contrasti interni sui criteri da adottare sull’epurazione dei fascisti nelle strutture del nuovo Stato democratico. La crisi si risolse, il 12 dicembre con la formazione di un terzo governo Bonomi, che sostituiva Azionisti e Socialisti con altre forze del C.L.N., quello era il sessantatreesimo esecutivo del Regno d’Italia e sarebbe durato fino al 25 giugno 1945. Il diritto di voto e di eleggibilità alle donne italiane Il terzo Governo Bonomi, nonostante la fase cruciale della lotta partigiana, della Liberazione del 25 aprile e della fine della guerra, ebbe tempo di varare importanti leggi, tra le quali basta ricordare il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, che, stabilendo l’uguaglianza di genere, concedeva il diritto di voto e di eleggibilità alle donne italiane, permettendo loro di partecipare per la prima volta alle prossime consultazioni elettorali per il Referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente. Dopo le dimissioni del terzo Governo Bonomi, il 21 giugno 1945 si insediò quello presieduto da Ferruccio Parri, del Partito d’Azione, che restò in carica fino al 10 dicembre dello stesso anno, sostituito dal primo governo di Alcide De Gasperi, della Democrazia Cristiana (dal dicembre 1945 al 14 luglio 1946). Sotto questo governo, il 2 giugno 1946, il popolo italiano fu chiamato alle urne per fare una libera scelta tra la forma monarchica e quella repubblicana per la guida del Paese. La maggioranza degli elettori si pronunciò per la Repubblica con 12.717.923 voti a fronte di 10.719.284 per la monarchia. Fra i votanti, circa 13 milioni furono le donne e 12 milioni gli uomini. Subito dopo la pubblicazione dei risultati, Umberto II di Savoia, divenuto re d’Italia, dal 9 maggio al 18 giugno 1946, lasciava Roma e si ritirava in esilio in Portogallo. Per la breve durata del suo regno, di appena 40 giorni, sarebbe passato alla storia con il soprannome di Re di Maggio. Sempre il 2 giugno 1946 era stata eletta, a suffragio universale, un’Assemblea Costituente, incaricata di procedere alla stesura della nuova Costituzione e all’elezione del Capo provvisorio dello Stato, che fu scelto nella persona di Enrico De Nicola. La Costituzione repubblicana, alla cui stesura diedero il loro contributo i maggiori giuristi italiani, tra i quali è da ricordare soprattutto Piero Calamandrei, discussa ed approvata dettagliatamente, fu pronta, dopo un anno e mezzo di intenso lavoro, alla fine del 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Il 18 aprile dello stesso anno, si tennero le elezioni politiche ed il nuovo Parlamento, il 12 maggio, in seduta comune, eleggeva Luigi Einaudi come primo Presidente della Repubblica Italiana. Il messaggio del Capo dello Stato Il 1° gennaio 2026, il Presidente Sergio Mattarella, nel suo annuale messaggio alla Nazione, ha naturalmente fatto riferimento ai primi 80 anni della Repubblica. Nel suo discorso, richiamando l'orgoglio per il progresso del Paese, ed, invitando tutti a non rassegnarsi alle sfide attuali, ha evidenziato i successi ottenuti anche nel contesto internazionale, e, ricordando anche l'impegno civile, ha esortato, poi, a superare il senso di impotenza di fronte a problemi globali, con l’invito a rafforzare la democrazia e la coesione sociale. Riferendosi all’articolo 11 della nostra Costituzione, L’ingresso delle donne nella vita politica fu accompagnato da atteggiamenti ancora segnati da stereotipi, come dimostra l’invito rivolto loro dalla stampa a presentarsi al seggio senza rossetto per evitare di invalidare la scheda elettorale La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 41
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