontento è riconducibile anche ai limiti mostrati dalle risposte europee sin qui adottate, limiti che sembrano ancora più evidenti in un contesto di tensioni internazionali crescente e sempre più complesso. Un caso esemplare è rappresentato dal nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo, entrato in vigore nel giugno scorso e rimesso in discussione nel dibattito pubblico italiano da quella che è stata definita la “crisi migratoria” dell’estate: l’arrivo di circa 60 mila persone dal Marocco nella enclave spagnola di Ceuta, nella notte tra il 30 e il 31 luglio scorso. Un’emergenza che ha scosso l’intera Unione e messo in luce la fragilità della solidarietà tra Stati richiamata dalla stessa Von der Leyen nel suo discorso di metà settembre e il cui “obbligo” scatterebbe, in base al nuovo patto, nel caso in cui uno dei Paesi europei si trovi “sotto pressione migratoria”. Nonostante il governo socialista guidato da Pedro Sánchez abbia cercato di gestire la crisi riportando indietro la quasi totalità dei migranti, la gran parte dei governi europei, infatti, ha preso le distanze dalla Spagna, chiedendo, in una lettera inviata alla presidente della Commissione, controlli più severi alle frontiere. La premier italiana Giorgia Meloni – promotrice della lettera insieme alla premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen – ha persino deciso la sospensione del trattato di Schengen e la reintroduzione dei controlli in porti e aeroporti nei confronti di cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna, prorogata poi fino a fine settembre. Responsabilità e solidarietà condivise L’impostazione al problema migratorio del nuovo patto, come quella della quasi totalità degli Stati europei, è ormai quella restrittiva e i provvedimenti di senso contrario del governo spagnolo, che restano un caso isolato, sono stati messi sotto attacco con Ceuta anche dai governi di diverso orientamento politico e dalle opinioni pubbliche degli Stati membri. Si è criticato il nuovo Piano di integrazione e cittadinanza di Madrid, che ha previsto la possibilità di regolarizzare i migranti che si trovano da circa 1 anno nel Paese e siano privi L’impostazione al problema migratorio in senso restrittivo contrasta con i provvedimenti di senso contrario del governo spagnolo, che restano un caso isolato, e sono stati messi sotto attacco con i fatti di Ceuta La Rivista · Luglio - Settembre 2026 15
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