La Rivista

orge A. Romero (La terra dei morti viventi, 2005), Sofia Coppola (Marie Antoinette, 2006), Olivier Assayas (Boarding Gate, 2007), Catherine Breillat (Une vieille maîtresse, 2007), Bertrand Bonello (De la guerre - Della guerra, 2008), Tizza Covi e Rainer Frimmel (Vera, 2022). Muovendosi con disinvoltura tra produzioni italiane e internazionali, ha vestito di sensibilità cinefila ogni sua interpretazione. Attiva anche come regista, ha tracciato un percorso creativo instancabile fatto di sperimentazione e libertà espressiva, dal suo debutto con Scarlet Diva (2000), a Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (2004), a Incompresa (2014). Secondo Giona A. Nazzaro il riconoscimento va ad “un’artista che ha saputo sempre andare al di là degli schemi, mettendosi ostinatamente in discussione e rischiando in prima persona. Animata da una vocazione artistica radicale, ha saputo esplorare i limiti e le possibilità del cinema, sia come interprete sia come regista, incarnando un'inquietudine vitale e generosa che si offre come la rappresentazione più icastica di tutto quel che il cinema può ancora offrire”. attraverso formazione, networking e visibilità internazionale. La Rivista Locarno Film Festival Cindy Sherman posa il suo sguardo enigmatico sul poster ufficiale di Locarno 79 Attraverso una pratica fondata sulla messa in scena, la trasformazione e il gioco di ruolo, Cindy Sherman ha influenzato il nostro modo di intendere la costruzione delle identità personali e le finzioni che le sostengono. Le sue fotografie, abitate da una moltitudine di personaggi inventati, mettono in luce i meccanismi attraverso i quali la cultura visiva – e in particolare il cinema, dal noir al neorealismo, fino alla grande Hollywood – costruisce e veicola rappresentazioni femminili stereotipate. Per il poster ufficiale di Locarno79, Cindy Sherman ha reinterpretato il leopardo, simbolo del Festival, tramite la lente del suo inconfondibile linguaggio fondato su trasformazione e messinscena. Sherman rende così omaggio – “un grande onore”, nelle parole dell’artista – all’immaginario storico della manifestazione: una figura di finzione, ritratta in bianco e nero, è avvolta da un drappo leopardato di un giallo vivido e brillante, evocando al tempo stesso un senso di eleganza e dissimulazione. Commentando la creazione di Sherman, Maja Hoffmann, Presidente del Locarno Film Festival, ha detto che: “tra le artiste più influenti della nostra generazione, Cindy Sherman ha ridefinito il nostro modo di percepire il mondo grazie a un uso della fotografia che, anziché documentare la realtà, mostra in che modo l’identità è messa in scena, performata e plasmata dalla cultura”. Dal canto suo, Giona A. Nazzaro, Direttore artistico del Festival ha evidenziato come, esplorando la costruzione dell'identità, Cindy Sherman abbia “decostruito gli stereotipi. Smascherando la manipolazione dei mezzi di comunicazione di massa ha inaugurato nuove frontiere per le possibilità performative del sé. Nell’epoca del narcisismo digitale globale, il lavoro di Cindy Sherman significa riconquistare il diritto, inalienabile, di raccontare le proprie storie. In un momento storico nel quale le realtà alternative si sostituiscono alla verità, il corpo torna a essere l’elemento centrale per esigere un nuovo ruolo per le nostre immagini e come decidiamo di metterle in relazione con il mondo”. La Rivista · Aprile - Giugno 2026 62

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=