parte il mito dell’uomo prometeico che controlla il futuro e che percepisce l’imprevisto come un’incompetenza personale e una mancanza di rispetto verso sé e l’altro. Dall’altra la fluidità con cui la cultura italiana viene a patto con il presente e il ruolo giocato da istituzioni, leggi, e destino. Il tracciato geografico si trasforma in confine culturale. Infatti, sebbene esistano di sicuro differenze regionali nella stessa penisola italiana, queste differenze di grado non annullano la differenza con maggiori conseguenze che è quella tra il modo svizzero di vivere il tempo e quello italiano. “…se gli Italiani hanno un problema è quello con tempo. Devo dirlo con tutto il cuore”. “Sono creativi ma il tempo…” così lamentava un rappresentante svizzero al curatissimo evento B2B organizzato dalla Camera di Commercio italo-svizzera di recente nel Technopark di Zurigo per il settore della meccanica. “…questi vanno sempre di fretta...” affermava nello stand di fronte un giovane partner italiano, qualcuno con un percorso di formazione internazionale, che ha saputo e potuto mettere in piedi una strategia di successo per rispondere a questa marcata preferenza svizzera per la puntualità. La visione autoritaria del tempo divenuta in Svizzera sinonimo di efficienza Uno degli stereotipi più diffusi è senz’altro quello che associa Svizzera e orologeria di precisione. IWC, Rolex, Audemars Piguet, Patek Philippe per citarne solo alcuni. Si tratta per l’appunto di un simbolo che ben illustra la preferenza data alla sequenzialità temporale. Secondo dopo secondo il tempo svizzero, che ricorda il mito greco di Chronos, passa inesorabile, divora minuti, ore e giorni come il titano divorava i suoi figli. È il tempo che domina le relazioni umane e le idee, e non viceversa. A queste vengono riservati momenti e spazi ben strutturati e temporalmente ancorati in un’agenda pianificata al dettaglio. Nel suo libro The Cultural Map, Erin Meyer definisce questa percezione del tempo come sequenziale, ovvero un susseguirsi lineare di attività, che non avvengono simultaneamente. La puntualità è importante nella pianificazione di incontri personali così come nell’ottemperanza di termini, sia di pagamento che di consegna, e nella sincronizzazione di operazioni in comune. Se guardiamo al contesto di riferimento. la religione calvinista consegna all’individuo compiti precisi da portare a termine nel corso del suo cammino terrestre, quindi in un limite temporale in cui il tempo è scarso. Di questo traguardo da raggiungere l’individuo rimane pienamente e autonomamente responsabile. In campo interculturale si parla anche di locus of control interno, ovvero i traguardi che si raggiungono sono il risultato esclusivo dei nostri sforzi. Evitare errori, di cui ci si assumerebbe la colpa, diventa essenziale. Ecco, quindi, che tutto viene pianificato e il tempo viene parcellizzato con precisione. In contesti culturali come questo - dove il tempo ha il valore dell’oro - i treni sono in orario, i referendum popolari non nascono da esigenze estemporanee ma si tengono quattro volte all’anno a scadenze fisse e il parlamento non è sempre in seduta ma si riunisce a Berna quattro volte all’anno per esattamente tre settimane. Questi parametri temporali si riflettono necessariamente anche in campo commerciale. L’Italia e il suo rapporto con il presente Sul versante meridionale delle Alpi la nozione di tempo richiama invece il mito greco di Kairos come dimensione eterna che va colta nell’istante, nell’occasione favorevole. È questo il motivo per cui spesso colleghi italiani comunicano un’idea avuta nel tragitto all’entrare in ufficio, o un partner italiano propone al di là dell’agenda di riflettere su un’alternativa nata per lui dalla discussione. Ci sono idee, riflessioni che appare controproducente, nell’ottica italiana, rimandare “solo” per questioni temporali, come se i due valori avessero lo stesso peso. In Italia, inoltre, il locus of control è predominantemente esterno: l’individuo si impegna in prima persona mantenendo però la consapevolezza La copertina del romanzo di Max Frisch Homo Faber, il cui protagonista, Walter Faber, è un ingegnere svizzero che crede nella pianificazione rigorosa e in un trascorrere lineare, calcolabile del tempo La Rivista · Aprile - Giugno 2026 26
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