di Costanza lavora per Bernini nella basilica più sacra della Cristianità14. La storia non finisce qui: nella tarda estate del 1638 scoppia la bolla, è scandalo. Una bella mattina Bernini decide di recarsi da Costanza, a sorpresa, ma al sorgere del sole vede l'amante sull'uscio della propria dimora mentre accompagna fuori niente popò di meno che suo fratello Luigi. Bollente di gelosia e rabbia, Gian Lorenzo insegue il proprio fratello e lo bastona alle porte di San Pietro con un'asse di ferro sino a rompergli due costole, finché non intervengono alcuni passanti salvandogli la vita. Per il tradimento dell’amante ha un altro piano: ordina ad un servo di sfregiarla in viso con un rasoio, portandole via per sempre la bellezza mitizzata in marmo poco anzi. Questi eccessi sono descritti nella lettera disperata della madre, Angelica Galante Bernini, nell'autunno 1638 al cardinal Francesco Barberini. Angelica scrive che Gian Lorenzo, credendosi "Padron del mondo", ha minacciato il fratello con la spada, e invoca il cardinale che trovi un modo per "raffrenare l'impeto di questo mio figlio"15. Angelica, scaltra, non racconta però come Gian Lorenzo abbia punito l'amante. Urbano VIII stesso risponde alla madre angosciata definendo Gian Lorenzo come "uomo raro, ingegno sublime e nato per disposizione divina e per gloria di Roma a portar luce a questo secolo"16. Il busto di Costanza resta una vera eccezione nell'intera produzione ritrattistica del Bernini, è un vero atto d'amore folle. Ritrae la donna come sarebbe apparsa nell'intimità quotidiana, con la testa leggermente voltata verso sinistra come se qualcuno la stesse chiamando, i capelli spettinati e la camicia (quella che le donne portavano sotto il corsetto o sotto la sottana e usavano anche per dormire) presenta la scollatura aperta sino a far intravedere il florido seno: si è appena alzata dal letto? Lo sguardo fiero, leggermente sorpreso, e le labbra carnose appena dischiuse pare che vogliano dire qualcosa. I capelli sono lievemente scomposti, gettati indietro per dar luce all'ampia fronte, (l'acconciatura allentata di trecce raccolte dietro la nuca) colgono la donna in un'acuta indagine introspettiva, che sembra respirare e prendere vita. Il busto ha tutta la freschezza e la schiettezza dei migliori lavori di Bernini. La straordinaria vivezza, rintracciabile solo nel busto del cardinale Scipione Borghese (1632), può essere la prova del particolare sentimento che legava l'artista alla donna. Infine, però, come succede sovente, il 15 maggio 1639 Bernini sposa Caterina Tezio (morta nel 1673): probabilmente il matrimonio è assai felice, coronato dalla nascita di undici figli. Unificazione delle arti con Papa Innocenzo X Alla morte di Urbano VIII nella Santa Sede tira aria nuova: Innocenzo X viene dalla famiglia Pamphili e all’inizio decide di servirsi il meno possibile degli artisti prediletti dal predecessore. Ben presto però si accorge che non può ignorare Bernini e si convince a valersi dell’artista per realizzare La Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona. È un felicissimo momento creativo per Bernini: seguono la Cappella Cornaro e l’Estasi di Santa Teresa in Santa Maria della Vittoria, che rappresentano il momento culminante della ricerca berniniana sull’unificazione delle arti. “Egli fu il primo a interpretare l’unificazione dell’architettura, pittura e scultura in modo tale che insieme formano un tutto magnifico” – così Baldinucci, biografo del Bernini, evidenzia l’atteggiamento rivoluzionario dell’artista, la sua concezione unitaria e puramente visiva del rapporto fra le arti17. La Fontana dei Quattro Fiumi posta al centro di Piazza Navona ritrae i quattro fiumi principali della Terra, uno per ogni continente allora noto ed è sovrastata dall'obelisco AgonaLa Fontana dei Quattro Fiumi posta al centro di Piazza Navona La Rivista Cultura La Rivista · Aprile - Giugno 2026 53
RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=