La Rivista

Dopo oltre tre mesi dall’inizio degli attacchi militari e a più di due mesi dalla dichiarazione di cessate il fuoco, anticipata da una serie infinita di annunci e smentite di un possibile accordo di pace tra Stati Uniti ed Iran, l’intesa è stata formalmente raggiunta e siglata “a distanza” al termine del vertice del G7 che si è concluso il 17 giugno a Evian, con il plauso dei capi di Stato presenti. Fragili accordi di Viviana Pansa l’integrità territoriale e la sovranità. Un punto, questo, che aveva fatto slittare l’intesa a causa dei raid militari su Beirut disposti dal premier israeliano Benjamin Netanyahu proprio alla vigilia della festa per gli 80 anni del presidente americano Donald Trump e che, secondo le intenzioni di quest’ultimo, avrebbe dovuto coronare i festeggiamenti alla Casa Bianca. Fonti americane avevano riferito allora di ripetute telefonate di Trump al premier israeliano per scongiurare la possibilità che gli attacchi potessero causare il fallimento dei negoziati. E c’è da chiedersi se Trump saprà far rispettare questo impegno, visto che gli scontri nel Sud del Libano sono comunque continuati nonostante l’invio del Memorandum a Netanyahu e la presa di posizione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che ha affermato che “qualsiasi attacco militare da parte del regime sionista contro il Libano d’ora in poi e il protrarsi dell’occupazione dei territori libanesi saranno considerati, a nostro avviso, una violazione del Memorandum”. Ancora in queste ore le offensive sono proseguite, nonostante il cessate il fuoco, confermato anche da Hezbollah, con Israele che ha più volte ripetuto di voler mantenere le sue forze nell’area e i tentativi dell’amministrazione USA di arrestare l’escalation sostenuta dall’estrema destra del governo Netanyahu. Non un accordo, ma un Memorandum di intesa i cui punti sostanziali dovranno essere definiti più nello specifico entro 60 giorni dalla firma e che, a una prima considerazione, sembrano in realtà aver accolto tutte le richieste della Repubblica Islamica. Un risultato che tradisce forse l’impazienza di Trump per l’allungamento dei negoziati, mal tollerato con l’approssimarsi delle elezioni americane di Midterm. Il testo, diffuso dall’amministrazione americana in un incontro con i giornalisti proprio a margine del G7, prevede la fine immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, l’astensione dall’interferenza nei reciproci affari interni, la rimozione del blocco navale da parte degli Stati Uniti e il passaggio sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz. Prevista anche la fine delle sanzioni contro l’Iran, lo sblocco dei suoi beni e fondi congelati, ulteriori negoziati per risolvere la questione dell’uranio arricchito e del programma nucleare iraniano e lo sviluppo di un piano con almeno 300 miliardi di dollari – senza che ne sia stata definita la provenienza - per la ricostruzione di Teheran. Controversie e violazioni Si tratta di dichiarazioni generali molto controverse, a cominciare dall’inclusione del Libano nella zona su cui devono cessare le operazioni militari e di cui si chiede di garantire La Rivista Europee La Rivista · Aprile - Giugno 2026 12

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