IL DIBATTITO SUL SERVIZIO PUBBLICO DEI MEDIA IN SVIZZERA Ancora più rilevante è il fatto che l’iniziativa non ha superato il 50% dei consensi in nessun Cantone, compresi i Cantoni della Svizzera italiana. Numeri ancora più importanti se inseriti in un contesto politico e culturale che vede in diverse parti del mondo le televisioni pubbliche sotto attacco e con un budget ridefinito verso il basso. Inserita insieme ad altri tre oggetti in votazione, l’iniziativa 200 franchi bastano! è stata senza dubbio una delle più discusse, soprattutto nella Svizzera italiana. Da un lato perché il dibattito attorno alla SSR tende spesso a polarizzare l’opinione pubblica; dall’altro perché, soprattutto in Ticino, la questione è percepita in modo ancora più sensibile rispetto al resto del Paese. Non è un caso che, delle circa 128’000 firme raccolte per lanciare l’iniziativa, quasi 30’000 provenissero proprio dal Cantone Ticino. In questo contesto, il risultato ticinese – con l’iniziativa respinta dal 53% dei votanti – è una risposta chiara, ma evidenzia allo stesso tempo come il servizio pubblico e il suo futuro sia un tema controverso all’interno della popolazione. Una narrazione che divide: qual è il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo? Prima di concentrarci su quello che succederà dopo il voto, vale la pena soffermarsi su uno degli aspetti più discussi durante la campagna e che probabilmente resterà al centro del dibattito almeno fino al 2028, quando dovrà essere rinnovata la Concessione: di cosa deve occuparsi il servizio pubblico radiotelevisivo? I sostenitori dell’iniziativa hanno spesso sottolineato la necessità di circoscrivere le dimensioni della SSR e, di conseguenza, il suo budget. In questa prospettiva, il dibattito si è concentrato in particolare sui palinsesti e sul ruolo stesso del servizio pubblico. Secondo questa visione, la SSR dovrebbe limitarsi principalmente all’informazione, in modo equilibrato e imparziale. Per i favorevoli all’iniziativa, l’azienda non solo sarebbe andata oltre il suo mandato, ma non sempre avrebbe garantito un’informazione equilibrata. Gli oppositori dell’iniziativa hanno mostrato invece come l’equazione servizio pubblico = informazione non solo sia fallace ma sia soprattutto limitante; hanno ricordato come la SSR non rappresenti soltanto un’offerta di programmi televisivi, radiofonici e digitali, ma costituisca un’infrastruttura mediatica fondamentale, poiché funge da motore centrale di gran parte della vita sociale e culturale del Paese e genera un indotto economico non trascurabile. Inoltre, hanno sottolineato come l’idea di un servizio pubblico indipendente, plurilingue e radicato nelle regioni non sia solo un vizio di forma, ma faccia parte di un disegno più ampio di Svizzera, che è quello del federalismo elvetico, concetto sul quale è costruito il nostro Paese, il nostro plurilinguismo e, in sintesi, il nostro sistema democratico. E in questo sistema di delicati equilibri la SSR rappresenta un contrappeso essenziale. La SSR, lo sport e la cultura L’universalità del servizio pubblico La Rivista Tele-visioni di Marco Ambrosino* Qualche settimana fa la popolazione svizzera ha inviato un messaggio forte e chiaro respingendo con quasi il 62% dei voti l’iniziativa 200 franchi bastano!. Il risultato è davvero significativo se si considera che, dopo aver respinto l’iniziativa NO Billag otto anni fa, la maggioranza del popolo e svizzero e tutti i Cantoni hanno scelto di opporsi a una riduzione delle risorse destinate al proprio servizio pubblico radiotelevisivo. La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 70
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