La Rivista

Urbano VIII commissiona al proprio protégé anche lavori di architettura e pittura, oltre che di scultura. Il primo compito è legato alla ricostruzione della chiesa di Santa Bibiana, in occasione del ritrovamento delle reliquie della santa omonima, di cui Bernini scolpisce anche la statua sull'altare. Dal 1624 piovono altre imprese e l’artista si lancia in una specie di competizione per superare in bellezza e magnificenza quello già fatto, e afferma velocemente il proprio prestigio. Lo stesso anno riceve la commissione per il Baldacchino di San Pietro, che richiede anni di lavoro e non pochi problemi e controversie. E qui a molti si rizzano i capelli: il problema del materiale Gian Lorenzo lo risolve spogliando del bronzo il Pantheon10. Il 5 febbraio 1629 Bernini viene nominato architetto di San Pietro, dove lavora per oltre 50 anni operando sia sulla sistemazione interna, come anche sulla facciata (1637) ed infine sulla piazza (1656-1667, sotto papa Alessandro VII) facendo erigere il meraviglioso porticato ellittico, simbolo dell'abbraccio accogliente della Chiesa ai fedeli, che crea una scenografica piazza teatrale. In meno di vent’anni riesce a far posare 44mila metri cubi di travertino distribuiti tra le 284 colonne e 140 sculture, un’impresa pazzesca che richiede un’organizzazione molto complessa e l’aiuto di un gran numero di collaboratori particolarmente efficienti. All’inizio del cantiere, le maestranze messe in gioco sono i sanpietrini. Il pontefice non ne vuole sapere di appalti affidati ad altri perché, a suo dire “il lavoro fatto con sparagno riesce sempre meno buono11”. Le colonne sono di ordine tuscanico, disposte su quattro file, creano tre gigantesche gallerie, precedute da monumentali ingressi arricchiti da timpani: propilei a pilastri al centro di ciascun emiciclo. Le colonne sopportano il fortissimo aggetto della cornice di coronamento a grossissimi dentelli, su cui Bernini colloca 140 statue di santi, di cui fa numerosi disegni e modelli, eseguite poi dai suoi allievi. Il grandioso insieme del colonnato richiama le forme classiche, ma nello stesso tempo costituisce un’espressione dell’originale creatività del Bernini, che intende l’architettura come sviluppo di volumi e spazi12. Un amore impossibile: busto di Costanza Bonarelli Costanza (1614 – 1662) proviene da una nobile famiglia senese, suo padre difatti appartiene al ramo 'povero' dei Piccolomini e di mestiere fa lo staffiere, mentre della madre non si sa nulla. Con una cospicua dote che ammonta a 289 scudi dalla parte della famiglia del defunto papa Pio Piccolomini, il 16 febbraio 1632 la giovane sposa lo scultore e restauratore Matteo Bonarelli - noto anche come Bonuccelli - da Lucca. Il 28 febbraio vengono firmati gli Sponsalia, il contratto di matrimonio. Lei ha diciotto anni, lui ventotto, e subito dopo si stabiliscono a Roma in vicolo Scanderbeg, ai piedi del Quirinale13. Dal 1636 Bonuccelli lavora come assistente di Bernini a San Pietro. Quando Costanza incontra Gian Lorenzo è una donna sposata di 22 anni, Bernini uno scapolo di trentotto. È un colpo di fulmine, Gian Lorenzo, lo scultore di cardinali e papi perde la testa e immortala l’amante in un busto di marmo che passa alla storia come Ritratto del Bargello. Potrebbe essere stato iniziato nel 1636, ma è senz'altro finito nell'ottobre del '37 quando Fulvio Testi, amico di Bernini, in una lettera al conte Francesco Fontana dichiara che si tratta del più bel ritratto mai eseguito da Gianlorenzo. L’opera subito è largamente nota, questo mentre il marito Busto di Costanza Bonarelli La Rivista · Aprile - Giugno 2026 52

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