Sono la ZES Unica, il settore farmaceutico e quello auerospaziale i settori che trainano l’export del Sud Italia verso la Svizzera, tra i principali mercati di sbocco.
I dati sul commercio estero 2024–2025 del Mezzogiorno d’Italia restituiscono un quadro articolato, dal quale emerge che, a una contrazione complessiva delle esportazioni si affianca una trasformazione strutturale del tessuto produttivo meridionale, con segnali incoraggianti proprio nei settori a più alto valore aggiunto. Per la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera questi numeri non rappresentano solo una fotografia congiunturale, ma il punto di partenza per un’azione concreta di promozione e facilitazione degli investimenti tra i due Paesi. È in questo quadro che si inserisce la recente missione istituzionale del Segretario Generale della CCIS, Fabrizio Macrì, che il 16 aprile 2026 si è recato a Roma per incontrare autorità e rappresentanti delle istituzioni italiane, con l’obiettivo di costruire nuove sinergie tra il sistema economico elvetico e il Mezzogiorno d’Italia.
Grazie alla collaborazione di Stefano Ducceschi, Console Onorario di Germania a Napoli, Macrì ha incontrato Giuseppe “Giosy” Romano, primo Capo del neo-istituito Dipartimento per il Sud, scelto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per guidare le politiche di sviluppo del Mezzogiorno. Romano, che ha già alle spalle una gestione della ZES Unica apprezzata sia in Italia che all’estero, guiderà un dipartimento che assorbe la precedente Struttura di Missione ZES e opererà come braccio operativo delle politiche per il Mezzogiorno sotto il coordinamento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luigi Sbarra.
Nel corso dell’incontro sono stati approfonditi i numeri e i punti di forza della ZES, le opportunità di investimento rivolte agli operatori svizzeri e le potenziali forme di collaborazione da sviluppare nei prossimi mesi. Lo stesso giorno, Macrì ha avuto successivamente un colloquio anche con Katia Stampfli-Ferraz, Vice Capo della Sezione Economia, Finanza e Politiche Settoriali dell’Ambasciata di Svizzera in Italia: un ulteriore segnale dell’impegno bilaterale della CCIS.
Non si tratta di un punto di partenza, ma di un approfondimento: la CCIS aveva già dedicato un workshop specifico alla ZES nell’ambito dell’edizione 2025 del Forum Industriale Italo Svizzero di Lugano, esplorando in quella sede le occasioni di investimento per il sistema imprenditoriale elvetico verso la Zona Economica Speciale che garantisce vantaggi e sgravi fiscali verso tutti gli imprenditori che scelgono questa soluzione per ampliare il proprio business. La trasferta romana si colloca proprio in questo ambito.
L’export del Sud Italia nel 2025 e la relazione con la Svizzera
Le regioni del Sud Italia (nella fattispecie Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) hanno registrato tra il 2024 e il 2025 una riduzione complessiva delle esportazioni pari al -2,6%, portando il valore totale delle vendite verso l’estero a circa 54,1 miliardi di euro, con una contrazione di 1,4 miliardi rispetto all’anno precedente. Il dato si colloca in controtendenza rispetto alla media nazionale (+3,3%) e ai risultati del Nord-Ovest (+3,5%) e del Nord-Est (+2,5%), pur rimanendo significativamente più contenuto rispetto alla flessione registrata nel Centro (-23,9%).
Il risultato aggregato, tuttavia, cela dinamiche molto differenziate tra i territori. Alcune regioni accusano cali sensibili — Basilicata (-17,8%), Sardegna (-11,4%), Sicilia (-10,9%) e Molise (-3,9%) — mentre Calabria (+10,8%), Campania (+3,6%) e Puglia (+2,6%) fungono da traino, arginando il dato negativo dell’area. Si tratta di regioni con le quali la stessa CCIS sta portando avanti da tempo proficui dialoghi che sono sfociati nella progettazione di attività congiunte win win, utili a promuovere i territori e le loro caratteristiche (non solo turistiche e agroalimentari ma anche quelle legate alle startup e alla produzione meccanica) verso la Confederazione Elvetica.
Se sul piano merceologico, la contrazione è trainata principalmente dalla raffinazione del petrolio (-2,6 miliardi; -19,6%), dal settore automotive (-817 milioni; -30,9%) e da alcuni comparti tradizionali del Made in Italy come calzature, tessile e gioielleria. In direzione opposta, crescono con forza i prodotti farmaceutici (+677 milioni; +8,2%), il settore aerospaziale (+423 milioni; +41,1%) che portano il Sud Italia a diventare l’area che esporta oggi il 18,5% dei prodotti aerospaziali italiani e il 13,5% dei medicinali e preparati farmaceutici: una specializzazione crescente nei settori ad alta tecnologia che ridisegna il profilo competitivo del Mezzogiorno e che apre strade non trascurabili per continuare ad intensificare i rapporti con la Svizzera attraverso l’azione della CCIS.
Svizzera primo mercato di sbocco per il Mezzogiorno
La Svizzera si conferma il principale mercato di destinazione per le merci del Sud Italia, con un incremento delle esportazioni di +591 milioni di euro (+8,1%) rispetto all’anno precedente. Un risultato che va ben oltre il semplice dato commerciale e che rivela una concentrazione settoriale significativa: la crescita verso la Confederazione Elvetica è riconducibile quasi esclusivamente al farmaceutico, che registra +600 milioni e rappresenta oltre il 90% dei prodotti esportati dal Sud Italia verso la Svizzera.
Questo legame profondo tra il Mezzogiorno e il mercato elvetico nel comparto della salute e delle scienze della vita offre una base solida su cui costruire relazioni economiche più ampie e diversificate. La CCIS intende lavorare proprio in questa direzione: rafforzare i ponti già esistenti e aprirne di nuovi, estendendo la collaborazione anche ai settori emergenti — aerospazio, logistica, agroalimentare di qualità — in cui il Sud mostra traiettorie di crescita convincenti.
ZES Unica: l’opportunità per gli investitori svizzeri
In questo scenario, l’incontro tra Macrì e Romano segna un punto imprescindibile per continuare a creare connessioni tra i Svizzera e Sud Italia grazie allo sviluppo e alla valorizzazione della Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno che rappresenta uno strumento strategico di straordinario interesse per gli investitori esteri, e in particolare per quelli svizzeri alla ricerca di uno sbocco logistico e produttivo verso il Mediterraneo, i mercati africani e quelli mediorientali.
I numeri della ZES parlano chiaro. Dall’avvio dello strumento sono state rilasciate oltre 1.200 autorizzazioni uniche, con un incremento superiore al 250% rispetto al biennio 2022–2023. Gli investimenti autorizzati ammontano a circa 6 miliardi di euro, con una stima di oltre 17.800 posti di lavoro generati. A inizio 2026 il ritmo di crescita si è ulteriormente accelerato, con 180 nuove autorizzazioni concesse nei soli primi mesi dell’anno e una sensibile crescita della Puglia. Per il prossimo triennio, la legge di stabilità ha assicurato 4 miliardi di euro di risorse dedicate, garantendo pianificazione e continuità.
Sul piano infrastrutturale, la ZES offre accesso a una rete portuale di primario rilievo nel Mediterraneo: il porto di Gioia Tauro (Calabria) è uno dei più importanti terminal container del bacino, con ampie aree retroportuali a vocazione manifatturiera e logistica. I poli di Palermo, Catania, Messina, Augusta e Trapani aprono direttamente sui mercati nordafricani e mediorientali. Napoli e Salerno dispongono di connessioni strategiche verso i principali hub internazionali. La Sardegna si colloca al centro di un mare attraversato dal 52% delle merci trasportate verso i paesi europei.
Tra i vantaggi operativi più rilevanti per un investitore: la possibilità di cumulare il credito d’imposta ZES con quello per la Transizione 5.0, incentivando digitalizzazione e automazione; l’accesso aperto a imprenditori nazionali e internazionali di qualsiasi dimensione; e soprattutto la semplificazione burocratica senza precedenti garantita dallo sportello unico digitale SUD ZES, che ha ridotto da 37 a un unico titolo autorizzativo, rilasciabile in circa 30 giorni.

