La Rivista LUGLIO-SETTEMBRE 2026

scere del 2,2%, l’Eurozona dello 0,9% e la sola Germania dell’1,1%, il Regno Unito pure dell’1,1%, il Giappone dello 0,7%, i Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) nel complesso del 4,6% e la sola Cina del 4,4%. Come si vede, nell’ambito dei Paesi più sviluppati la Svizzera con il suo 1,7% è in una posizione interessante, in pratica a metà strada tra gli USA e le due maggiori economie europee. Naturalmente le previsioni sono formulate sulla base di dati e fatti disponibili sino a settembre. Le tensioni geopolitiche, le guerre (in particolare quella tra USA-Israele e Iran e quella tra Ucraina e Russia), i dazi americani e i freni agli scambi economici, sono tutti fattori che pesano nello scenario internazionale. La crescita economica mondiale registra un rallentamento e al tempo stesso però una resilienza di gran parte delle economie, più o meno marcata a seconda dei casi. Se i fattori negativi che frenano la crescita mondiale rimarranno o si aggraveranno, chiaramente il rallentamento economico resterà o si accentuerà. Se questi fattori, geopolitici ed economici, invece si attenueranno, altrettanto chiaramente la crescita globale potrà avere un miglior passo, con benefici anche per molte singole economie. È semplice, forse banale, ma vale la pena di ricordarlo, perché il PIL mondiale stava salendo a ritmi migliori prima che subentrassero i grandi fattori di freno. L’andamento dei prezzi Tornando al caso specifico della Svizzera, è interessante vedere alcuni dei principali elementi che le stanno consentendo un grado di resilienza economica superiore a quello di molti altri Paesi sviluppati. Uno, come si diceva all’inizio, è una coriacea linea anti inflazione, per contenere l’aumento dei prezzi. È una linea che la Svizzera ha condiviso lungamente con la Germania e altri Paesi del Nord Europa, ma che in anni recenti ha saputo e potuto mantenere più di questi ultimi, che hanno dovuto fare mediazioni dentro l’Eurozona e l’Unione europea. La SECO prevede per la Svizzera un’inflazione media annua dello 0,6% sia per quest’anno sia per il prossimo. È più dello 0,2% registrato nel 2025, ma è un livello ancora molto basso. Ricordiamo che molte previsioni di istituzioni economiche e centri di ricerca indicano per quest’anno un’inflazione media annua superiore al 3% per gli Stati Uniti e per il Regno Unito e tra il 2,5% e il 3% per l’Eurozona. La Confederazione è nettamente dentro la fascia-obiettivo della Banca nazionale svizzera (BNS), che è 0%-2%. Gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Eurozona non sono riusciti sin qui a scendere alla soglia-obiettivo delle rispettive banche centrali, che è il 2%. Gli Stati Uniti, in particolare, sono sopra il 2% dal marzo del 2021, dunque hanno un problema tutt’altro che secondario per quel che riguarda il rincaro, a maggior ragione se si guarda all’effetto combinato della pressione sui prezzi a livello internazionale (vedi petrolio e gas, alimentari, metalli industriali e altro) e dei dazi voluti dall’Amministrazione Trump. La moneta forte Un’inflazione bassa limita l’erosione del potere d’acquisto e contribuisce quindi a sostenere i consumi. E dà più certezze anche agli investimenti, perché fornisce un quadro più stabile e permette di tenere bassi anche i tassi di interesse, con un costo del denaro meno oneroso per chi vuole investire. L’inflazione bassa, dunque, favorisce la crescita economica nel lungo termine. La politica monetaria della BNS, da sempre particolarmente attenta al contenimento dell’inflazione, è un elemento chiave da questo punto di vista. Ma quando si parla di bassa inflazione si va inevitabilmente anche sul versante della forza del franco. La valuta elvetica, sostenuta dall’affidabilità del Sistema Paese, non è mai debole, o è forte o è troppo forte. Quando è troppo forte crea alcuni ostacoli in più alle esportazioni Diversamente da quanto accade in altri Paesi, la Confederazione riesce a tenere bassa l’inflazione dentro la fascia-obiettivo 0%-2% della Banca nazionale La Rivista · Luglio - Settembre 2026 10

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=