Uniti secondo Berna dovrebbero crescere del 2,2% nel 2026 e del 2% nel 2027, l’Eurozona rispettivamente dello 0,6% e dell’1,3%, il Regno Unito dell’1,1% e dell’1,2%, il Giappone dello 0,5% e dello 0,7%. Sviluppo e resilienza A parte gli Stati Uniti, che mantengono una crescita economica un po’ più alta quest’anno ma sono previsti dalla SECO in rallentamento il prossimo anno, le altre aree sono al contrario previste in calo quest’anno e in parziale ripresa il prossimo. Come si vede, in questo quadro i numeri stimati per la Svizzera per il biennio 2026-2027 sono nel complesso migliori rispetto a quelli di Regno Unito, Eurozona, Giappone. Stiamo parlando di risultati per tutti contenuti e non clamorosi, questo è chiaro, ma sarebbe un errore sottovalutare sia quanto si ottiene alle latitudini rossocrociate nonostante il peso del quadro globale, sia il fatto che la Svizzera è già da molto tempo presente nei primi posti della classifica mondiale del PIL pro capite (cioè del PIL nazionale diviso per il numero di abitanti). Naturalmente quando si ha una posizione di questo tipo è più difficile aggiungere ulteriori, consistenti quote di Prodotto interno lordo. Ciò nonostante, l’economia elvetica manifesta resilienza e questo è un elemento che pure va considerato. Sono certamente molte le ragioni del marcato sviluppo raggiunto dalla Svizzera nelle fasi economiche positive e della sua resilienza nelle fasi negative. Accenniamo in questa sede a tre capitoli fra i principali. Il primo capitolo è che l’economia elvetica è molto articolata, è fatta di industria, finanza, commerci; il Paese nonostante le sue non grandi dimensioni ha attività diversificate, con molte imprese che puntano su beni e servizi ad alto valore aggiunto. Il secondo capitolo è che la Svizzera da sempre mira a una bassa inflazione, senza concessioni all’idea di un rincaro in cambio di una vera o presunta crescita economica; ciò è stato ed è reso possibile anche dalla forza del franco, che crea alcuni ostacoli a un export che comunque è rimasto robusto ma che permette di avere un import meno caro, contribuendo così alla bassa inflazione e dunque anche a bassi tassi di interesse; il rincaro contenuto ha dato maggiori certezze nei consumi e negli investimenti ed è dunque un fattore di crescita economica nel lungo periodo, non di freno. Il terzo capitolo è rappresentato dai conti pubblici in ordine, con un basso indebitamento pubblico; il rigore ha consentito di non disperdere risorse in oneri eccessivi sul debito, di contribuire a non alimentare l’inflazione, di avere mezzi della mano pubblica tali da garantire un buon livello di servizi e tali da poter intervenire in caso di crisi gravi, come è successo ad esempio, per rimanere agli ultimi anni, durante la pandemia. Senza conti tenuti in ordine nel tempo, un intervento pubblico, ingente e rapido, non sarebbe stato possibile oppure avrebbe causato problemi finanziari non secondari, che qui invece non ci sono stati. Il versante dell’inflazione Vale la pena di soffermarsi ancora sulla questione dell’inflazione, o rincaro che dir si voglia, sia perché è tornata a salire a livello internazionale, sia perché come detto la linea dell’inflazione bassa è uno dei pilastri del Sistema Svizzera. Dopo le impennate del biennio 2022-2023, causate anche e soprattutto dal post pandemia e dall’invasione russa dell’Ucraina, con annessi e connessi sulle materie prime, l’inflazione è in ampia misura rientrata, anche attraverso l’azione delle banche centrali che hanno aumentato i tassi di interesse, poi di nuovo abbassati una volta passata la tempesta. A spingere poi nuovamente il rincaro nel quadro mondiale, pur senza tornare ai picchi del biennio citato, nell’ultiIl Sistema Paese elvetico tende a mantenere la rotta anche nelle fasi negative, di acque molto agitate La Rivista · Aprile - Giugno 2026 10
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