La Rivista

sincera per la Svizzera, percepita da molti come casa, anche grazie alla sua autentica tradizione plurilingue, valorizzata anche stavolta con parole nette: la Svizzera è tale solo se realmente e credibilmente plurale. La famiglia, o più in generale gli affetti, si confermano riferimento ineludibile: fonte primaria di energia, parte integrante dell’identità professionale. In questa edizione, in cui perlomeno formalmente è superata la disparità di genere - quattro degli otto premiati sono donne, specchio di una realtà in cui la presenza femminile ai vertici, in Svizzera come altrove, resta ancora e purtroppo limitata – c’è una novità: la menzione speciale, intesa ad evidenziare il valore di esperienze di enti associazioni del volontariato che sulla convivenza, sulla condivisione e sulla coesione sociale costruiscono e sviluppano la loro ragion d’essere. Viviamo un tempo di incertezza. In una società che (ormai?) non più ‘liquida’, come con efficacia l’aveva definita Zygmunt Bauman, rischia rapidamente (inevitabilmente?) e pericolosamente di evaporare, al pari delle sue strutture cardine e delle nostre poche certezze, i Numeri UNO ci aprono finestre su nuovi orizzonti. Ognuno, a modo suo, ci offre uno sguardo fiducioso sul futuro, dimostrando che stabilità e valori possono ancora radicarsi anche in contesti fluidi e mutevoli. Consapevoli che le migliori idee sono quelle che sembrano ovvie solo dopo che qualcuno le ha realizzate e che la crescita non è fortuna: richiede struttura, disciplina e attenzione ai dettagli. Giangi Cretti zione che non (sempre?) diventiamo semplicemente ciò che vogliamo, ma soprattutto ciò che impariamo a essere. Spesso il senso delle nostre scelte si rivela solo a posteriori, nel racconto che ne facciamo. Ed è proprio nel raccontare – e nell’ascoltare – che le esperienze acquistano forma, coerenza, significato. Le storie raccolte in questo volume sono forti, ciascuna a modo suo memorabile, eppure radicate nella quotidianità. Storie, che ci piace definire di straordinaria quotidianità, che contribuiscono a colorare e arricchire l’italianità nel mondo. Storie di migrazioni - un fenomeno antico e insieme attualissimo - intese non come fuga o costrizione, ma come scelta; non come rinuncia, ma come apertura a nuove prospettive, di contaminazione, di “meticciato” culturale: un dialogo continuo tra identità che non si annullano, ma si arricchiscono reciprocamente. L’Italia, allora, non è solo entro i suoi confini geografici, ma vive anche nelle traiettorie di chi, altrove, continua a intrecciare radici e futuro. L’altrove, non vissuto o temuto come rischio, diventa così sfida e possibilità. Non sono necessariamente (unicamente?) storie che ci parlano di talenti straordinari o di scalate rapide o fortunate. Descrivono piuttosto una costruzione lenta e costante, di chi ha avuto il coraggio di reinventarsi più volte. Di percorsi segnati da scelte coraggiose, ripartenze, ripensamenti e trasferimenti tra Paesi diversi. Attraversando culture differenti, conservando però un’identità italiana fortissima. Non indugiando, accomodandosi nella propria comfort zone, ma espandendola. In fondo, raccontiamo e ascoltiamo storie per dare senso al mondo e alla nostra presenza in esso. Questo volume nasce da questa esigenza: trasformare l’esperienza in memoria condivisa, la memoria in consapevolezza, la consapevolezza in possibilità. Ecco, dunque, che Il racconto non si fa (e non vuol essere) solo testimonianza di successo, ma un esempio di come perseveranza, curiosità e capacità di reinventarsi siano fondamentali per costruire una carriera. Sintesi di un lungo percorso fatto di scelte difficili, sacrifici e momenti di grande soddisfazione professionale. Il messaggio è chiaro: non esistono scorciatoie per il successo, ma chi ha il coraggio di fare scelte consapevoli può sempre crescere e cambiare. Come nelle altre edizioni, i premiati sono espressione di una ricca varietà: differiscono per settore di attività, genere, esperienza migratoria. Va da sé che, accanto alle specificità, emergono sorprendenti, anche se non da tutti con la stessa intensità condivisi, elementi comuni. La passione per il proprio lavoro è una costante e vibra come vocazione totalizzante. La concezione della leadership, poi, unisce figure attive in campi molto diversi: richiama la centralità dell’essere umano, con le sue emozioni e fragilità; denuncia modelli dirigenziali guidati dal narcisismo anziché dalla capacità di “tirar fuori il meglio da ogni individuo”; afferma la priorità della persona rispetto a logiche puramente economiche. È una leadership che mette al centro l’umano, non il profitto. Per l’Italia resta un amore consapevole, che non ignora le criticità ma si traduce nel desiderio di restituire qualcosa al proprio Paese. Parallelamente, emerge un’ammirazione La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 49

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