La Rivista

La Rivista Primo piano secondo governo Badoglio, durato dal 22 aprile all’8 giugno 1944, che prestò giuramento e si insediò a Ravello (Salerno), a Villa Episcopio, l’allora residenza provvisoria di Re Vittorio Emanuele III. Questo era il primo governo di unità nazionale, con la partecipazione dei partiti antifascisti più rappresentativi aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI): DC, PCI, PSIUP, PLI, PdA, PDL, con l’impegno di dimettersi subito dopo la liberazione di Roma. Palmiro Togliatti, sostenendo la necessità dell’unità nazionale era riuscito, dunque, addirittura, ad imporre l’accantonamento della pregiudiziale monarchica fino al termine del conflitto. Il 4 e il 5 giugno 1944, le truppe americane del generale Mark Wayne Clark entrarono nella Capitale senza incontrare nessuna resistenza, mentre quelle tedesche del feldmaresciallo Albert Kesserling, comandante della Wermacht in Italia, avevano già iniziato la ritirata verso nord. Con l’entrata degli angloamericani nella Città eterna cominciava un nuovo capitolo della storia italiana. Uno degli obiettivi principali degli Alleati, oltre naturalmente alla guerra fino alla completa disfatta del nazifascismo, era l’allontanamento definitivo dalla scena politica del vecchio monarca e la formazione di un nuovo governo più rappresentativo di quello capeggiato da Pietro Badoglio. Erano gli stessi obiettivi dei maggiori partiti antifascisti. Il 5 giugno, Vittorio Emanuele III, come concordato, trasferì tutti i poteri al figlio Umberto, che assunse il titolo di Luogotenente Generale del Regno. Il giorno successivo si dimise il secondo governo Badoglio ed il 10 giugno, Ivanoe Bonomi, già Presidente del Consiglio dal 4 luglio 1921 al 26 febbraio 1922, designato dal Comitato Centrale di Liberazione Nazionale, formò il suo secondo governo, composto da 18 ministri fra i quali ricordiamo le figure di Benedetto Croce, Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti, Giuseppe Saragat, Giuseppe Romita, Giovanni Gronchi, in rappresentanza delle organizzazioni antifasciste: il Partito d’Azione, il Partito Liberale, il Partito Socialista Italiano, il Partito Socialista di Unità Proletaria, il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana. Per marcare la discontinuità con il passato e segnare un ulteriore distacco da Casa Savoia, i nuovi ministri, il 18 giugno 1944, giurarono, alla presenza dello stesso Luogotenente del Regno, al Palazzo di Città cioè il Municipio di Salerno, fedeltà non alla Monarchia, ma all’Italia. Il Referendum Costituzionale e l’Assemblea Costituente Uno dei primi atti del nuovo governo Bonomi fu quello di approvare un documento programmatico per ribadire l’intensificazione della lotta antifascista e della guerra contro la Germania nazista. L’altro forte impegno di questo governo fu quello di emanare sollecitamente una legge per la convocazione di un’Assemblea Costituente, con il benestare concesso dagli Alleati, dopo la solenne promessa, secondo i termini dell’armistizio di Cassibile, «a non compiere atti, che comunque pregiudichino la soluzione della questione giurisdizionale, fino alla convocazione della stessa Costituente». Si trattava, come disse allora qualcuno, di una rivoluzione silenziosa, con il tacito consenso delle autorità alleate, alle quali era, comunque, riservata la facoltà di qualsiasi decisione finale. Il Governo Bonomi, dato il particolare momento, assumeva eccezionalmente sia il potere esecutivo che quello legislativo e pertanto cominciò ad emanare decreti-legge Luogotenenziali, in quanto erano sottoposti alla firma del principe Umberto Luogotenente del Regno. Tra questi decreti ci fu anche il nr. 151 del 25 luglio 1944 che stabiliva la convocazione di un'Assemblea Costituente per redigere una nuova Costituzione. Il secondo governo Bonomi si dimise il 26 novembre 1944, a causa dei "La ragazza del 1946": Anna Iberti, milanese di 24 anni, il cui volto sorridente divenne un'icona della nascita della Repubblica Italiana dopo il referendum del 2 giugno 1946, grazie a una celebre foto scattata da Federico Patellani, simbolo di speranza e rinascita per l'Italia post-bellica. La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 40

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