La Rivista

Gian Lorenzo Bernini: scenografo del barocco romano La Rivista Cultura Roma costituisce lo spazio dell’esperienza creativa di Bernini, che la trasforma a specchio del suo tempo. di Anna Canonica-Sawina A gli inizi del Seicento, sulla penisola italica ancora divisa politicamente, la Chiesa Cattolica Romana trionfa sulle correnti protestanti nate nel corso del secolo precedente. È arrivato il tempo della Controriforma, del nuovo insegnamento dei Gesuiti. La ripercussione si avverte soprattutto a Roma, dove si emana una vigorosa autorità papale, mentre la vita mondana e artistica appare quasi interamente regolata dai committenti della Chiesa, soprattutto cardinali che hanno ereditato dai signori del Rinascimento il compito del mecenatismo, da cui scaturisce l’esigenza di esprimere anche materialmente nella sontuosità delle opere d’arte l’orgogliosa sicurezza del Cattolicesimo. Delegazioni diplomatiche internazionali, diverse comunità straniere, viaggiatori del Grand Tour arricchiscono l’energia della Città Eterna non solo sul piano politico, ma anche economico e culturale. Come nel Quattrocento Firenze, ora Roma è la meta principale degli artisti. Da Bologna arriva Annibale Carracci, da Milano Caravaggio, che gettano le fondamenta di una pittura tutta nuova, trasversale, esplosiva. L’arte rompe i legami con la tradizione, realizza un compito audace: quello di congiungere in un unico altissimo impulso i valori umani e quelli divini. Quest’arte chiamata in seguito barocca, dal linguaggio impetuoso, sontuoso, dinamico, a volte troppo opulento, ritmicamente convulso e ricercato, ricco di innovazioni sceniche e straordinari effetti teatrali, cerca di metabolizzare architettura, scultura e pittura in un’unica opera. Gian Lorenzo Bernini è uno dei suoi iniziatori e sicuramente uno dei famosissimi rappresentanti, se non il più insigne esponente. Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) Gian Lorenzo Bernini, uomo aperto a tutte le esigenze spirituali, interessato a ogni mezzo dell’espressione artistica, non solo alla scultura e all’architettura che costituiscono le sue attività principali, ma anche alla pittura, ai problemi urbanistici, perfino al teatro cui si applica scrivendo testi e curando costumi e allestimento scenico fu un genio estremamente versatile, oggi forse troppo sottovalutato o parzialmente dimenticato, anche se passeggiando per le strade di Roma lo si ritrova dappertutto, nei punti più noti della capitale senza rendercene conto, mentre in Villa Borghese rimaniamo a bocca aperta davanti al virtuosiIl Ratto di Proserpina, tratto dal mito classico, cattura l'istante drammatico in cui Plutone rapisce Proserpina per portarla negli Inferi La Rivista · Aprile - Giugno 2026 49

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