La Rivista

Gennaio-Marzo 2024 n. 01 - Anno 115 Storie di quotidiana straordinarietà Consegnato a Zurigo il premio I numeri UNO 2023 Pag 89-96 Il Mondo in Camera

Giangi Cretti Direttore gcretti@ccis.ch La Rivista Editoriale magari a comprendere che ciò che è veramente è importante è riscoprirsi Numeri UNO: non per sé stessi, per gli altri. Ecco che, parlare di Numeri UNO, significa soprattutto parlare di donne e uomini che, in ambiti diversi, seguendo traiettorie professionali differenti, si sono distinti, contribuendo, a vario titolo, a rinsaldare, non foss’altro con la semplice forza dell’esempio, relazioni positive e, direttamente e indirettamente, a far crescere e consolidare il rispetto reciproco fra l’Italia e la Svizzera. Donne e uomini che rappresentano le tessere che compongono il variegato e straordinariamente ricco mosaico delle esperienze che caratterizzano il vissuto di storie, che hanno in comune il fatto di essere maturate in un percorso di migrazione, di spostamenti non solo geografici, che oggi ancora, seppur con modalità e opportunità nuove, al pari di ieri, sono dettati dalla volontà e dal bisogno di migliorare le proprie condizioni di vita. Donne e uomini protagonisti di quelle che siamo soliti definire storie di successo. Non importa quanto eclatanti. Ciascuna ha il pregio di poter dimostrare come sia possibile, pur nell’eventuale disparità delle condizioni di partenza, raggiungere traguardi all’inizio solamente vagheggiati. Presupposto di risultati, materiali e immateriali che, non immediatamente e non sempre con piena consapevolezza collettiva, si riverberano positivamente su un’intera comunità. Non è solo un modo per sottolineare primati o prestazioni eccezionali: quelli, quando ci sono, hanno, intrinseca per loro natura, la forza di mettersi in evidenza motu proprio, raccogliendo, com’è giusto che sia, il meritato plauso generale. Neppure basta, per quanto legittimo e implicito nella ragione stessa del premio, limitarsi a rendere omaggio ai premiati. Maggiormente interessa segnalare il modo in cui a determinati risultati ci si è arrivati. Attraverso quali traiettorie, descrivendo quali parabole, seguendo quali percorsi, realizzando quali speranze, stimolati da quali ambizioni, inseguendo quali traguardi. È percorrendo queste piste che, per quanto possibile, l’intento è quello di condividere le loro esperienze, gettando uno sguardo, curioso e permeabile alla forza delle visioni, su ambiti di cui in realtà abbiamo una conoscenza ancor meno che superficiale. Ritrovandoci inappagati e pertanto stimolati ad andare oltre la genericità. Il Premio è giunto alla quarta edizione e, sulla scorta di quelle passate, posso dire di non essere più sorpreso di sorprendermi. Anche questa volta ne esco arricchito. Così non fosse, dovrei ammettere, e non lo faccio, di non aver imparato nulla. Aver incontrato, e dialogato con, i premiati per l’edizione 2023 del premio**, al pari dell’esperienza goduta nelle precedenti edizioni, si è confermato un’opportunità, figlia e al contempo madre di un privilegio: quello di poter, rifuggendo dal pettegolezzo, andare oltre la superficiale connotazione, solitamente circoscritta dalla, se non addirittura confinata alla, funzione. Generalmente, personalità, che, a vario titolo e per differenti meriti, siamo soliti ritenere pubbliche, sono considerate e definite per quello che fanno, per gli incarichi che ricoprono. Prendersi il tempo, spesso rubato, fra un impegno e l’altro, talvolta fra un decollo e un atterraggio, chiedendo loro di ripercorrere, con, e per, noi, (magari un poco anche per loro) le tappe che le hanno portate a divenire ciò che oggi sono, consente di accendere, per quanto tenue, un bagliore e illuminare, al di là delle funzioni e degli incarichi, le persone. Poterlo fare, con rapide incursioni nelle loro storie individuali - straordinarie certo, ma pur sempre arredamento, per quanto esclusivo, di stanze di vita quotidiana - comporta un duplice pregio: contribuisce a relativizzare (contestualizzare?) e induce in… riflessione. **Le sintesi di questi incontri, al pari di quelle relative ai premiati delle edizioni precedenti, sono pubblicati in un volume che è sfogliabile sul sito www.inumeriuno.ch Inumeri UNO: potenzialmente ciascuno, a modo suo, lo è o potrebbe esserlo. Stante questo assunto, a qual pro istituire un premio che, implicitamente, parrebbe segnalare, va da sé in positivo, la differenza? Innanzitutto, perché la consapevolezza del primato è spesso sommersa. Poi, perché, una volta emersa, deve essere fatta conoscere: per condividere conoscenza e riconoscenza. Inoltre, perché, contribuire alla diffusione di buoni esempi, è da stimolo alla virtuosa emulazione. Fuor di vaghezza, generata dalla generalizzazione, nel caso specifico: nel 2019 la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, con il patrocino dell’Ambasciata d’Italia a Berna, ha deciso di istituire un premio per far conoscere e riconoscere le esperienze di chi, in pensieri parole e soprattutto opere, si è distinto per favorire, a vari livelli e negli ambiti più disparati, le relazioni fra Italia e Svizzera. Un premio che assume ancor maggior significato in questo particolare momento storico, in cui, complice una narrazione troppo spesso addomesticata, sembrano far difetto figure di affidabile riferimento, sottolineando come la diversità sia foriera di ricchezza e solo pretestuosamente possa essere (mal)intesa come una minaccia. Un premio simbolico. Onorifico, con un’ambizione dichiarata: valorizzare esperienze ritenute meritevoli, in grado di trasmettere un messaggio di positività: espressione rappresentativa di un territorio, come quello della Confederazione, piccolo ma composito, nel quale convivono religioni, culture lingue e aspirazioni, che sappiamo diverse, ma accomunate da un percorso di crescita affermatosi nel tempo. Un premio che non ha passaporto. Anche se, doverosamente lo si deve confessare, pone l’accento su esperienze improntate dall’italianità, che, in un contesto internazionale, proiettano un’immagine positiva del nostro Paese e della nostra cultura. Che raccontano storie di persone. Che hanno il pregio di non esaurirsi nella vacua autoreferenzialità. Che, fors’anche solo idealmente, incrociano e talvolta intercettano le storie di ciascuno di noi, aiutandoci

THE ITALIAN UPGRADE VIENI A SCOPRIRLA PRESSO I CONCESSIONARI FIAT UFFICIALI

SOMMARIO 21Svizzera, la potenza nascosta Al Museo Casa Rusca di Locarno fino al 7 luglio Corrispondenze. Italo Valenti e i sodalizi artistici fra Vicenza e Locarno 1 Editoriale 7 Italiche Il Paese si aspetta una promozione 11 Elvetiche Svizzera, una solidità economica conquistata nel corso degli anni 15 Europee L’Unione europea al voto 18 Il Mar Rosso conteso Nuovi problemi, vecchie rotte 24 Cultura d’Impresa La magia dell’ascolto Un caso pratico in una azienda di servizi 26 Novità in Gazzetta Ufficiale 30 Angolo Legale Il debutto del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri 33 A Zurigo la consegna del Premio I numeri UNO 2023 38 Elefante Invisibile Voglia di negare la realtà… In Copertina Premiati a Zurigo in Numeri Uno 2023. (da sinistra) Vincenzo De Bellis, Lorenzo Tomasin, Barbara Levi, Roberto Cirillo, Lucia Mazzolai, Giulia Tonelli, Pietro Supino e, sullo schermo Gianandrea Noseda, impegnato a Monaco a dirigere una serie concerti con l’Orchestra Filarmonica. 60 42 Presentato a Bologna il rapporto Io sono cultura La cultura motore della nostra economia 45 1924-2024: Giacomo Matteotti nel centenario del suo assassinio 52 La lingua batte dove… Specchio delle mie brame… Le mille e una lingua: il concorso del Forum per l’Italiano in Svizzera 56 Italianità plurale. Analisi e prospettive elvetiche 58 All’Accademia della Crusca i poeti e scrittori italiani all’estero ccis.ch/la-rivista La Rivista · Marzo 2024 4

Swiss Italian Startup Award: the place to be” Il mondo in Camera Lo stivale regionale dei Formaggi d’Italia: l’Umbria (cuore d’Italia 90 89 84 Editore - Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Direttore - Giangi CRETTI Art Director - Marco DE STEFANO Collaboratori C. BIANCHI PORRO, M. CARACCIOLO DI BRIENZA, V. CESARI LUSSO, M. CIPOLLONE, D. COSENTINO, L. D’ALESSANDRO, R. DE ROSA, N.FIGUNDIO, G.SORGE, M. FORMENTI, P. FUSO, T. GAUDIMONTE, T. GATANI, R. LETTIERI, F.MACRÌ, S. MIGNANO, V. PANSA, E.PERVERSI, N.TANZI, L.TERLIZZI La Rivista Redazione e Pubblicità Veronica SADDI Dolderstrasse 62 - 8032 Zurigo Tel. +41(0)44 289 23 26 Fax +41(0)44 201 53 57 www.larivista.ch vsaddi@ccis.ch Pubblicità Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Dolderstrasse 62 - 8032 Zurigo Tel. 0041(0)44 2892326 Fax 0041(0)44 2015357 E-mail: info@larivista.ch Abbonamento annuo Chf. 40.- Estero: 50 euro Gratuito per i soci CCIS Le opinioni espresse negli articoli non impegnano la CCIS. La riproduzione degli articoli è consentita con la citazione della fonte. Periodico iscritto all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana). Aderente alla FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all’Estero) Appare 4 volte l’anno. Stampa e confezione Nastro & Nastro srl 21010 Germignaga (Va) - Italy Tel. +39 0332 531463 Fax +39 0332 510715 www.nastroenastro.it 62 2024: 150 anni di Impressionismo francese Uno sguardo su quello che fu 69 Visioni del Tempo Il mistero attorno al tourbillon e ai suoi benefici per la cronometria 74 Tele-visioni La SSR si prepara alla battaglia contro la riduzione del canone 76 Note Italiane 78 Intervista con Alberto Bertoli "Se non metti sostanza in quello che fai, la sostanza non rimarrà." 80 La dieta rivista Dieta e longevità 82 St. Moritz Gourmet Festival 2024 30entesima edizione

Direzione Generale e Agenzia di Città Via Giacomo Luvini 2a, 6900 Lugano Sede Operativa e Succursale Via Maggio 1, 6900 Lugano Altre Succursali e Agenzie Chiasso, Manno, Locarno, Bellinzona, Biasca, St. Moritz, Celerina, Pontresina, Poschiavo, Castasegna, Coira, Berna, Basilea, Zurigo, Neuchâtel, Martigny, Verbier, Vevey, MC-Monaco Affrontare il futuro serenamente Avete capitale che desiderate versare in una volta sola? Il Piano di Accumulo in Fondi PLUS di BPS (SUISSE) vi permette di far fruttare risparmi, previdenza libera o riscatti di capitale previdenziale, lasciando ai nostri gestori il compito di investirli gradualmente nei mercati finanziari. Call Center 00800 800 767 76 contact@bps-suisse.ch www.bps-suisse.ch Banca Popolare di Sondrio (SUISSE) La vostra Banca, i vostri valori Inquadrate il codice QR per saperne di più. Piano di Accumulo in Fondi Plus CONTO INVESTIMENTO CON TASSO PREFERENZIALE 1.00 % P. A.

Il costo del denaro che in poco tempo è passato dalla calma piatta dell’1,5% del gennaio 2022 al 4-4,5% due anni dopo a motivo del rincaro determinato dall’inflazione, ha letteralmente cambiato la propensione e l’atteggiamento degli italiani nei confronti del risparmio e del mercato immobiliare. L’Italia si aspetta una promozione di Corrado Bianchi Porro peso del debito pubblico della Penisola. La ritrovata voglia di guadagni da parte della clientela locale conferma pertanto la centralità e l’importanza della consulenza finanziaria con 300.000 lavoratrici e lavoratori degli istituti che si ritrovano sempre al fianco delle famiglie italiane nelle scelte concrete d’investimento. Il risparmio è dunque il reale “petrolio” dell’Italia pur se questo comporta, nella ricerca dei rendimenti ed a fronte dell’inflazione determinata dal rincaro delle materie prime, gas energia e alimentari, una ricerca puntuale per non ritrovarsi “fuori fase”. In quasi nove mesi, sono dunque i titoli obbligazionari che hanno vinto il primato della crescita con un aumento del 44,3%, pari a 115,2 miliardi aggiuntivi in valore assoluto: il totale degli investimenti in obbligazioni è così riuscito a raggiungere lo stock di 375,2 miliardi nel 2023, rispetto ai 260 miliardi di dicembre 2022. Sempre a settembre 2023, le famiglie possedevano titoli a breve termine per un valore di 27,8 miliardi mentre era pari a ben 347,4 miliardi la fetta di risparmio investita in titoli a medio-lungo termine, con Secondo una recente ricerca della Fabi, la Federazione Autonoma Bancari Italiani, nel corso del 2023 la ricchezza finanziaria degli italiani è cresciuta di quasi 80 miliardi di euro ed è arrivata a quota 5.216 miliardi, ben 552 miliardi in più rispetto al 2019 ovvero prima della pandemia. Lo scorso anno i depositi bancari si sono però prosciugati per quasi 61 miliardi. In soli nove mesi, tra azioni, titoli obbligazionari e fondi comuni le famiglie italiane hanno invece accumulato oltre 144 miliardi in più sotto forma risparmio investito, con una crescita che si aggira – rispetto al 2022 – a poco meno del 45% circa per i titoli obbligazionari, all’1,69% per i fondi comuni e all’’1,35% per il comparto azionario. Il risparmio è il reale “petrolio” dell’Italia Lando Maria Sileoni, segretario generale della stessa Federazione dei bancari, ha rilevato come la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane equivalga a due volte e mezzo il Pil italiano e corrisponda dunque a quasi il doppio rispetto al pur rilevante La Rivista Italiche La Rivista · Marzo 2024 7

una propensione marcata verso le più lunghe scadenze rispetto all’anno precedente. Analogo cammino anche per gli investimenti in titoli azionari. L’accelerazione dei mercati che ha caratterizzato l’ultima parte del 2023, ha infatti comportato un aumento della ricchezza finanziaria investita in azioni di ben 20 miliardi di euro in termini di volumi. L’allocazione di risorse accantonate per il comparto azionario si attesta così nel 2023 a 1.339 miliardi di euro, confermandosi una componente importante del portafoglio impieghi del risparmio come per l’anno precedente (25,7%). Infine, la necessità di limitare l’erosione del valore dei propri risparmi, unito al fabbisogno di mitigare i rischi legati ad una situazione economica globale che rimane incerta, ha mantenuto altresì elevato l’importo complessivo accantonato per le polizze assicurative. In calo le compravendite immobiliari Sul fronte opposto, di fronte al pesante rincaro del costo del denaro che grava in modo particolare per i mutui con i tassi alle stelle, si è registrata sempre meno richiesta per acquistare una casa. È diminuita infatti, dal 50% al 41%, la quota di persone che si è impegnata per acquistare un immobile e sono scese del 12% le compravendite immobiliari. Il terzo trimestre del 2023 ha così confermato il netto calo delle compravendite degli immobili residenziali già per altro iniziato nel quarto trimestre 2022, dopo una crescita continua e accelerata dal 2020. Il calo registrato nei primi nove mesi del 2023 ha interessato tutto il territorio della Penisola, così come ogni tipologia dimensionale di abitazione. Il numero delle compravendite a fine settembre 2023 si è in effetti attestato a 507.879, contro le 576.115 registrate nello stesso periodo dell’anno precedente, con una riduzione dell’11,8%. Le persone fisiche risultano acquirenti di circa il 95% degli immobili transati: di questi, il 62% avendo usufruito delle agevolazioni per la prima casa. D’altra parte, sono triplicati i tassi praticati dalle banche sui mutui erogati alle famiglie. A fine dicembre 2023, gli interessi medi applicati ai prestiti immobiliari erano in effetti arrivati al 4,40%, tre volte rispetto all’1,45% del gennaio 2022 che aveva toccato il livello minimo degli ultimi anni. Lo stock di mutui è così calato, nel corso del 2023, di 2,3 miliardi di euro (192 milioni al mese in meno) dopo l’aumento di 18,3 miliardi registrato nel 2021 e la crescita di 17 miliardi raggiunta nel 2022 (per un totale di 35 miliardi totali in più nel biennio). Anche qui rileviamo il commento di Lando Maria Sileoni, segretario generale della Federazione dei bancari, il quale auspica al più presto un taglio dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, di modo che gli istituti di credito possano tornare a sostenere il comparto immobiliare, fondamentale La Rivista Italiche Marco Fortis docente di economia e direttore e vicepresidente della Fondazione Edison La Rivista · Marzo 2024 8

per sostenere lo sviluppo economico del Paese a fronte degli investimenti necessari anche per accelerare il risparmio energetico, considerati i criteri ecologici oggi sempre più necessari e di stringente attualità nell’edilizia. Economia resiliente e dinamica L’ISTAT, ufficio italiano di statistica, ha anche diffuso i conti ufficiali relativi al 2023 per l’azienda Italia. Nel 2023 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 2.085.376 milioni di euro correnti, con un aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente. In termini tendenziali, la crescita è risultata dello 0,6% nel quarto trimestre, in lieve rialzo rispetto allo 0,5% registrato in via preliminare. La crescita è spiegata soprattutto dagli investimenti, dalla domanda estera netta e dalla spesa delle Amministrazioni Pubbliche che hanno fornito contributi positivi pari rispettivamente a 0,5, 0,4 e 0,1 punti percentuali. In volume il Pil italiano è cresciuto dello 0,9% lo scorso anno. La crescita è stata principalmente stimolata dalla domanda nazionale al netto delle scorte, con un contributo di pari entità per consumi e investimenti. La domanda estera netta ha fornito un apporto lievemente positivo, mentre è stato negativo quello della variazione delle scorte che erano fortemente incrementate nei due anni precedenti. Dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto ha segnato crescita nelle costruzioni e in molti comparti del terziario, mentre ha subìto contrazioni in agricoltura e nel complesso delle attività estrattive, manifatturiere e altre attività industriali. La crescita dell’attività produttiva si è accompagnata a una espansione dell’input di lavoro e dei redditi. Il rapporto tra l’indebitamento delle Amministrazioni pubbliche e il Pil ha registrato un miglioramento rispetto al 2022, con una pressione fiscale rimasta invariata. La riduzione della spesa per interessi si riflette in un miglioramento del saldo primario. Questi dati hanno suscitato un vivace e immediato commento da parte di Marco Fortis docente di economia e direttore e vicepresidente della Fondazione Edison. Con le nuove revisioni Istat dei dati annuali e trimestrali del Pil italiano, emerge un quadro estremamente nitido della maggiore resilienza e dinamica dell’economia italiana rispetto alle altre principali economie europee del G7, spiega l’economista. Infatti, rispetto al quarto trimestre 2019 (antecedente la pandemia), il dato analogo del 2023 vede il Pil italiano cresciuto del 4,2% contro l’1,8% della Francia, l’1% del Regno Unito e lo 0,1% della Germania. L’Italia è cresciuta anche di più del Giappone, che registra un aumento del 2,8%. Soltanto gli Stati Uniti, nel G7, viaggiano ad un altro ritmo e dimensione, con un progresso dell’8,2%. La posizione dell’Italia, ribadisce, è tanto più apprezzabile considerando che il debito pubblico italiano è quello cresciuto di meno in valore, al netto degli interessi ed è l’unico quasi ritornato ai livelli pre-Covid-19, essendo calato dal picco del 154,9% del 2020 al 137,3% di fine 2023 grazie al buon lavoro iniziato a partire dalla presidenza di Mario Draghi. Come mai, chiede ancora Marco Fortis, mentre per le agenzie di rating l’Italia resta nelle valutazioni appena sopra il livello “spazzatura”, il Portogallo è stato recentemente super promosso e laudato, pur producendo progressi meno rilevanti? A quando, dunque, una promozione dell’Italia da parte delle agenzie di rating? La Rivista Italiche La Rivista · Marzo 2024 9

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La tenuta nella crescita e la bassa inflazione sono il frutto di quanto costruito in un lungo percorso Svizzera, una solidità economica conquistata nel corso degli anni di Lino Terlizzi La fotografia Se si prendono in considerazione i dati del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) si può ricavare una fotografia che consente di mettere a confronto l’andamento dell’insieme delle economie avanzate (una quarantina nell’analisi dell’FMI) e l’andamento dell’economia elvetica. La fotografia riguarda quindi Paesi già molto sviluppati, che in passato sono andati parecchio avanti con gli aumenti dei PIL e che ora non possono quindi avere, ovviamente, gli stessi alti tassi di crescita economica dei maggiori Paesi emergenti, che hanno basi di partenza diverse e che hanno la necessità di guadagnare il terreno che non hanno avuto prima. Per le economie sviluppate che hanno già fatto molta strada, e la Svizzera è chiaramente tra queste, con una posiNel capitolo della crescita economica, la Svizzera ha accumulato buoni punteggi per molti anni e in questa fase sta utilizzando la solidità conquistata per tenere le posizioni, sino ad ora in sostanza con successo. Evidentemente nessun Paese è un’isola economica, dunque ora anche la Confederazione elvetica registra un rallentamento della crescita. Le tensioni geopolitiche e i conflitti bellici hanno accentuato la riduzione di velocità della crescita economica mondiale e ciò ha inevitabilmente riflessi anche sulle singole economie. Ma in uno scenario come l’attuale è significativo che la Svizzera non subisca una recessione e, inoltre, che la crescita annua del Prodotto interno lordo (PIL) elvetico non sia inferiore a quella delle principali economie europee. La Rivista Elvetiche La Svizzera è sede di grandi organizzazioni sportive internazionali. Nella foto, ripresa dall’alto, la sede del Comitato olimpico a Losanna La Rivista · Marzo 2024 11

zione di rilievo nonostante le sue non grandi dimensioni, i tassi di crescita devono insomma essere valutati tenendo conto del loro tipo di realtà. Dalle cifre emerge che nel decennio 2005-2014 la crescita annua media delle economie avanzate è stata dell’1,5%, mentre quella della sola Svizzera è stata del 2,2%. La differenza come si può osservare è nettamente a favore dell’economia rossocrociata e ciò suona come una conferma del fatto che sono sbagliate le critiche ad una Confederazione elvetica che sarebbe stata lenta e impacciata nell’approccio allo scenario degli anni Duemila. Non è così e i numeri lo mostrano. A questo bisogna poi aggiungere che nel periodo successivo (2015-2022) in quattro casi su otto la Svizzera ha avuto una crescita annua superiore alla media delle economie avanzate. Il luogo comune di una Confederazione elvetica che secondo i critici andrebbe troppo piano non trova riscontro nei dati. L’ultima fase Per quel che riguarda il 2023, il Fondo monetario internazionale nel suo Outlook reso noto nel gennaio di quest’anno indica una media di crescita dell’1,6% per le economie avanzate. Nei dati pubblicati nel marzo di quest’anno, la Segreteria di Stato dell’economia fornisce come sempre le due versioni della crescita elvetica: da una parte quella destagionalizzata (tiene conto degli effetti di calendario) e corretta dagli eventi sportivi (la Svizzera è sede di grandi organizzazioni sportive internazionali, i cui eventi hanno indotti economici rilevanti); dall’altra quella al lordo, che non contiene quindi le correzioni citate. La prima versione, quella con le correzioni, è di un aumento del PIL elvetico nel 2023 pari all’1,3%; la seconda versione, quella al lordo appunto, è di un incremento del PIL pari allo 0,8%. Nel primo caso la crescita svizzera è non di molto inferiore alla media delle economie avanzate, nel secondo caso lo è più marcatamente, ma va opportunatamente inquadrata nel contesto europeo. Se il rallentamento elvetico l’anno scorso è stato maggiore di quello della media delle economie avanzate, è anche vero che il raffronto con le principali economie europee mostra che la Svizzera è tra i Paesi del Vecchio continente che più hanno limitato la frenata dell’economia. Gli Stati Uniti nel 2023 hanno fatto una corsa a parte, con una robusta crescita del 2,5%, l’Europa invece nella gran parte dei casi ha registrato batture d’arresto, più o meno consistenti. Secondo l’FMI, la Germania è stata tra i pochi Paesi in recessione annua nel 2023, con un -0,3%; la crescita del Regno Unito è stata dello 0,5%; la Francia ha registrato una crescita dello 0,8%, l’Italia dello 0,7%. Quindi, se si prende la versione SECO con il PIL al lordo, la Svizzera è andata meglio della prima e della seconda economia europea (rispettivamente Germania e Regno Unito). La Svizzera è andata inoltre come la terza economia europea (la Francia) e meglio della quarta (l’Italia). Se invece si prende la versione del PIL con le correzioni, la Svizzera è andata meglio di tutte e quattro le maggiori economie del Vecchio continente. Le prospettive Questi i dati su ciò che è già accaduto. Si possono poi prendere in considerazione anche le previsioni su ciò che potrebbe accadere per l’intero 2024. Il Fondo monetario internazionale prevede per quest’anno una crescita USA pari al 2,1%. Per quel che concerne le quattro principali economie europee, le previsioni sono invece queste: Germania 0,5%, Regno Unito 0,6%, Francia 1%, Italia 0,7%. In marzo la Segreteria di Stato dell’economia ha anche reso note le previsioni aggiornate per l’anno in corso sul versante della Svizzera: la crescita elvetica nel 2024 dovrebbe essere dell’1,1% per il PIL con le correzioni, dell’1,5% per il PIL al lordo. Se ciò si verificasse, la crescita economica svizzera sarebbe dunque in entrambe le versioni più consistente di quelle indicate in gennaio dal Fondo monetario internazionale per le maggiori economie europee. Uno dei punti di forza della Svizzera è la sua tendenza ad avere un’inflazione bassa, inferiore a quella di molte tra le aree economiche maggiori. Anche su questo terreno l’economia elvetica ha accumulato un buon punteggio nel corso del tempo. La Confederazione naturalmente non ha potuto sottrarsi al balzo dell’inflazione verificatosi tra il 2022 e il 2023 a livello internazionale, ma il rincaro svizzero è rimasto inferiore a quello Thomas Jordan ha annunciato che lascerà la presidenza della Direzione generale BNS alla fine di settembre ed entro quella data potrebbero esserci altri sviluppi nel percorso del binomio inflazione-tassi La Rivista · Marzo 2024 12

della gran parte dei Paesi sviluppati. Parlando di medie annue, dopo il 2,8% del 2022 ed il 2,1% del 2023, la SECO prevede un’inflazione elvetica dell’1,5% per il 2024. La Banca nazionale svizzera (BNS) prevede l’1,4% per quest’anno. Il rincaro e i tassi L’inflazione in Svizzera è dunque in corso di rientro negli argini della fascia 0%-2% stabilita dalla BNS. Quest’ultima in marzo ha infatti tagliato il tasso di interesse di riferimento. È vero che la fascia riguarda la media per un intero anno e che quindi occorre attendere prima di proclamare che l’obiettivo finale è stato raggiunto. È però altrettanto vero che i dati degli ultimi mesi hanno indicato una tendenza precisa, che in linea teorica potrebbe essere interrotta da eventi particolari ma che nel concreto probabilmente troverà conferma. L’anno in corso per la Svizzera è iniziato con un ulteriore calo dell’inflazione, che è stata dell’1,3% in gennaio e dell’1,2% in febbraio. Occorre considerare che in febbraio gli Stati Uniti hanno avuto il 3,2% e il Regno Unito ha avuto il 3,4% (indice CPI). Quanto all’Eurozona, sempre in febbraio ha avuto il 2,6%. La Confederazione si sta di fatto confermando come Paese tra i più allergici all’inflazione. Nel 2022 il picco svizzero di inflazione è stato del 3,5%, in agosto; nello stesso anno il Regno Unito è arrivato sino all’11,1% (criterio CPI) in ottobre, l’Eurozona è arrivata sino al 10,6% pure in ottobre, gli Stati Uniti sono arrivati sino al 9,1% in giugno. Giunte in ritardo alla lotta contro l’inflazione, le maggiori banche centrali hanno poi accelerato ed hanno attuato raffiche di aumenti dei tassi di interesse per contrastare il rincaro. Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 gli istituti centrali si sono messi in posizione di stallo, stretti tra il timore che vi siano rimbalzi dell’inflazione e la voglia di iniziare a tagliare i tassi, per favorire la crescita economica. La gran parte di analisti e operatori si attende che si verifichino parecchi tagli nel corso di quest’anno. La Banca nazionale svizzera tra il 2022 e il 2023 ha portato a tappe il tasso di riferimento sul franco da -0,75% a 1,75%. In marzo ha però appunto deciso un taglio all’1,5%. La forza del franco, che già c’era prima ma che con tassi non più negativi si è accentuata, è stata un contributo alla lotta all’inflazione, come barriera contro l’import di rincaro. Il calo dell’inflazione e il livello nel complesso contenuto del rincaro elvetico hanno poi permesso alla BNS di precedere altre banche centrali nel tornare a tagliare i tassi. L’uscita di Thomas Jordan dal vertice della Banca nazionale svizzera si accompagna ai fattori appunto del calo dell’inflazione e dell’inizio della riduzione dei tassi di interesse. Jordan ha annunciato che lascerà la presidenza della Direzione generale BNS alla fine di settembre ed entro quella data potrebbero esserci altri sviluppi nel percorso del binomio inflazione-tassi. La prospettiva di tassi più bassi sembra tracciata, ma come sempre è difficile prevedere esattamente la velocità degli sviluppi. Il bilancio Nei suoi dodici anni, la presidenza di Thomas Jordan ha attraversato fasi alterne. Discussi sono ora soprattutto la lunga permanenza della BNS nei tassi negativi e l’insistito acquisto di valute estere, entrambi attuati per frenare il franco e quindi ridurre gli ostacoli all’export. Ma queste misure, così come la soglia di cambio euro/ franco a 1,20 poi lasciata, hanno frenato solo in parte il franco. Più successo come visto ha avuto il cambiamento di linea concretizzato negli ultimi due anni per lottare contro l’inflazione, con i tassi non più negativi e gli stop agli acquisti di valute estere. A fine settembre si potrà fare un bilancio più completo dell’epoca di Thomas Jordan al vertice di BNS. Nel frattempo, pur tra luci ed ombre, l’economia svizzera sta confermando la sua solidità di fondo sia sul versante della tenuta nella crescita sia su quello dell’inflazione bassa. La Rivista Elvetiche Uno dei punti di forza della Svizzera è la sua tendenza ad avere un’inflazione bassa, inferiore a quella di molte tra le aree economiche maggiori La Rivista · Marzo 2024 13

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Dal 6 al 9 giugno 2024 si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, l’unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini dell’Unione, per un mandato di 5 anni. I deputati da eleggere saranno in totale 720 - 15 in più rispetto al 2019, - compreso il presidente, carica attualmente ricoperta da Roberta Metsola, europarlamentare maltese subentrata a seguito della morte dell’italiano David Sassoli ed eletta il 18 gennaio 2022. L’Unione europea al voto di Viviana Pansa votazioni. Se ciò non accade entro il quinto giorno antecedente quello delle votazioni, l’elettore potrà contattare l’ufficio consolare competente per verificare la propria posizione elettorale e richiedere il certificato sostitutivo per l’ammissione al voto. L’elettore italiano residente all’estero - in un Paese dell’Unione europea - e iscritto all’Aire può anche optare per il voto per i candidati ai seggi spettanti al Paese membro in cui risiede, in base a quanto indicato dalla Direttiva comunitaria n.93 del 1993; in tal caso voterà presso i seggi istituiti dalle autorità del Paese membro di residenza estera. Gli elettori interessati a tale opzione devono seguire le indicazioni fornite in merito presso le locali autorità. Di converso, i cittadini dell’Unione europea residenti in Italia che vogliano esercitare il diritto di voto per i membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia devono presentare al sindaco del Comune italiano di residenza domanda di iscrizione nell’apposita lista aggiunta almeno 90 giorni prima della data fissata per le elezioni – in questo caso in scadenza l’11 marzo scorso. I cittadini italiani che sono permanentemente residenti in un Paese UE e iscritti all’Aire e che non hanno optato per il voto a favore dei rappresentanti spettanti al Paese membro UE di residenza saranno ammessi al voto per i candidati per i seggi spettanti all’Italia senza necessità di presentare alcuna dichiarazione. Modalità di voto In Italia, il voto è previsto l’8 e il 9 giugno e i membri del Parlamento da eleggere sono 76; l’assegnazione dei seggi avviene proporzionalmente ai voti ricevuti. L’Italia utilizza il voto di preferenza e gli elettori possono indicare, nell’ambito della medesima lista, da una a tre preferenze, votando, nel caso di due o tre preferenze, candidati di sesso diverso. Una volta determinato il numero dei seggi spettanti alla lista in ciascuna circoscrizione, sono proclamati eletti i candidati con il maggior numero di voti di preferenza. Votano i cittadini che abbiano compiuto i 18 anni di età. Possono votare per i rappresentanti al Parlamento europeo spettanti all’Italia anche i connazionali residenti in un altro Stato membro dell’Unione e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), quelli temporaneamente residenti in un altro Stato dell’Unione per motivi di studio o lavoro, e i familiari con essi conviventi. In tal caso, il voto si esercita nei seggi istituiti dagli uffici consolari. L’elettore che risiede all’estero - però in un Paese dell’Unione europea (pertanto non vale per i cittadini italiani residenti in Svizzera) - riceve da parte del Ministero dell’Interno italiano all’indirizzo di residenza estero il certificato elettorale, con l’indicazione del seggio presso il quale potrà votare, la data e l’orario di apertura per le La Rivista Europee La Rivista · Marzo 2024 15

Vietato il doppio voto I connazionali temporaneamente residenti in un Paese membro dell’Ue per motivi di studio o lavoro, e i loro familiari conviventi, possono votare presso i seggi istituiti dalle rappresentanze consolari italiane presentando alla rappresentanza diplomatico-consolare competente in base al proprio temporaneo domicilio un’apposita domanda. Tale domanda deve essere presentata entro l’ottantesimo giorno antecedente l’ultimo giorno delle votazioni – la scadenza riferita alle prossime elezioni europee era fissata il 21 marzo scorso – riportando l’indicazione specifica dei motivi per i quali ci si trova all’estero e l’attestazione degli stessi. Sarà l’ufficio consolare a inoltrare la richiesta al sindaco del Comune italiano di residenza. L’elettore italiano residente all’estero in un Paese dell’UE, o temporaneamente ivi domiciliato per motivi di studio o lavoro (che abbia presentato domanda di voto all’estero nei termini previsti), se rientra in Italia, può votare presso il proprio Comune di iscrizione elettorale: in tal caso deve farne esplicita richiesta, entro il giorno precedente quello della votazione, al sindaco del suddetto Comune. Il doppio voto è vietato: se si vota a favore di un candidato per i seggi spettanti all’Italia non si potrà esprimere il voto anche per un candidato per i seggi spettanti al Paese membro UE di residenza e viceversa. Tale divieto si applica anche se l’elettore è in possesso di più cittadinanze di Paesi membri dell’Unione Europea: potrà esercitare il diritto di voto per i rappresentanti spettanti a uno solo degli Stati di cui è cittadino. Gli elettori residenti nei Paesi al di fuori dell’Unione Europea (quindi ciò vale anche per la Svizzera) devono invece rimpatriare per recarsi a votare nel Comune di iscrizione elettorale. Il Comune di iscrizione elettorale invia agli elettori residenti nei Paesi che non sono membri dell’Unione Europea una cartolina di avviso che reca l’indicazione della data della votazione e che consente di usufruire di agevolazioni di viaggio per il rientro. Preoccupa il calo del tasso di partecipazione Il Parlamento europeo condivide con il Consiglio dell’Unione il potere legislativo e di bilancio. Esercita inoltre il potere di controllo sull’operato della Commissione europea, di cui esamina anche le proposte legislative, e si pronuncia sulla proposta di presidente della Commissione formulata dal Consiglio europeo. Attualmente, il gruppo politico dell’Europarlamento più numeroso è quello del Partito popolare europeo, a cui sono iscritti 187 parlamentari. Segue l’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici con 148 parlamentari, Renew Europe con 97, Identità e Democrazia con 76, il gruppo Verdi e Alleanza Libera Europea con 67 parlamentari, il Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei con 62, la Sinistra Unitaria e Sinistra Nordica con 40 e, infine, vi sono 57 parlamentari non iscritti ad alcun gruppo politico. I due gruppi più numerosi – il Partito popolare e l’Alleanza dei Socialisti e Democratici - sono quelli che hanno svolto un ruolo da protagonisti nell’Europarlamento sin dalla sua prima elezione, nel 1979. Da allora, si segnala con una certa preoccupazione il costante abbassamento del tasso di partecipazione al voto: era stato del 62% nel 1979, poi sceso per la prima volta sotto il 50% nel 1999 (49% circa) e mantenutosi al 42% nelle elezioni del 2009 e del 2014. Nel 2019 la partecipazione al voto si era attestata al 50,66%, percentuale che si auspica di raggiungere anche nel 2024. In forte calo anche la partecipazione italiana, che era stata dell’85% circa nel 1979; scesa al 73% nel 1994 e al 66% nel 2009, è stata del 57% nel 2014 e del 54% circa nel 2019. Alla crescita di questa disaffezione potrebbero contribuire anche gli ultimi episodi di corruzione che hanno coinvolto l’Europarlamento e che sono stato riportati sotto la definizione giornalistica di “Qatargate”, vicende che hanno associato ricomRoberta Metsola è l’attuale presidente del parlamento europeo La Rivista · Marzo 2024 16

pense in denaro al favoreggiamento di interessi economici esteri (nel caso del paese arabo del Qatar) o in cambio del silenzio sulla violazione dei diritti umani – nell’inchiesta che ha coinvolto anche il Marocco. Inasprimento della contrapposizione ideologica Nello stesso tempo, invece, potrebbero spingere alla partecipazione gli appelli che scaturiscono dall’inasprirsi di una contrapposizione ideologica che sempre più coinvolge anche l’Europa, come quelli formulati in ultimo nel corso del Congresso dei Socialisti europei a Roma, intitolato “L’Europa che vogliamo”. Nel suo intervento in quella sede, il lussemburghese Nicolas Schimt, attuale commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione, e votato all’unanimità dal Congresso per la guida della prossima Commissione europea, ha sottolineato i pericoli che attualmente corre il progetto europeo e il carattere non irreversibile della democrazia, neppure nei Paesi che ne sono Stati membri – il riferimento esplicito chiama in causa il premier ungherese Viktor Orban e il suo aperto sostegno alla “democrazia illiberale”. “Dobbiamo mobilitarci, spiegare ai cittadini che l’Ue non è qualcosa di lontano da loro. E – ha aggiunto Schimt – combattere l’estrema destra che ha un solo programma: distruggere quel che è stato costruito”. Anche il presidente dei Socialisti, Stefan Löfven ha sottolineato che quella di giugno è l'elezione europea più importante dal 1979 e che “le alternative sono chiare: o un’Europa ostaggio dell’estremismo di destra o a guida socialista”. Pochi giorni dopo si apriva a Bucarest il Congresso del Partito popolare europeo, che aveva già annunciato la ricandidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione UE e a cui i Socialisti chiedono una presa di distanza più decisa rispetto alle posizioni dell’estrema destra. La risposta è rimasta però circoscritta all’approvazione da parte del Congresso del nuovo manifesto del partito in vista delle elezioni di giugno, e che risulta più orientato alla costruzione di un’Europa della Difesa e della Sicurezza. Tra le proposte che vi sono contenute vi è infatti quella di sostituire l’Alto Rappresentante per la Politica estera Ue con un “ministro degli Esteri europeo” e di istituire un “Consiglio europeo della Sicurezza” che, oltre ai leader degli Stati membri, includa anche quelli di Regno Unito, Islanda e Norvegia. Per la gestione delle migrazioni, il Ppe ribadisce il respingimento alla frontiera e il rimpatrio dei migranti irregolari, mentre prospetta la possibilità di trattenere o trasferire i richiedenti asilo in paesi terzi “sicuri”, invece di ammetterli sul territorio degli Stati membri, affermando il principio secondo cui chi ha diritto alla protezione internazionale non ha però il diritto di scegliere il paese in cui andare. Infine, vi è inclusa la richiesta di rivedere alcuni aspetti del Green Deal europeo, in relazione alle proteste degli agricoltori che si sono succedute nelle scorse settimane, e per salvaguardare la competitività dell’economia europea. La Rivista Europee Il Congresso del Partito popolare europeo ha annunciato la ricandidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione UE Il lussemburghese Nicolas Schimt è il candidato dei socialisti europei per la guida della prossima Commissione europea La Rivista · Marzo 2024 17

Il Mar Rosso conteso Nuovi problemi, vecchie rotte I miliziani Huthi, ribelli al governo riconosciuto dello Yemen, stanno strangolando una delle rotte marittime più strategiche del pianeta, mentre l’Occidente reagisce lentamente, così cambia la viabilità del commercio globale. di Alessandro Monticone La Rivista Società Ametà dicembre 2023 la più grande compagnia di spedizioni di container al mondo, MSC, ha affermato di aver sospeso il transito dei suoi mercantili per il canale di Suez. Il colosso di Ginevra è già la quarta compagnia di navigazione, dopo Maersk, Cma-Cgm e Hapag-Lloyd, insieme alle quali conta oltre il 50% della capacità di container globale, ad aver deciso di non voler più correre alcun rischio dovuto al passaggio nel Mar Rosso; l’attraversamento del mare che collega il Mediterraneo all’Oceano Indiano è infatti diventato, oltre che pericoloso, anche incredibilmente più costoso a causa delle richieste di maggior compensazione degli equipaggi e del rialzo dei premi assicurativi (dallo 0,07% allo 0,7% del valore dell’imbarcazione). Il tratto di mare che annovera il passaggio del 12% dell’interscambio mondiale, del 10% del petrolio trasportato via mare e l’8% del gas naturale rischia quindi di venire disertato e la giugulare del nostro commercio recisa. Ora, le navi cargo ritornano a compiere in entrambi i sensi di marcia quella che i portoghesi chiamavano "Carreira da Índia", ovvero il periplo, vale a dire la circumnavigazione, dell’Africa per passare dal Mare Arabico all’Oceano Atlantico, allungando il viaggio di 7-10 giorni, con i costi che, anche in questo caso, lievitano. Altra conseguenza del nuovo (vecchio) giro è il comodissimo evitamento dei porti del Mediterraneo; le porta-container ora sfiorano le Colonne d’Ercole per poi puntare direttamente agli approdi nell’Europa del Nord, come Rotterdam, Anversa e Amburgo, che già prima erano mete di prima scelta, mentre alle nostre Il Mar Rosso conteso (mappa di Laura Canali per Limes) La Rivista · Marzo 2024 18

Genova, Napoli, Trieste e Gioia Tauro rimaneva la possibilità di intercettare i traffici risparmiandoli qualche giorno di viaggio. La ragione di questa scelta inedita e inquietante da parte dei vettori commerciali è la campagna di pirateria e bombardamento messa in atto dai ribelli Huthi contro le imbarcazioni che varcano Bab-el-Mandeb, idoneamente battezzata dai nativi arabi “La Porta del Lamento”, tra Yemen e Gibuti. Una forza armata strutturata Chiamarli ribelli è una questione più di forma che di sostanza; non dobbiamo, anzi non possiamo, immaginarceli come bande sparute di pastori armati di kalashnikov, le milizie Huthi sono una forza armata strutturata, ben equipaggiata, addestrata e motivata, consapevole di sé, del proprio ruolo e della propria missione. All’estero il movimento prende il nome del suo più carismatico leader, Hussein al-Huthi e della sua tribù, da cui trae il grosso dei suoi ranghi e che vanta antichi legami con le alte sfere iraniane; ma il nome che si sono dati questi guerriglieri è Ansar Allah, “I partigiani di Dio”, mentre il motto è ispirato direttamente agli slogan della Rivoluzione Islamica del ’79: "Dio è sommo, morte all'America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei, vittoria per l'Islam". Il gruppo, nei suoi rami politico e militare, rappresenta, ed è composto dalla minoranza sciita zaidita residente nel Nord-Ovest del paese. Lo Yemen è, come il resto della Penisola Arabica, uno stato arabo a maggioranza sunnita con la particolarità che, nei secoli, è stato governato da un’élite guerriera sciita zaidita che solo nel secondo dopoguerra, con la decolonizzazione e la scissione NordSud ha perso il suo potere a favore della componente sunnita. Dopo una storia segnata dalla dittatura, nel Nord, e dall’isolamento, a Sud, lo Yemen si è riunificato nel 1990; da allora un susseguirsi di guerre civili e instabilità ha favorito nel 1994 la rinascita del movimento zaidita, che da allora ha tenuto testa alle forze governative guadagnando terreno e ricavandosi una roccaforte nelle montagne occidentali del paese dove resteranno in attesa, tra tregue e schermaglie fino al 2011, anno delle Primavere Arabe, quando comincia l’espansione vera e propria che li porta a conquistare la capitale stessa, San’a, nel gennaio 2015. Il rapido successo degli zaiditi spinge nello stesso anno i Sauditi, forti del sostegno degli altri stati arabi, ad attaccare il loro vicino meridionale, ma l’inesperta quanto brutale forza d’invasione saudita si arena nelle impervie montagne yemenite contro l’ispirata guerriglia degli Huthi. Nel 2019 i protettori delle città sante chiedono il cessate il fuoco e ancora oggi sono impegnati in trattative di pace. Nel corso di un conflitto di cui nella nostra parte di mondo abbiamo saputo poco e niente, gli zaiditi hanno trovato nell’Iran un patron generoso, disposto a fornire armi e denaro per insidiare gli odiati arabi sauditi e garantirsi una formidabile quinta colonna su uno degli stretti vitali del traffico mondiale. Il pretesto della solidarietà musulmana al popolo palestinese Ma perché questi partigiani di Dio, da oltre un decennio rimossi dalle cronache occidentali, hanno deciso proprio ora di sparare missili e droni sulle navi mercantili che passano davanti alle loro coste? Il motivo ufficiale, la bandiera sventolata dai guerriglieri Huthi, è quella della solidarietà musulmana nei confronti del popolo palestinese, oppresso e invaso da Israele; l’obiettivo diventa quindi attaccare i porti e le Le navi cargo ritornano a compiere in entrambi i sensi di marcia quella che i portoghesi chiamavano "Carreira da Índia", ovvero il periplo, vale a dire la circumnavigazione, dell’Africa La Rivista · Marzo 2024 19

navi israeliane e di nazioni a loro associate per fiaccare lo Stato Ebraico e i suoi complici. Sicuramente migliaia di miliziani zaiditi combattono ogni giorno credendo sinceramente nel jihad per liberare i confratelli di Terrasanta; ma la miccia della guerra dichiarata da questo partito di montanari eretici a mezzo mondo parte da più lontano, dalla Repubblica Islamica dell’Iran. La Persia vive della sua storia millenaria. Gli iraniani si considerano gli eredi di Ciro il Grande e Nadir Shah, depositari di un impero che in quanto tale, cova ambizioni che viaggiano ben oltre i propri confini amministrativi. Pan-iranica, sciita e antioccidentale sono le caratteristiche fondamentali della loro proposta imperiale. Per questo, già durante la guerra fredda, Israele ha incarnato, insieme agli USA, il nemico giurato della Repubblica Islamica, in quanto rivale regionale e spauracchio perfetto per ergersi a protettore di una certa parte del mondo islamico ad essa stessa afferente. Proprio nell’ottica di questa decennale faida Teheran ha promosso fin dal 1982 la nascita e crescita di Hezbollah in Libano, ha alimentato la resistenza degli Huthi in Yemen e ha sostenuto gli attacchi a Israele da parte di Hamas del 7 ottobre 2023. Questi ultimi eventi hanno inaugurato la nuova fase della guerra latente dell’Iran all’Occidente, che prosegue con l’apertura del fronte yemenita, con cui i persiani vogliono minare le fondamenta stesse dello strapotere americano. Se le navi di qualsiasi nazione si trovano a non poter solcare le acque di Bab el-Mandeb in piena sicurezza, non si registra soltanto un ingente danno economico per i proprietari dei porti non più raggiunti dai traffici, ma anche, e soprattutto una seria sfida al ruolo degli Stati Uniti di protettori della globalizzazione. Un concetto tanto fumoso quanto diffuso La globalizzazione è un concetto tanto fumoso quanto diffuso nel dibattito pubblico moderno. Esso diventa panacea o peccato originale dell’argomento di turno senza mai venire chiaramente definito. Il suo significato varia a seconda di chi la chiama in causa o di quale sia il contesto, ma il suo presupposto fondamentale rimane chiaro, ed è il controllo americano degli oceani. Diventa chiaro perché debbano essere proprio gli Stati Uniti a scendere in prima linea per scongiurare ogni tentativo di bloccare il libero flusso delle merci sui flutti. Sebbene riluttanti a rimettere piede in Medio Oriente, gli USA sanno che ne va del principio di deterrenza, già traballante, che dovrebbe preoccupare chiunque ambisca a contestare l’ordine mondiale proposto da Washington. La situazione rimane però delicata. Gli Huthi arroccati tra le montagne nell’entroterra dispongono di un vasto arsenale di missili e droni ad ampio raggio (fino a 1400 km), incredibilmente economici, che possono causare danni milionari quando vanno a segno o che costringono le marine occidentali a utilizzare armi fino a cento volte più costose per neutralizzarli; inoltre, nello stretto braccio di mare del golfo di Aden, troppe imbarcazioni alleate riunite in convogli sono un facile bersaglio per i lanci yemeniti. In tutto ciò dov’è l’Italia? Sempre lì, in mezzo al mare, in balia delle onde. La crisi del Mar Rosso è forse la vicenda geopolitica più rilevante per il Belpaese dalla crociata anglo-francese contro Gheddafi; certamente la Guerra in Ucraina e il conflitto di Gaza hanno e avranno pesanti conseguenze sul nostro immediato vicino, ma nulla come il blocco di Bab el-Mandeb pregiudica quella che sarebbe una pietra angolare della nostra strategia, conditio sine qua non della sopravvivenza, ovvero garantire che le nostre navi siano libere di uscire dalla gabbia Mediterranea e viceversa, che le navi vitali al nostro approvvigionamento siano in grado di raggiungere i porti della penisola. Un cenno di vita Roma lo ha dato aderendo insieme alle marine di Germania, Belgio e Grecia all’Operazione Aspides dell’Unione Europea inviando il cacciatorpediniere lanciamissili “Caio Duilio” nello stretto; da soli possiamo poco ma non siamo gli unici a dipendere da questo corridoio blu, l’importante è prenderne coscienza. Le milizie Huthi sono una forza armata strutturata, ben equipaggiata, addestrata e motivata La Rivista · Marzo 2024 20

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