Mentre il commercio globale ridisegna le sue mappe, il mercato elvetico si dimostra un’ancora solida per l’export Made in Italy e si conferma tra le destinazioni più dinamiche. Diversificare non significa lasciare i mercati solidi. Il commercio mondiale quind cambia geografia e nella mappa che sta ridisegnando, il rapporto con la Svizzera occupa un posto particolare: un mercato vicino che cresce più di molti mercati lontani. Secondo il 40° Rapporto ICE, ripreso dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, la Confederazione Elvetica è tra le mete più dinamiche per l’export italiano, con una crescita del 16,3%. È un mercato che il rapporto descrive come ad alto potere d’acquisto, vicino geograficamente e culturalmente, con una domanda costante di qualità e affidabilità.

L’asse Italia-Svizzera in numeri

La tendenza si osserva già dal 2025. Nel primo semestre dell’anno scorso le esportazioni italiane verso la Svizzera sono cresciute del 13,4%, contro una media dell’1,3% verso l’insieme dei Paesi extra-Ue, con un saldo commerciale favorevole all’Italia di circa 8,4 miliardi di euro. La Confederazione Elvetica si colloca al quinto posto tra le destinazioni dell’export italiano e al secondo fuori dall’Unione europea, con una quota del 4,8%.

Nei primi quattro mesi del 2025, secondo i dati Istat, la crescita era del 13,1%, davanti a Spagna (+10,8%), Stati Uniti (+8,4%) e Germania (+4,1%). A pesare di più è la farmaceutica, con 2,54 miliardi di euro di vendite e un aumento del 20%, seguita dai metalli e dai prodotti in metallo, che superano 1,3 miliardi. Contano poi le attività manifatturiere legate al lusso e alla gioielleria (641 milioni), i macchinari e le apparecchiature (463 milioni) e il comparto alimentare, delle bevande e del tabacco (454 milioni).

Sul quadro di lungo periodo, i dati più recenti disponibili sul sito della Camera, riferiti al 2023, indicano un import svizzero dall’Italia di 23,1 miliardi di franchi, in crescita del 10%, e un export elvetico verso l’Italia di 21,1 miliardi, in aumento del 7%. Gli scambi sono quindi bidirezionali e di grande dimensione, con farmaceutica, metalli, meccanica di precisione, elettronica e tessile-abbigliamento tra i comparti più forti da entrambe le parti. In questo sistema il Ticino è una cerniera naturale, con una forte presenza di residenti e frontalieri italiani e numerose imprese italiane attive sul territorio.

Come leggere la crescita

Il 16,3% è trainato in buona parte dai metalli preziosi, un comparto sensibile alle quotazioni. È utile distinguere questa componente da quella più stabile, legata a farmaceutica, agroalimentare e meccanica, che riflette una domanda strutturale per i prodotti italiani. Insieme, farmaceutica, metalli e agroalimentare hanno messo a segno un aumento delle vendite estere del 28,5% nel periodo analizzato. Il potenziale non è esaurito: il rapporto ICE segnala circa 47 miliardi di euro di export non ancora espresso a livello nazionale, soprattutto tra le PMI.

Il contesto globale: una mappa che cambia

La Svizzera si inserisce in uno scenario di commercio resiliente. Il DHL Global Connectedness Report 2026, elaborato con la NYU Stern School of Business, mostra una globalizzazione ancora su livelli storicamente alti, con merci che nel 2025 hanno percorso distanze medie superiori a quelle di ogni anno precedente. Per l’Italia il 2025 si è chiuso con un avanzo commerciale di 50,7 miliardi e un export in crescita del 3,3%, interamente trainato dai mercati extra-Ue. Nei primi sette mesi del 2026 le vendite estere sono salite del 4,6% e a luglio la crescita verso i Paesi extra-Ue (+6,6%) è stata più che doppia rispetto a quella verso l’area comunitaria (+2,7%).

Un nodo strutturale resta la concentrazione: l’Unione europea assorbe il 51,3% dell’export italiano e, secondo SACE, il 45% delle imprese esportatrici vende in un solo Paese. Germania, Stati Uniti e Francia pesano per quasi un terzo delle esportazioni, ma altre aree guadagnano rilevanza. I dati di ExPAnD, la piattaforma di Confindustria sviluppata con Il Sole 24 Ore, mostrano mercati già significativi come la Turchia (13,5 miliardi), gli Emirati Arabi Uniti (9,3), l’Arabia Saudita (circa 6), il Brasile (5,6) e l’India (5,5), ciascuno con un profilo di domanda diverso. Il Rapporto Export 2026 di SACE indica 16 mercati ad alto potenziale, che nel 2025 hanno pesato circa 83 miliardi, il 13% dell’export complessivo, con l’obiettivo di avvicinare quota 700 miliardi. Sul fronte degli accordi, secondo Confindustria l’intesa con il Mercosur potrebbe abbattere i dazi su una quota pari al 10,6% del valore dell’export italiano.

Perché la Svizzera resta centrale

La lezione che ne emerge non è sostituire un mercato con un altro, ma costruire un portafoglio geografico più ampio. In questo disegno la Svizzera ha una funzione precisa: è un mercato prossimo, stabile e ad alto valore, che può fare da ancora mentre un’impresa esplora rotte più lontane e più incerte. Per chi vuole entrare, però, servono metodo e competenze su quadro fiscale, forma societaria, rappresentanza, regole sul distacco dei lavoratori. È su questo terreno che la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera organizza “Fare Impresa in Svizzera“, mercoledì 25 novembre 2026, dalle 13:00 alle 19:00, all’Hotel Splendide Royal di Lugano. Un pomeriggio rivolto a imprenditori, commercialisti e consulenti, con sessioni sul contesto economico svizzero e ticinese, approfondimenti operativi su fiscalità, rappresentanza, distacco dei lavoratori e strutture societarie, incontri consulenziali e networking. L’evento riconosce ai commercialisti partecipanti 4 crediti formativi.

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