La Rivista Italiche Il Pil italiano secondo l’Istat è atteso in crescita dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, dopo essere aumentato dello 0,5% nel 2025. Tra i mari agitati di Corrado Bianchi Porro Condizionati dalla durata e dagli effetti del conflitto In un quadro internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, i risultati delle previsioni restano comunque più che mai condizionati dalla durata del conflitto e dei suoi effetti nel tempo. Per l’intera area euro, l’impatto dell’aumento dei costi energetici, l’inasprimento del credito e l’aggravarsi delle incertezze determinerebbero una decelerazione del Pil al +0,9%, dal +1,4% del 2025. Per le imprese, l’incertezza riduce pure il fabbisogno di investimenti; gli elevati prezzi dell’energia rischiano inoltre di erodere in parte i margini di profitto. Le prospettive per la Cina indicano una graduale moderazione, con una crescita prevista al 4,5% nel 2026 e al 4,4% nel 2027 incamminata verso un trend giapponese. I consumi rimangono deboli, penalizzati dalla lenta crescita dei redditi e dagli effetti negativi sul patrimonio ancora derivanti dalla crisi del mercato immobiliare. La dinamica delle esportazioni rimane in parte incerta per le crescenti pressioni protezionistiche globali. L’intero settore della costruzione navale nei Paesi Ocse resta esposto alla crescente concorrenza cinese favorita sia dal mercato interno che da una quota crescente (i due terzi del totale) di export. La Cina è oggi L'aumento del Pil, nel biennio in previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 e +0,5 punti percentuali rispettivamente) mentre la domanda estera netta, condizionata dagli effetti del conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi energetici, fornirebbe un contributo negativo quest’anno e nullo nel 2027. Sempre quest’anno i consumi delle famiglie son previsti in decelerazione rispetto all’anno precedente (+0,6% rispetto al +1,1% nel 2025) frenati dall’attenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite e dall’aumento registrato dall’inflazione. Gli investimenti fissi lordi continuerebbero a crescere, seppur con intensità differente. L’aumento si attesterebbe al +2,2% quest’anno, sostenuto dagli interventi connessi al compimento del PNRR, mentre nel 2027 si determinerebbe una rilevante decelerazione in media d’anno (+0,5%) per il netto ridimensionamento degli stimoli pubblici. L’occupazione è prevista in rallentamento (+0,7%, dopo il +1,3% del 2025) a fronte però di un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (5,5%, dal 6,1% del 2025). Gli andamenti dei prezzi delle materie prime risultano quest’anno in forte risalita, in dipendenza dall’andamento dell’inflazione, energia e trasporti. La Rivista · Aprile - Giugno 2026 5
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