La Rivista

più di 2 milioni di famiglie in zone generalmente povere e occupa una notevole mano d’opera agricola (lavorazione del terreno, produzione di piante, concimazione, potatura, raccolta e trasporto delle olive) e industriale (estrazione e commercio dell’olio e conservazione delle olive). L’olivo soddisfa ai bisogni alimentari di vaste popolazioni e i suoi prodotti hanno un elevato valore biologico. Nell’antichità nessun albero è stato tanto utile, pregiato e venerato dai popoli mediterranei come l’olivo, simbolo di prosperità e di pace. Alcune antiche tradizioni sono tuttora vive nelle nostre società (come il ramoscello di olivo simbolo di pace) ed hanno valore universale. *Mastro Oleario fondatore della Corporazione dei Mastri Oleari di Milano Molti secoli fa, nel Ticino come in tutto il Mediterraneo era diffuso l’olivastro o olivo selvatico. Pare che sull’Arbostora ci fossero boschi di olivastri. A quei tempi si sceglievano le piante più diritte e sane e si trapiantavano in campo durante l’autunno o alla fine dell’inverno, sempre in zone soleggiate e in vicinanza del lago. Questi alberi producevano piccoli frutti; chi voleva frutti più grossi ricorreva alla pratica dell’innesto. La coltivazione dell’olivo sulle rive del lago di Lugano è documentata in atti di vendita dell’anno 769 e nei dintorni di Locarno è ricordata in documenti del 1300; da essi si deduce che l’olivicoltura doveva essere già estesa e la produzione di olio ragguardevole. I rigidissimi inverni del 1494, del 1600 e del 1709 distrussero quasi interamente gli oliveti ticinesi, dopo di che la coltura dell’olivo venne trascurata a profitto del gelso per l’allevamento del baco da seta. La sericoltura diventò la principale industria del Luganese, e più ancora del Mendrisiotto, dove esistevano importanti filatoi e la seta era più pregiata di quella della pianura Lombarda. Ciò nonostante, nel Ticino l’olivo continuò ad esistere anche dopo la gelata del 1709, come documentato in racconti di scrittori che visitarono il Ticino nel corso del 18° secolo. Agli inizi del 1900 c’erano ancora molti olivi nei vigneti e nei giardini di Campione, Bissone, Maroggia, sulle falde meridionali del S. Salvatore (dove esisteva un vasto oliveto) e dell’Arbostora, poi a Gandria e a Castagnola. Oggi in Ticino sono attivi due frantoi: uno è di Angelo Delea a Losone e l’altro è a Sonvico da Ennio Bianchi. L’associazione non vende olio anche perché non è proprietaria di piante di olivo mentre la raccolta collettiva avviene per la frangitura e per il consumo familiare o nei negozi. Gli interessati al prodotto ticinese possono trovarlo presso alcuni produttori quali Cantina Delea di Losone: info@ delea.ch; Cantina Tamborini di Lamone: info@tamborinivini.ch; Edo Latini: edolatini51@gmail.com, Campaccio Vini e Mieli di Mendrisio: ornella.oberti@bluewin.ch, Azienda Agricola Mezzana di Coldrerio: dfe-aacm@ti.ch e VIvaGandria presso la Bottega di Gandria: labottegadigandria@gmail.com. La denominazione DOC del Ceresio è un olio extravergine passato e pressato a freddo da olive coltivate sulle sponde del lago di Lugano e nel Malcantone, Locarnese e Mendrisiotto da produttori che realizzato con l’obiettivo della migliore qualità. In Ticino troviamo alcune cultivar che vanno dal Leccino al Frantoio, dalla Casaliva alla Taggiasca con Pendolino (impollinatore). Si ottiene un olio dal colore giallo verdolino, fine e delicato con sentori di sedano e di pomodoro verde. In bocca ha gusto di carciofo e di mandorla con finale leggermente piccante se l’olio è di recente molitura. Si abbina molto bene a insalate, pesci, pasta, baccalà mantecato, carni bianche e formaggi giovani. L’olivo e l’olio nel Canton Ticino La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 88

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