La Rivista

tici, ormonali, metabolici, psicologici, ambientali e sociali. Sappiamo anche che, quando perdiamo peso, il nostro organismo non interpreta necessariamente l'evento come qualcosa di positivo. Dal suo punto di vista potrebbe trattarsi di una carestia. Per questo motivo mette in atto una serie di strategie di difesa. Un meccanismo evolutivo straordinario La fame aumenta. La sazietà dura di meno. Il pensiero del cibo diventa più frequente. E come se non bastasse, il consumo energetico tende a ridursi, soprattutto a valle di una dieta restrittiva non accompagnata da un adeguato allenamento. In altre parole, è come se il corpo cercasse continuamente di riportarci al punto di partenza. È un meccanismo evolutivo straordinario che per migliaia di anni ha aiutato la nostra specie a sopravvivere. Il problema è che oggi viviamo in un ambiente in cui il cibo è disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro e in cui le occasioni di movimento spontaneo sono drasticamente diminuite. Ecco perché l'obesità non può e non deve essere considerata una mera conseguenza di scelte sbagliate. Molte persone che convivono con l'obesità combattono questa battaglia biologica ogni giorno. E spesso la combattono da sole, portandosi anche sulle spalle il peso dello stigma sociale (e su questo bisognerebbe scrivere un articolo a parte). Qui entrano in gioco gli agonisti del GLP-1 e, più recentemente, gli agonisti combinati GIP/GLP-1. Quando mangiamo, il nostro intestino produce naturalmente alcuni ormoni chiamati incretine. Uno dei più importanti è il GLP-1 (Glucagon-Like Peptide 1), che contribuisce a regolare la glicemia, rallenta lo svuotamento gastrico e aumenta il senso di sazietà. In altre parole, in condizioni normali il GLP-1 viene prodotto naturalmente dopo il pasto e comunica al cervello che il cibo è arrivato e che possiamo iniziare a sentirci sazi. I farmaci di nuova generazione imitano o amplificano proprio questi segnali fisiologici. In altre parole, aiutano il cervello a percepire più rapidamente la sazietà e riducono l'intensità della fame. Nessuna magia: è fisiologia Anche se, detta così, sembra quasi una magia, in realtà è fisiologia. La dico rozza: questi farmaci non "sciolgono il grasso", non accelerano magicamente il metabolismo. Non trasformano una pizza in un'insalata. La perdita di peso avviene soprattutto perché la persona riesce a mangiare meno senza vivere costantemente la sensazione di privazione che spesso accompagna le diete tradizionali. Questo è un risultato enorme, sia dal punto di vista soggettivo del paziente che dal punto di vista clinico. Una mia paziente in stato di obesità e prediabete, a cui il proprio medico ha prescritto uno di questi farmaci, mi ha descritto questa esperienza in modo molto semplice: «Per la prima volta riesco ad aprire un pacchetto di biscotti senza sentire il bisogno di finirlo». Ragazzi, non è mica un dettaglio. Vuol dire poter mangiare meno senza percepire la stessa sofferenza che si sarebbe sperimentata in passato. Per chi lotta da anni con la fame, è una rivoluzione. I risultati osservati negli studi clinici sono impressionanti. A seconda del farmaco utilizzato e delle caratteristiche del paziente, la perdita di peso può superare il 15% del peso corporeo iniziale e, con alSullo schermo c'era la fotografia di una penna iniettabile e sotto il messaggio di un'amica: «Guarda, ho perso sette chili in due mesi!». Confesso che per un istante ho sorriso La Rivista · Aprile - Giugno 2026 83

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