Sono arrivate il 24 settembre scorso le novità legate al Piano per l’export. Il Comitato Agevolazioni, presieduto dal Ministero degli Esteri, ha approvato 630 operazioni di finanza agevolata per oltre 343 milioni di euro, a valere sul Fondo 394/81 gestito da SIMEST. Secondo la Farnesina è il valore più alto dall’inizio dell’anno, sia per numero di operazioni sia per importo deliberato, e si aggiunge a circa 1,1 miliardi già impegnati nel 2026 nell’ambito del Piano per l’export voluto dal ministro Antonio Tajani. I fondi servono a progetti di transizione ecologica e digitale, alla partecipazione a fiere ed eventi internazionali e all’ingresso in nuovi mercati o in quelli considerati strategici.
Cosa contiene la delibera
Nel pacchetto ci sono 42 finanziamenti, per 18,6 milioni, destinati a imprese colpite dalle conseguenze economiche della crisi nello Stretto di Hormuz. Gli strumenti geografici valgono complessivamente circa 44,5 milioni: la Misura USA ha ottenuto 34,8 milioni per 65 iniziative, mentre le misure per Africa e America Latina ne hanno ricevuti 9,7. C’è poi il fronte del sostegno diretto all’export, con 24 nuove operazioni di assunzione di credito che coprono commesse di aziende italiane per oltre 750 milioni.
Il contesto: cos’è il Piano e come sta andando
Il Piano d’Azione per l’export nei mercati extra-Ue ad alto potenziale è stato varato da Tajani nel marzo 2025, con Agenzia ICE, Cassa Depositi e Prestiti, SIMEST, SACE e Sistema Camerale. Il quadro di partenza è quello di un commercio internazionale sempre più frammentato e di una concorrenza crescente sui mercati esteri.
I dati diffusi ad agosto mostrano il ritmo dell’anno. Fino a metà anno il Comitato si era riunito otto volte e aveva approvato 2.192 finanziamenti agevolati per 1,15 miliardi, con un aumento del 64% nel numero di operazioni e del 112% nei volumi rispetto allo stesso periodo del 2025. Sul Fondo 295/73, quello che sostiene l’export vero e proprio, le 59 operazioni approvate da gennaio riguardano commesse per circa 4,9 miliardi, in crescita del 7% nelle delibere e del 15% nei volumi. Nel primo semestre le esportazioni italiane sono salite del 4,5% in valore (ma solo dello 0,7% in volume), fino a 337,2 miliardi di euro. Bene la Cina (+19%), l’India (+4,2%), la Francia (+3,8%) e la Germania (+1,8%). Gli Stati Uniti hanno segnato un +2% nonostante i dazi.
Le misure speciali
La Misura USA è operativa dal 14 gennaio 2026 con una dotazione straordinaria di 200 milioni, pensata per le difficoltà delle imprese italiane sul mercato americano, dalle barriere normative ai costi d’ingresso alla certificazione dei prodotti. Per la crisi di Hormuz, ad aprile è stata varata una misura da fino a 800 milioni sul Fondo 394/81. Prevede contributi a fondo perduto fino al 20% (30% per le PMI), la quota anticipabile portata dal 25 al 50% e la durata dei finanziamenti estesa da 6 a 8 anni, per un massimo di 5 milioni a impresa. Le domande si possono presentare sul portale SIMEST dal 25 maggio al 31 dicembre 2026. A maggio è stata poi approvata una riserva di 40 milioni per le micro e piccole imprese colpite dalla stessa crisi.
Un altro dato che va nella stessa direzione: la misura PNRR che aveva rifinanziato il Fondo 394/81 si è chiusa superando l’obiettivo, con oltre 5.200 imprese finanziate a fronte di un target di 4.000, per 800 milioni stanziati su progetti in 46 Paesi. Questa cifra viene da una fonte specializzata che cita il comunicato del Ministero del 2 settembre.
Cosa succede ora
Il ministero segnala nuove missioni e forum economici, dopo la missione di sistema di Tajani in Argentina e Brasile con oltre 100 imprese. Il 6 ottobre tutte le imprese del centro Italia sono invitate alla conferenza “Obiettivo Export”, dedicata a far conoscere strumenti e opportunità del Sistema Paese.


