La Rivista

L’astensione dall’ingerenza negli affari interni iraniani assicurerebbe inoltre la continuità del regime ora guidato da Mojtaba Khamenei, figlio della guida suprema Ali Khamenei, la cui uccisione, nel primo giorno del conflitto, aveva fatto sperare in una transizione verso un regime meno illiberale di quello degli Ayatollah. Una possibilità che aveva contribuito ad attenuare la presa di posizione sull’avvio delle ostilità da parte degli Stati Uniti e di Israele a danno dell’Iran in seno alla stessa Unione Europea, preoccupata principalmente degli effetti del conflitto su approvvigionamento e conseguente aumento dei costi dell’energia – cosa che si è puntualmente verificata, con una spinta inflattiva che ha costretto la Banca Centrale Europea ad un rialzo dei tassi di interesse. Non appare chiara neppure la soluzione della questione del programma nucleare iraniano e quella delle scorte di uranio arricchito, che il presidente Trump aveva indicato quale ragione principale dell’attacco militare e che dovrà essere gestita attraverso un secondo accordo più dettagliato, con una probabile moratoria del programma da parte iraniana. Il nodo di Hormuz Sulla rimozione del blocco navale e il ripristino del passaggio “sicuro di navi commerciali senza pedaggi” dal Golfo Persico al Mare dell’Oman e viceversa, il Memorandum precisa che si dialogherà per definire “l’amministrazione futura e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz”, cosa che non esclude un possibile controllo del traffico da parte di Teheran. Si tratta di un’eventualità che consentirebbe all’Iran di mantenere un enorme potere negoziale in Medio Oriente, condizione che di fatto si sta già verificando, viste le minacce di richiudere lo Stretto in risposta alla violazione del cessate il fuoco nel Libano meridionale alla vigilia dei colloqui di Lucerna, che sembrano arenarsi ancor prima di iniziare. In questo contesto, se la tregua si consoliderà, potrebbe intervenire anche l’Unione Europea come parte integrante di una presenza internazionale necessaria a facilitare il traffico delle merci nello Stretto – cui occorre in primis lo sminamento del passaggio, - così come per stabilizzare l’area del Golfo Persico. Trump stesso non ha escluso l’ipotesi, pur sottolineando in più occasioni – l’ultima anche al G7 - l’irrilevanza degli alleati europei nella disputa con l’Iran, ribadendo più volte di non essere stato “aiutato”. Ancora una volta, la dialettica del Presidente, prima e dopo il G7, alimenta la polarizzazione USA-Europa, anche con le dichiarazioni poco rispettose rese da Trump sull’incontro con la premier italiana Giorgia Meloni, cui si aggiungeva in contemporanea l’intervento del segretario alla Difesa USA, Pete Hegseth, alla riunione dei Ministeri della Difesa della NATO, che annunciava una “profonda revisione” dello schieramento statunitense in Europa, con tanto di critiche - poco pertinenti in quella sede - sulla gestione della questione migratoria in UE. E intanto sull’altro fronte L’intento ultimo di questa polarizzazione potrebbe essere la destabilizzazione dell’architettura europea, cosa che non giova neppure nella ricerca di una soluzione del conflitto geograficamente più vicino a Bruxelles, quello tra la Russia e l’Ucraina, inserito tra i temi dell’agenda del G7 e del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, a cui ha partecipato come ospite anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Prima dei vertici, la novità su questo fronte era stata l’incontro tra i leader di Francia, Germania e Regno Unito con Zelensky per discutere di un possibile negoziato di pace, seguito da un colloquio dei rispettivi rappresentanti diplomatici a Mosca con il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin, conclusosi senza un nulla di fatto e con la portavoce del Ministero, Maria Zakharova che aveva accusato i tre leader europei di “far finta di chiedere la pace, quando in realtà avanzano condizioni a priori inaccettabili” perché, a suo dire, produrrebbero una “militarizzazione dell’Ucraina”. Le condizioni definite con Zelensky includevano infatti, oltre al cessate il fuoco immediato, al congelamento dell’attuale linea Al termine del vertice del G7 che si è concluso il 17 giugno a Evian è stata formalmente raggiunto e siglato “a distanza” un Memorandum di intesa che dovrebbe portare ad un accordo di pace in Medio Oriente La Rivista · Aprile - Giugno 2026 13

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