La Rivista

cune molecole di ultima generazione, avvicinarsi al 20%. Questi sono numeri che fino a pochi anni fa erano difficilmente raggiungibili senza chirurgia bariatrica. Apro una parentesi (significativa) e vi dico, di nuovo, attenzione. Restano farmaci, vanno presi esclusivamente sotto controllo medico e, come tutti i farmaci, hanno anche controindicazioni ed effetti collaterali, i più frequenti dei quali interessano l'apparato gastrointestinale: nausea, senso di pienezza precoce (ma va’?), reflusso, stipsi e/o diarrea, talvolta vomito. Nella maggior parte dei casi si tratta di sintomi transitori e gestibili, ma possono comunque influenzare significativamente la qualità della vita; quindi, ci sono anche persone che risultano non idonee a questo trattamento. In due parole: non sono per tutti, quindi smettetela di cercarli online. Chiusa parentesi. Poco fa ho detto che siamo davanti a una rivoluzione. Ma come tutte le rivoluzioni, anche questa rischia di essere fraintesa. Il fraintendimento più pericoloso e purtroppo anche molto diffuso, è che queste terapie siano una scorciatoia. Oppure che queste siano la soluzione definitiva che annulla e sostituisce tutto il resto. Niente di tutto questo è vero. Quello che è vero e dimostrato è che questi farmaci sono strumenti estremamente efficaci. Ma questo non significa che siano strumenti autonomi. Non basta prenderli perché tutto vada a posto. Perdita di peso o perdita di grasso? Iniziamo dalla composizione del peso perso. Il termine “dimagrimento”, infatti, si dovrebbe riferire alla perdita di grasso corporeo e non semplicemente alla perdita di peso. Se, quando una persona dimagrisce, invece di perdere prevalentemente tessuto adiposo, perde una parte consistente della massa cellulare e muscolare, sono guai. Gli studi clinici hanno infatti anche dimostrato che, se la terapia non è accompagnata da un’adeguata alimentazione e dal corretto esercizio (esercizio, non “attività”) fisico, la massa magra può arrivare fino al 40% del peso perso. Il che vuol dire prendere a badilate e abbattere il metabolismo energetico. E ricominciare ad ingrassare a razzo appena si smette la terapia. Quindi, anche se potrebbe sembrarvi paradossale (“che me ne faccio del nutrizionista, che tanto prendo già il farmaco?”), è proprio quando il farmaco funziona bene e la fame diminuisce, che la qualità della dieta e lo stile di vita assumono un ruolo centrale. Perché? Perché il corpo umano continua ad essere sorprendentemente coerente, anche nell'era delle punturine. Continua ad amare il movimento. Continua ad aver bisogno di sonno. Continua a rispondere alla qualità dell'alimentazione. E continua a premiare chi riesce a costruire abitudini sostenibili nel tempo. Il lavoro del nutrizionista diventa dunque centrale per aiutare ad assumere non solo ad assumere le proteine adeguate e spronare al movimento (in particolare, esercizi di forza), ma per un’educazione alimentare che aiuti a trasformare le abitudini in qualcosa di duraturo, senza fatica anche dopo aver raggiunto il peso desiderato e si inizia a ridurre il farmaco. Perché il farmaco può aiutare a mangiare meno, ma non insegna a fare la spesa, a organizzare i pasti, a gestire una cena fuori casa o a distinguere la fame dalla stanchezza, dalla noia o dallo stress. Senza la gestione della quotidianità, una volta raggiunto il peso desiderato il problema, purtroppo, non è affatto risolto per sempre. Insomma, la vera rivoluzione di questi farmaci non è che permettono di dimagrire senza impegno. È che possono finalmente dare ad alcune persone la possibilità di fare ciò che per anni hanno tentato senza riuscirci: cambiare. Un’iniezione di fiducia e cari saluti dalla vostra consulente nutrizionale Dr. Tatiana Gaudimonte info@loveyourbody.ch Con “dimagrimento”, si dovrebbe intendere la perdita di grasso corporeo e non semplicemente la perdita di peso La Rivista · Aprile - Giugno 2026 84

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