alla condivisione di un pranzo non è pressione o manipolazione psicologica ma una forma di rispetto per l’individuo dietro il ruolo svolto. Conoscere aspettative di comportamento che non ci sono familiari è importante per tre ragioni. In primo luogo, ci permette di riconoscerli quando si presentano nel corso di una collaborazione interculturale. Inoltre, sappiamo perché esistono e questo ci permette di evitare automatismi di giudizio che possono essere pregiudizievoli per la relazione. Infine, siamo preparati e sappiamo come reagire. Un po’ come quando prima di metterci in viaggio guardiamo alle locali previsioni del tempo e scegliamo vestititi adeguati. Una mancata consapevolezza sulle cause della mancata soddisfazione delle nostre aspettative può dar luogo a frasi del tipo: “Come possono avere risultati in questo modo!” “Come possono farne un problema!” Quando la controparte elvetica non riceve un ordine al termine concordato, cercherà di far pressione sulla ditta italiana. Questa a sua volta percepisce questa rigidità nella tempistica come aggressione e svalutazione del proprio contributo, che ci si aspetta venga riconosciuto individualmente e non percepito come semplice ingranaggio di un tutto più grande. Quando questa sensibilità culturale non si verifica, allora prendono corpo (è proprio il caso di dirlo) sensazioni di frustrazione e irritazione a cui si aggiungono sul medio periodo sfiducia e risentimento: tutti sentimenti che possono portare al distacco o alla fine del partenariato. Possibili percorsi di riconciliazione Solo quando entrambe le parti riconoscono la diversità per quello che rappresenta, ovvero diversi modi di percepire la realtà, e non ne trae conseguenze del tipo “produttivo/non produttivo” allora è possibile creare uno stile di collaborazione che fa leva e potenzia la diversità. In questa prospettiva, tre elementi risultano centrali. Innanzitutto, una chiara intenzionalità strategica che permetta di disegnare un ponte collaborativo ambizioso e duraturo. I dati del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) indicano che lo scambio commerciale tra Svizzera e Italia, attualmente l’8,6% dell’export totale e in costante crescita, merita di essere affrontato con la consapevolezza del suo enorme potenziale in termini di contiguità geografica, settoriale e dimensionale. In secondo luogo, la comunicazione interculturale, che non può limitarsi allo scambio di informazioni, ma deve diventare strumento di gestione della diversa percezione del tempo e di costruzione di fiducia. Un messaggio non risposto, un linguaggio troppo diretto o troppo conciso, l’assenza di chiara empatia da parte elvetica possono creare un divario che rende impossibile la costruzione di un ponte collaborativo. Una comunicazione in grando di bilanciare richiesta e offerta, precisione e flessibilità, rappresenta una condizione imprescindibile per creare un clima di sicurezza e rispetto reciproco. Se ben indirizzato, lo scambio comunicativo italiano consente di definire una pianificazione precisa e puntuale nelle fasi importanti e allo stesso tempo di intercalare margini di flessibilità laddove il processo lo consenta. In questo senso, le stesse voci dei gioEsigenze comuni Aspettativa di comportamento in Svizzera Aspettativa di comportamento in Italia Professionalità Negoziazione strutturata e sequenziale. Pianificazione per eliminare ansia da possibili errori. Il tempo si adegua alle necessità della relazione umana. Rispetto Puntualità. Il tempo si adegua alle necessità della relazione umana. Fiducia Condivisione di informazioni Apertura sul piano personale. Empatia. Trasparenza Allocazione di tempo (e spazio) per condividere emozioni La Rivista · Aprile - Giugno 2026 28
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