La Rivista

del fronte e al blocco dei fondi russi fino a che il Cremlino non abbia ripagato il Paese invaso dai danni procurati dal conflitto, garanzie di sicurezza per Kiev come il dispiegamento della Forza multinazionale per l’Ucraina – progetto che fa capo alla Coalizione dei Volenterosi e per cui Francia e Regno Unito hanno già siglato una dichiarazione di intenti. Parlare con una voce sola Dopo il fallimento di questo tentativo, l’auspicio era stato che l’Unione tornasse a parlare con una voce sola, come sottolineato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un incontro con la premier Meloni e altri esponenti del governo alla vigilia del Consiglio europeo. La stessa Meloni, in Parlamento, aveva preso le distanze dal formato diplomatico E3 – che riunisce i 3 Paesi europei sopra citati – ribadendo “la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa” per giungere ad una possibile soluzione del conflitto tra Russia e Ucraina. All’ultimo Consiglio europeo, in effetti, una convergenza è stata trovata con l’approvazione unanime delle conclusioni in cui si stabilisce che l’Unione continuerà a sostenere l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti, una soluzione che rispetti il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite e la proroga delle sanzioni contro la Russia per 12 mesi. Un’unanimità che non si raggiungeva dal dicembre 2024, come ha fatto notare il presidente del Consiglio Antonio Costa, di cui si parla come uno dei possibili candidati a rappresentare l’UE nei negoziati di pace con la Russia. A frenare su un possibile portavoce è stato però il cancelliere tedesco Friedrich Merz che, incontrando la stampa al termine del Consiglio, ha affermato: “siamo tutti d’accordo sul fatto che adesso serve un negoziato per raggiungere una pace in Ucraina. Solo successivamente si definirà chi parteciperà e chi parlerà a nome dell’Europa – ha detto Merz, aggiungendo che “una cosa è certa: non ci sarà alcun mediatore che negozi al posto dell’Ucraina. L’Ucraina parlerà per sé stessa. La Russia dovrà infine decidere se entrare o meno in negoziati seri. La decisione di avviare negoziati spetta esclusivamente alle parti coinvolte”. Da parte sua, la Russia sembra però avere già escluso l’Unione dalle trattative, perché non la considera neutrale, visto il sostegno assicurato a Kiev. “Gli europei fingono di voler trattare con la Russia, ma in realtà puntano solo a guadagnare tempo per prepararsi a una guerra entro il 2030 – ha affermato in questi giorni il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, che giudica invece Donald Trump pronto a riprendere il dialogo per negoziare una pace in Ucraina, e Mosca è disposta a parlare con lui. Per Lavrov l’unità di intenti tra le due sponde dell’Atlantico emersa dal vertice del G7 ad Evian sarebbe solo apparente e non destinata a durare a lungo. Un’affermazione che quanto è seguito alla conclusione del vertice, almeno in termini di dichiarazioni, sembrerebbe confermare. Da Evian giunge l’auspicio che l’Unione torni a parlare con una voce sola. Purtroppo non tutti concordano su chi lo possa fare materialmente Per il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov l’unità di intenti tra le due sponde dell’Atlantico emersa dal vertice del G7 ad Evian sarebbe solo apparente e non destinata a durare a lungo La Rivista · Aprile - Giugno 2026 14

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