smo delle sue sculture. La sua opera è così immensa, che nel seguente articolo non sarà possibile nominare tutti i suoi lavori, ma ci si limiterà alla scelta di alcuni. Anni giovanili Nasce a Napoli di madre napoletana e da Pietro Bernini, scultore fiorentino trasferitosi a Roma con la famiglia nel 1606. Da qui la vita di Gian Lorenzo si svolge interamente nella città papale che lascia solo una volta, al culmine della notorietà, per recarsi in Francia nel 1665 alla corte di Luigi XIV: gli si chiede la consulenza per il nuovo progetto della ristrutturazione del palazzo del Louvre. Il primissimo apprendistato del giovane si svolge vicino al padre che lavora alla decorazione della Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore. Qui impara i rudimenti della professione e soprattutto il valore della tecnica scultorea. Difatti il padre, tardo manierista, sembra sia dotato di una particolare abilità nel taglio del marmo senza avere un piano, procedimento subito acquisito dal figlio che dà prova di una precoce attitudine artistica. Il giovane studia i grandi del Rinascimento, i marmi antichi delle raccolte vaticane, i pittori nuovi quali Carracci e Caravaggio. Lui stesso, durante il soggiorno francese, afferma l’ammirazione per la statuaria ellenistica: Il Laocoonte, il Torso del Belvedere, e l’Antinoo diventano suoi modelli. Da qui prende gli apporti in due direzioni: il senso della tecnica e della forma scultorea e il senso del contenuto e dei sentimenti implicito nelle sculture antiche1. Per Bernini giovane l’antico è una regola da seguire, tanto che una delle sue prime opere, Giove e fauno allattati dalla capra Amaltea viene ritenuta a lungo ellenistica2. Al servizio della famiglia Borghese Gian Lorenzo capisce però che nelle grandi partite nessuno deve imitare o subire il gioco di un altro, ma al contrario, bisogna esaltare il proprio. I risultati sono immediati nelle commissioni di gruppi statuari da parte del più grande collezionista di antichità del tempo, il cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, che costituiscono la prima considerevole occasione professionale. Lo scultore a soli 19 anni entra nella cerchia del patronato artistico di una delle più potenti famiglie romane. Enea, Anchise e Ascanio fuggitivi da Troia (1618-1619), il Ratto di Proserpina (1621-1622), il David (1623-1624), l’ Apollo e Dafne (1622-25) annunciano una nuova concezione della scultura. Accenniamo a solo due di queste fenomenali sculture destinate a ornare la lussuosa villa di Scipione Borghese fuori Porta Pinciana, «oggetto di stupore come una meraviglia del mondo3». Il Ratto di Proserpina cattura l'istante drammatico in cui Plutone rapisce Proserpina per portarla negli Inferi, tratto dal mito classico, è un fotogramma. L’attimo muscolare nel quale una linea non longilinea, ma potente salitrice ha già scatenato la spinta di elevazione e si accinge, quasi in volo, alla torsione del corpo per lo scavalcamento dorsale: la forza evolve in agilità, le braccia di lei remano nell’aria per consentire al corpo di ruotare di 180 gradi, e anche la bocca, aperta in un moto di paura, sta in realtà espirand4. Apollo e Dafne traduce in immagini uno dei racconti delle Metamorfosi Apollo e Dafne traduce in immagini uno dei racconti delle Metamorfosi di Ovidio, raffigura il dio che insegue la ninfa di cui si è innamorato La Rivista · Aprile - Giugno 2026 50
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