vate - molte delle quali esposte per la prima volta in Italia, la mostra intende restituire tutta la complessità di questo snodo storico-artistico di primaria importanza. Le opere in mostra Il percorso della mostra, che si articola in sei sezioni, ognuna dedicata a un aspetto cruciale del rapporto tra Bernini e i Barberini, segue la carriera di Bernini dagli esordi alla piena maturità, documentando il passaggio dal tardo manierismo paterno a un linguaggio personale di travolgente potenza espressiva. Opere fondamentali come il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con drago del Getty Museum testimoniano il momento in cui la scultura barocca nasce davvero, mentre prestiti eccezionali quali Le Quattro Stagioni dalla collezione Aldobrandini permetteranno di approfondire il confronto tra il padre Pietro Bernini, anch’esso scultore e artista, e il figlio Gian Lorenzo. La mostra riporta inoltre per la prima volta a Palazzo Barberini la galleria dei ritratti degli antenati Barberini, capolavori in marmo scolpiti da Bernini, da Giuliano Finelli e da Francesco Mochi, oggi dispersi in collezioni pubbliche e private. Un’attenzione particolare viene dedicata all’immagine e alla memoria di Urbano VIII, con busti in marmo e bronzo accostati a uno dei pochissimi dipinti attribuiti con certezza a Gian Lorenzo. Il Barocco a Roma Agli inizi del Seicento, mentre in Europa si affermano grandi monarchie nazionali dando vita a stati moderni capaci di conquistare il mondo, l’Italia politicamente debole è ancora divisa in stati e staterelli. Dopo la stagione rinascimentale fiorentina Roma è più che mai al centro dell’arte che esplode in mano ai rappresentanti della corte pontificia, ai cardinali che fanno a gara tra di loro a chi accaparra e colleziona più degli altri. La Chiesa impegnata a contrastare le correnti della Riforma dell’Oltralpe deve rinnovarsi, mantenere il potere e lo “svecchiamento” nell’arte fa nascere un nuovo stile chiamato barocco: stravagante, opulento, quasi esagerato, ricco di innovazioni sceniche ed effetti teatrali. Vengono costruite nuove chiese, di cui la prima Il Gesù, mentre quelle già esistenti sono arricchite all’interno con sfarzo e ostentazione di pietre preziose, oro e stucchi allo scopo di evocare una visione di gloria celeste assai più concreta di quella suggerita dalle cattedrali gotiche. Più i protestanti predicano contro l’esteriorità delle chiese, tanto più ansiosamente la Chiesa Romana cerca di valersi dell’opera di insegni artisti. La Riforma e la questione delle immagini e del loro culto ha un’efficacia indiretta anche sul barocco. Il mondo cattolico scopre che l’arte può servire la religione ben oltre il compito limitato che l’alto Medioevo le aveva attribuito, ossia quello di insegnare il Vangelo agli analfabeti, ma potrebbe aiutare a persuadere e a convertire. In questo contesto architetti, scultori e pittori sono chiamati a trasformare le chiese in grandi mostre d’arte di travolgente splendore dove non contano tanto i particolari, ma l’effetto d’insieme1. Le più squisite creazioni scenografiche sono quelle di Gian Lorenzo Bernini che trasforma completamente il quadro di Roma. 1 Gombrich, Ernst H., La storia dell’arte, Leonardo Arte, Milano 1998, pg. 436-7. Piazza Navona, la Fontana dei quattro fiumi, il Nilo – dettaglio La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 60
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