La Rivista

La Rivista Italiche Uno dei più gravi problemi che oggi ha l’Italia, ha scritto Marco Valerio Lo Prete, responsabile dell’Ufficio di corrispondenza RAI a New York in un intervento su Lisander, è l’eccessivo squilibrio demografico causato dal tandem invecchiamento della popolazione e denatalità di cui soffre la Penisola, ciò che può minare la crescita della produttività per il minor numero di giovani attivi nelle imprese che sono per natura capaci di generare nuove idee abbinandosi al progressivo invecchiamento della classe dirigente aziendale. Denatalità e invecchiamento di Corrado Bianchi Porro godono di una remunerazione più elevata (dato che coprono posizioni di vertice nelle aziende) e stabile rispetto a quella dei giovani. Le persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni hanno raggiunto in Italia il picco di 39,5 milioni nel 1992, per poi calare di circa due milioni fino a 37,4 milioni nel 2025. Ma anche i 4049enni sono in calo: nel 2014 erano 9,8 milioni, dieci anni dopo sono scesi a 8,1 milioni. Una costosa opportunità È un trend piuttosto comune, che si ripercuote a vari livelli in campo internazionale e per cercare di “tamponare” questo pericolo, tutte le economie avanzate puntano oggi sul comparto tecnologico e sui titoli dell’Intelligenza Artificiale che promettono guadagni di produttività con profitti solidi arricchiti da consistenti flussi di cassa. La fase iniziale di sviluppo di società come Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle è stata finanziata prevalentemente tramite equity sul mercato, poi con la grande espansione del debito pubblico. Il ricorso all’AI rappresenta in effetti una opportunità non indifferente per le imprese, pur se per il relativo sviluppo richiede ingenti capitali. Oggi sui mercati cresce il ricorso al debito, ad esempio per la costruzione di grandi Data Center che richiedono importanti quantitativi di elettricità e si ipotizzano stime di necessità di investimento nel settore americano per almeno 500 miliardi di dollari Sono passati ormai quaranta anni da quando nel 1987 il compianto Antonio Golini, già presidente dell’Istat, pubblicò uno dei suoi primi lavori accademici che individuava l’eccesso di denatalità come un rischio dalle conseguenze allarmanti per il futuro andamento demografico del paese. Nel 1995, l’Italia è diventato il primo Paese al mondo a registrare “lo storico capovolgimento della popolazione” con gli anziani più numerosi dei ragazzi. Nel mondo del lavoro “l’Italia, con un’età media della forza lavoro pari a 41,6 anni e un tasso di imprenditorialità stimato all’1,7%, sulla base dei dati del 2015, è in effetti oggi più vicina al Giappone (un Paese con un’età media di 43 anni e un tasso d’imprenditorialità dell’1,5%) che agli Stati Uniti (dove l’età media è di 36 anni e il tasso di imprenditorialità è pari al 4,4%)” ha stimato Edward Lazear, professore all’Università di Stanford. A loro volta, Nicola Bianchi e Matteo Paradisi sulla rivista Il Mulino hanno messo in risalto la differenza di stipendio e cariche tra nuove leve e lo staff direzionale. I mercati del lavoro delle economie industriali ad alto reddito stanno oggi attraversando una fase prolungata di calo della produttività del lavoro, di rallentamento della crescita del Pil e del dinamismo industriale, a motivo del fatto concomitante che i dipendenti a maggiore anzianità La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 5

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