La Rivista

l’ottima struttura e pienezza gustativa. Anche i vini bianchi offrono una particolare intensità e ampiezza di aromi, che risultano molto persistenti e variegati per il significativo apporto che il clima e le caratteristiche del territorio favoriscono. Una denominazione, come già scritto, tra le più piccole in Toscana, una DOC BIO con una produzione di 350.531 bottiglie nel 2025, per un totale di 2.528,98 Hl, dei quali il 32,93% provenienti da uve a bacca rossa (Sangiovese e Merlot, seguiti da Cabernet Sauvignon, Syrah, Foglia Tonda, Cabernet franc, Pinot nero e Pugnitello). La produzione dei vini a bacca bianca – 0,65% – vedono il Trebbiano protagonista, seguito da Chardonnay e dall’autoctono bianco Orpicchio. La produzione di vini da monovitigno è pari al 62,95% (1.654,95 Hl) di tutta la produzione, con un netto rialzo dei vini “Vigna”, uno dei focus che la DOC ha messo in evidenza quest’anno. L’altra Toscana è tornata per la quinta edizione nella cornice di Palazzo Affari. L’evento ha acceso i riflettori su territori spesso fuori dai circuiti più raccontati, ma capaci di esprimere un quadro enologico ampio e in evoluzione: denominazioni dove la viticoltura ha radici storiche e dove, accanto ai produttori “di casa”, operano anche nomi noti del vino italiano, contribuendo a consolidare identità e qualità. Al centro della degustazione 8 Consorzi: Chianti Rufina; Vini Montecucco; Vini Orcia; Vini Bianco di Pitigliano e Sovana; L’altra Toscana Terre di Casole; Vini DOP Suvereto Val di Cornia; Vini della Maremma Toscana e Vini Toscana IGT che, insieme, rappresentano 12 denominazioni DOP e IGP: Maremma Toscana, Carmignano, Montecucco, Chianti Rufina, Cortona, Suvereto e Val di Cornia, Orcia, Terre di Casole, Terre di Pisa, Vino Toscana, Valdarno di Sopra e Colli Lucchesi. Dopo il Chianti Classico e il Vino Nobile di Montepulciano, è l’associazione che riunisce la Toscana meno famosa, ma sempre più interessante dell’enologia regionale, a raccontare un volto estremamente variegato della Toscana, composta da un caleidoscopio di paesaggi, di vitigni, di marchi più o meno noti, di vini e di stili. Un esempio di scelta collettiva che permette ai territori più nascosti della grande tradizione vitivinicola, di mostrarsi insieme e “fare squadra”, in barba al proverbiale campanilismo toscano, rappresentando tutti i disegni geografici regionali; insieme ulteriormente delineati dall’indicazione regionale Toscana e Costa Toscana. Nel bicchiere troviamo l’immancabile varietà per eccellenza, il Sangiovese, ma anche il Ciliegiolo, la Grenache, il Pugnitello, il Mammolo, il Vermentino Nero senza dimenticare la compagine internazionale dei Merlot, Cabernet e Syrah e nei bianchi abbiamo in testa il Trebbiano con l’Ansonica seguiti dal Vermentino, lo Chardonnay e il Viognier. Difficile fare una elencazione dei vini degustati. Ciò che più ha colpito in questi “grandi” vini è la pulizia nasale e la giusta viva acidità che ne allunga il sorso; l’effetto muscolare è fine a sé stesso segno di un misurato equilibrio, quasi una convergenza stilistica. Nel complesso, i vini rossi DOC e DOCG dell’Anteprima de L’Altra Toscana 2026 hanno una coerenza espressiva pur nella variegata diversità territoriale. Il racconto dei vini dell’Altra Toscana è l’opposto della sintesi: è convergenza. Di suoli, di vitigni, di interpretazioni. Non uniformità, ma una direzione comune: grande cura tecnica, controllo estrattivo, integrazione del legno. E in una degustazione come l’Anteprima L’Altra Toscana 2026, dove il confronto è diretto e ravvicinato, questa crescita collettiva diventa evidente. La Rivista · Aprile - Giugno 2026 79

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