La Rivista Il Belpaese Milano vicino all’Europa Una città da attraversare, fra stazioni, quartieri e nuove geografie urbane Forse è così un po’ ovunque, ma a Milano di più: a seconda di dove ci si trova, a seconda della vista in cui ci si specchia, sembra di essere in una città diversa. Lo si percepisce nella facciata gotica e vertiginosa del Duomo, che continua a sorprendere anche chi attraversa distrattamente la piazza ogni giorno; nella geometria lucida dei grattacieli di Porta Nuova; nei cortili silenziosi che si aprono all’improvviso dietro i portoni ottocenteschi; nell’arancione e nel verde dei tram che scorrono lungo le vie, come una memoria ostinata di una città che non c’è più: la Milano operosa e discreta del Novecento, quella dei quartieri borghesi e delle fabbriche, delle redazioni dei giornali e delle botteghe di antica gestione familiare. Al centro della scena Milano vicino all'Europa / Milano, che banche, che cambi / Milano gambe aperte / Milano che ride e si diverte, cantava Lucio Dalla mezzo secolo fa. Sembrava più facile, allora, dare un volto la metropoli. O forse, oggi come ieri, Milano non ha un solo volto perché, più di altre città italiane, ha scelto da tempo di coincidere con il proprio movimento. Non è una città che si concede immediatamente, non gioca le sue carte migliori nella seduzione dei suoi monumenti. Non ama farsi contemplare da lontano. Preferisce essere attraversata. E soltanto allora, passando da una stazione a una piazza, da una via commerciale a un quartiere in piena trasformazione, comincia a rivelare qualcosa di sé. Da Chiasso bastano tre quarti d’ora e sei già in Stazione Centrale, che è La facciata gotica e vertiginosa del Duomo, che continua a sorprendere anche chi attraversa distrattamente la piazza ogni giorno di Nico Tanzi La Rivista · Gennaio -Marzo 2026 33
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