La Rivista

La Rivista La Dieta rivista Le malattie cardiovascolari restano ancora oggi la principale causa di morte nel mondo occidentale. Infarto, ictus e insufficienza cardiaca rappresentano spesso l’esito finale di un processo lungo anni, durante il quale fattori genetici, ambientali e comportamentali interagiscono tra loro. La buona notizia è che molti di questi fattori sono modificabili. Tra tutti, l’alimentazione e lo stile di vita hanno un ruolo centrale nella prevenzione. Negli ultimi decenni la ricerca ha chiarito sempre meglio quali modelli alimentari siano associati a una migliore salute cardiometabolica. Parallelamente, nuovi studi stanno mettendo in luce come il metabolismo, l’infiammazione e persino il microbiota intestinale partecipino alla regolazione del rischio cardiovascolare. Il cuore, insomma, è al centro di una complessa rete metabolica che coinvolge l’intero organismo. Rischio cardiovascolare: quando il metabolismo manda segnali d’allarme Il cosiddetto rischio cardiovascolare rappresenta la probabilità che una persona sviluppi una malattia del cuore o dei vasi sanguigni entro un certo periodo di tempo, generalmente stimato su un orizzonte di dieci anni. Questo rischio viene calcolato sulla base di diversi parametri clinici che, combinati tra loro, permettono di identificare le persone più vulnerabili: • ipertensione arteriosa • diabete di tipo 2 • alterazioni dei lipidi nel sangue (colesterolo e trigliceridi) • fumo • accumulo di grasso viscerale, soprattutto a livello addominale. Questi elementi non agiscono separatamente ma si influenzano reciprocamente, spesso all’interno di un quadro più ampio noto come sindrome metabolica. La sindrome metabolica è caratterizzata da un insieme di anomalie metaboliche, in particolare almeno tre tra: sovrappeso, aumento della circonferenza vita rispetto ai fianchi, glicemia elevata, ipertensione e dislipidemia. Queste condividono un denominatore comune: uno stato infiammatorio cronico di basso grado, che favorisce la progressione dell’aterosclerosi, il processo che porta alla formazione delle placche nelle arterie. Secondo le stime più recenti, circa il 30% della popolazione adulta presenta criteri compatibili con la sindrome metabolica, rendendola una delle principali sfide di salute pubblica del nostro tempo. Il ruolo dell’alimentazione: non una dieta, ma un modello (sono ripetitiva, lo so, ma mica lo dico io…) E quindi mi chiederete: esiste una dieta perfetta per il cuore? Se vi aspettate una lista di alimenti precisi, divieti e grammature fisse, no. Ma… La letteratura scientifica suggerisce che non sia tanto il singolo alimento a fare la differenza, quanto l’insieme delle scelte quotidiane a determinare l’effetto protettivo. Infatti, i modelli che dietetici in particolare hanno mostrato risultati solidi e riproducibili nella riduzione del rischio cardiovascolare comprendono anche note di stile di vita. Questi sono: • la Dieta mediterranea • la Dieta DASH Dieta mediterranea: il modello più studiato Tra tutti i modelli alimentari, la dieta mediterranea è probabilmente la più studiata e validata dalla ricerca scientifica. Si tratta di un modello alimentare che privilegia: IL CIBO DEL CUORE: COME L’ALIMENTAZIONE PUÒ PROTEGGERE IL SISTEMA CARDIOVASCOLARE di Tatiana Gaudimonte La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 82

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