parte è vero che manca la limitazione sulla carne rossa (ma qui entriamo più nel dibattito politico che in quello scientifico, quindi mi astengo da aggiungere altro), il vero focus è sulla riduzione dei cibi ultraprocessati, che si traduce in un maggior consumo di molti dei prodotti già nominati sopra. In breve, dunque, ovunque si parla di un riequilibrio delle proporzioni: più legumi, cereali integrali, verdura e frutta, meno carne (in particolare quella lavorata) e meno prodotti ultra-processati, senza per questo demonizzare né il pezzo di formaggio né la lasagna al ragù della domenica. Per dirla in modo ancora più brutale, il messaggio non è "smettete di mangiare carne", ma "più equilibrio e regolarità che radicalità". A fronte di tutto questo, davvero non riesco a capire la spinta che leva di prevenzione primaria e di promozione salute, oltre che per ridurre l’impatto ambientale. Inoltre, le linee guida CREA sostengono fondamentalmente il modello mediterraneo, che è “plant based” ma onnivoro. In altre parole, riassumendo all’osso, viene promosso il consumo quotidiano di verdura, frutta, cereali integrali e olio di oliva extravergine, ma anche di latticini (latte/yogurt); di più volte a settimana di legumi, semi e frutta a guscio, ma anche di uova, pesce e formaggi preferibilmente magri; mentre il consumo di carne viene raccomandato per 2-3 volte a settimana, di cui solo al massimo una volta rossa (e meno di una volta processata). Anche le indicazioni introdotte con le nuove DGA americane vanno un po’ ridimensionate, rispetto a quanto sbandierato sui giornali: se da una invece percepisco spesso nei media, verso una polarizzazione della discussione, dove da un lato c’è chi dipinge la carne e i prodotti animali come una calamità da eliminare del tutto, dall'altro chi liquida e quasi ridicolizza ogni raccomandazione a favore del vegetale, come se si trattasse solo di pura ideologia. Questa polarizzazione confonde e allarma e spero sempre che, prima o poi, si inizi a fare comunicazione in modo diverso, a sostegno della libera e consapevole scelta di ciascuno. Cosa c'entra la politica agricola con il vostro piatto Qui arriviamo al punto che trovo interessante, relativamente a questa votazione, ossia se davvero possa essere sufficiente un intervento sulla politica agricola per migliorare la salute della popolazione. A mio parere, la risposta è NI e lo dico ricordando un concetto imparato durante il Master su Prevenzione e Promozione salute ottenuto in territorio elvetico. Parlo della necessità di abbinare Verhalten (comportamento) e Verhältnis (condizioni, infrastrutture) per migliorare la probabilità di successo di un progetto di prevenzione o promozione salute. Con “comportamento” ovviamente non si intende quello generale, tipo se si dice “grazie” o “prego” o se si risponde male all’impiegato delle poste. Ci si riferisce alle scelte individuali come cosa mettiamo nel carrello, come e quanto cuciniamo a casa, quanto restiamo sedentari o ci muoviamo. Per poter sperare di modificare un comportamento nocivo alla salute, serve smuovere le coscienze, ampliare la conoscenza, infilare un sano “tarlo” nel cervello Ogni volta che arriva qualche novità che riguardi le diete a base vegetale, lo scatto verso la polarizzazione è evidente La Rivista · Luglio - Settembre 2026 76
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