La Rivista

L’anteprima Chianti Lovers & Rosso Morellino si è confermato l’appuntamento centrale della settimana delle Anteprime di Toscana dedicato alla stampa nazionale e internazionale. Il Morellino di Scansano riconosciuto a DOC nel 1978 e a DOCG dalla vendemmia 2007 vanta 1500 ettari vitati distribuiti in 7 comuni (Scansano, Campagnatico, Grosseto, Magliano in Toscana, Manciano, Roccalbegna, Semproniano) e dislocati in una parte della Maremma che si estende dalle coste del Mar Tirreno fino alle pendici del Monte Amiata. Le aziende produttrici sono 346 e immettono sul mercato mediamente circa 10 milioni di bottiglie l’anno: il 75% venduto in Italia e il resto all’estero generalmente tra Germania, Svizzera e Stati Uniti. Le uve per la produzione del Morellino sono prevalentemente il Sangiovese (nel disciplinare deve essere presente con una percentuale minima dell’85%). Possono concorrere nel restante 15% i vitigni Alicante, Ciliegiolo, Canaiolo, Colorino, Malvasia Nera, Montepulciano, Merlot, Syrah, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Una formula - quella del Chianti Lovers & Rosso Morellino - che, quest’anno, è andata in scena per l’ultima edizione. Una novità inattesa, che fa il paio con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle modifiche al disciplinare che introducono la nuova menzione Superiore, ufficializzata dal Consorzio Morellino di Scansano. Chianti Lovers & Rosso Morellino Una collaborazione proficua che si conclude lasciano spazio alla ricerca di nuove sinergie con le altre denominazioni locali della Maremma Toscana. A fine mese maggio si è chiusa la quarta edizione di Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano wine fest, l’evento che il Consorzio del vino Vernaccia di San Gimignano ha fortemente voluto e ideato, dedicandolo al vitigno simbolo di un’intera area produttiva e vinicola, la denominazione più antica d’Italia. È stata l’occasione per festeggiare 750 anni di storia e 60 anni di Doc. Un momento importante, da ricorQuarta edizione di Regina Ribelle: Vernaccia di San Gimignano dare, perché celebra un vino che ha attraversato la storia, che ha radici profondissime ma che ha l’ambizione di guardare sempre al futuro perché è stato il primo vino in Italia a dare una disciplina. Questo vuol dire che c’è una comunità di intenti da parte dei produttori nel seguire regole che fanno un vino distintivo. Nel piccolo Comune senese al centro resta il vitigno autoctono storico per antonomasia, che dà vita ad un vino bianco dal giallo paglierino chiaro, abbastanza alcolico, delicatamente profumato e leggermente aromatico, di corpo snello, di una bella acidità e sapidità, che non vive di esuberanza ma di una riconoscibilità sottile e disciplinata, e che si esalta nella lettura di ogni vignaiolo per sfidare il tempo e aprirsi in tutta la sua completezza, facendo evolvere le note fruttate e floreali in un evocativo sentore minerale di pietra focaia. La Rivista L’Italia da bere La Rivista · Aprile - Giugno 2026 80

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