Per il Venture Capita svizzero il primo semestre del 2026 si chiude con una leggera flessione: secondo lo Swiss Venture Capital Report (SVCR), pubblicato martedì da Startupticker.ch e dall’associazione di investitori Seca, il capitale investito nelle startup svizzere si è fermato a 1,25 miliardi di franchi, con un calo del 15,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il dato più significativo, secondo gli analisti, non è tanto la contrazione del volume quanto la tenuta del numero di operazioni concluse: 123, sostanzialmente in linea con l’anno precedente. È un segnale che interrompe una tendenza al ribasso che durava da alcuni anni, e che suggerisce un mercato che si sta assestando più che contraendo strutturalmente. Dopo la ripresa registrata nella prima metà del 2025, gli importi sono tornati sui livelli medi degli anni precedenti.

A livello settoriale il quadro è disomogeneo. L’hardware tecnologico ha vissuto un semestre da record, con oltre 324 milioni di franchi raccolti (+60% su base annua), mentre le biotech non sono riuscite ad attrarre round di rilievo. Anche sul piano geografico emergono differenze marcate: il canton Vaud si conferma tra i poli più dinamici dell’ecosistema, mentre Zurigo registra risultati ai minimi storici.

Nonostante il calo dei volumi, il report segnala un elemento di ottimismo: interpellati sulle prospettive dei prossimi dodici mesi, gli investitori si sono detti più fiduciosi rispetto a un anno fa. Per gli autori dello studio, questa fiducia potrebbe essere il primo indizio di una ripresa del settore nei prossimi mesi.

Un mercato che resta un’opportunità per le startup italiane

Per gli startupper italiani che guardano alla Svizzera come possibile mercato di sbocco, i dati del SVCR raccontano un ecosistema selettivo ma tutt’altro che chiuso. La tenuta del numero di operazioni, l’exploit dell’hardware tecnologico e il ritorno di fiducia degli investitori indicano che il capitale c’è ed è pronto a muoversi verso i progetti più solidi, indipendentemente dalla provenienza. In un contesto in cui piazze come Zurigo rallentano, si aprono spazi per nuovi attori capaci di proporre competenze e tecnologie complementari a quelle locali, in particolare nei settori più dinamici come l’hi-tech e l’agroalimentare di qualità. Un motivo in più per le startup italiane per costruire relazioni dirette con investitori e partner elvetici, magari con l’accompagnamento di chi il mercato svizzero lo conosce da vicino.

 

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