La Rivista

liva è fortemente concentrata nell’area mediterranea, che rappresenta oltre il 90% del totale globale. La Spagna occupa stabilmente il primo posto, contribuendo da sola a circa il 40-50% della produzione mondiale. Gli enormi oliveti dell’Andalusia costituiscono il cuore produttivo del settore. Seguono: · Italia; · Grecia; · Turchia; · Tunisia; · Portogallo; · Marocco. Negli ultimi decenni sono emersi anche nuovi produttori in Paesi come Argentina, Cile, Australia e Stati Uniti, in particolare in California. Il ruolo dell’Italia: biodiversità e qualità Sebbene la Spagna produca quantitativi superiori, l’Italia continua a rappresentare uno dei principali punti di riferimento mondiali per la qualità. Il patrimonio olivicolo italiano è unico per biodiversità. Si stima che il Paese ospiti oltre 500 cultivar autoctone, un numero senza paragoni nel panorama internazionale. Questa straordinaria ricchezza varietale consente di ottenere oli molto diversi tra loro. Dalla Liguria alla Sicilia, ogni territorio esprime caratteristiche distintive: · gli oli liguri sono generalmente delicati e dolci; · quelli toscani si distinguono per sentori erbacei e note piccanti; · gli oli umbri presentano buona struttura e intensità aromatica; · le produzioni pugliesi offrono grande corpo e complessità; · gli oli siciliani combinano eleganza aromatica e freschezza. L’Italia vanta inoltre il maggior numero di certificazioni DOP e IGP dedicate all’olio d’oliva, testimonianza del forte legame tra prodotto e territorio. Nonostante ciò, il settore deve affrontare sfide significative: frammentazione aziendale, aumento dei costi di produzione, concorrenza internazionale e gli effetti dei cambiamenti climatici. Le minacce all’olivicoltura Tra le principali criticità che colpiscono gli oliveti figurano gli eventi climatici estremi. Siccità prolungate, gelate improvvise e temperature elevate possono compromettere sia la quantità sia la qualità delle produzioni. Particolarmente temuta è la mosca dell’olivo, uno dei principali parassiti della coltura. Le sue larve si sviluppano all’interno delle drupe, riducendo la resa e peggiorando le caratteristiche qualitative dell’olio. Negli ultimi anni ha destato grande preoccupazione anche la diffusione della Xylella fastidiosa, il batterio responsabile del disseccamento rapido degli ulivi che ha devastato ampie aree della Puglia, modificando profondamente il paesaggio e causando ingenti danni economici. Un patrimonio da difendere L’olio extravergine d’oliva non è semplicemente un condimento, ma il risultato di un delicato equilibrio tra natura, lavoro umano e innovazione tecnologica. Dalla cura dell’uliveto alle sofisticate tecniche di estrazione, ogni fase contribuisce a determinare la qualità finale del prodotto. In un contesto caratterizzato da cambiamenti climatici, nuove fitopatie e crescente competizione internazionale, la tutela dell’olivicoltura assume un valore strategico non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale e ambientale. Preservare gli ulivi significa infatti conservare un patrimonio che da secoli caratterizza il paesaggio mediterraneo e continua a rappresentare una delle eccellenze più apprezzate del Made in Italy agroalimentare. La Rivista · Aprile - Giugno 2026 88

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